Michele Santoro: “La Rai? Servizio di ordine pubblico: Vespa e Berlinguer sono due monumenti. Su La7 Giletti è irriverente”

Intervistato su Domani, Michele Santoro “bacchetta” la Rai, non solo per l’informazione, ma anche per la fiction, e parla di Piazzapulita e di Giletti

È un Michele Santoro che come al solito non si fa remore di dire la propria opinione, quello intervistato sulle pagine del quotidiano Domani. Dall’informazione in questo anno di pandemia alla politica, passando per valutazioni su Rai e La7, il giornalista si esprime su tutto, con battute non sempre morbidissime.

È dall’azienda di viale Mazzini che parte il j’accuse di Santoro, che alterna un giudizio complessivo sull’offerta informativa (con tanto di riferimento agli insuccessi in termini di ascolto per i nuovi programmi di approfondimento sperimentati) ad uno riguardante anche la proposta delle fiction:

Più che di servizio pubblico parlerei di servizio di ordine pubblico. La Rai è indietro. Sono rimasti due monumenti, Vespa e Berlinguer, che vanno in onda per il cognome che portano, ma salvando Report, non c’è comunque nessuno in grado di cambiare l’agenda politica, di incidere veramente. […] La fiction Rai è ridotta a una collezione di commissari. Tutto ciò che è problematico è stato espulso pregiudizialmente. 

Il riferimento ai fallimenti nel campo dell’approfondimento arriva però quando Nello Trocchia domanda a Santoro se c’è la possibilità di vederlo nuovamente impegnato in Rai con il cambio di dirigenza ormai alle porte, dato che il giornalista ha raccontato dei rapporti quasi inesistenti con l’attuale ad Fabrizio Salini:

L’ultima volta che ho visto Fabrizio Salini gli ho offerto gratuitamente nove anni di programmi di cui detengo i diritti a condizione di rendere disponibili in rete anche gli altri programmi di proprietà della Rai che ho realizzato. Non l’ho più sentito.

Parlando invece di La7, Michele Santoro ha rivendicato una definizione data alla rete di Urbano Cairo qualche anno fa, “CNN all’amatriciana”, spiegando le difficoltà, soprattutto a livello di mezzi produttivi, sperimentate durante i suoi anni di lavoro. Tali condizioni per il giornalista spingono ad affidarsi ad un unico genere, il talk show, fra i quali quelli che registrano il maggior gradimento da parte sua sono Piazzapulita e Non è l’Arena:

Piazzapulita ha qualche similitudine con i miei programmi, ma quello che non trovo è lo spirito con cui andavamo in onda noi, quello di dire qualcosa di diverso. Giletti, a modo suo, fa una sorta di tv popolare, però mena. A volte ripete cose che mi piacciono meno, però rispetto al potere ha un atteggiamento più irriverente, da cane da guardia.