Home Interviste Mia Ceran, intervista a TvBlog: “A TvTalk mi sento a casa, merito del gruppo di lavoro. Barbara D’Urso? Le nostre porte sono sempre aperte”

Mia Ceran, intervista a TvBlog: “A TvTalk mi sento a casa, merito del gruppo di lavoro. Barbara D’Urso? Le nostre porte sono sempre aperte”

Mia Ceran, giornalista e conduttrice di TvTalk, si racconta in un’intervista a TvBlog tra ambizioni e aspettative personali e di un programma che scandaglia il mondo del piccolo schermo.

27 Ottobre 2025 12:29

Mia Ceran, voce e volto della quotidianità di moltissimi, per merito dei servizi informativi che porta avanti. La conduttrice e giornalista è ormai una presenza fissa nell’etere radiotelevisivo. In primis con i podcast – inizialmente The Essential, attualmente Now What? – in secundis con la televisione dove mostra il lato più analitico del piccolo schermo.

Dal 28 settembre 2024, infatti, presenta TvTalk: il programma di Raitre che scandaglia i meccanismi televisivi nella sua interezza. Ci mostra, con la collaborazione di analisti e addetti ai lavori che si lasciano intervistare, come cambiano i linguaggi e i parametri del piccolo schermo e soprattutto quali dinamiche hanno la meglio sull’evoluzione di tempi e modalità di fruizione.

La conduttrice e giornalista ha raccontato questo e molto altro in un’intervista esclusiva a TvBlog, dove – oltre a valorizzare le qualità del gruppo di lavoro – ha cercato di mettere in risalto pregi, difetti e possibilità della nuova televisione e di un pubblico sempre più esigente in attesa di capire quale sarà il futuro del fu tubo catodico. Ora cambiano i mezzi, ma il fine resta lo stesso: fare la differenza. In onda e fuori onda.

L’eredità televisiva di Massimo Bernardini

Ha iniziato a condurre TvTalk il 28 settembre del 2024 dicendo che non avrebbe stravolto quello che Bernardini, televisivamente parlando, le ha lasciato in eredità: al secondo anno di conduzione, sente il programma più a sua immagine e somiglianza?

Penso che l’imprinting di Massimo Bernardini rimanga sempre, perchè la riuscita di TvTalk riguarda molto l’operato del gruppo di lavoro piuttosto che il conduttore o la conduttrice. Adesso ho la sensazione di essere entrata in punta di piedi dentro un universo che sentivo mio, anche solamente da spettatrice, senza aver destabilizzato o stravolto quello che c’era prima. Con Massimo mi confronto ancora spesso, ma il taglio più personale (se è possibile definirlo così) che ho dato alla trasmissione è quello di prestare attenzione a dinamiche extra televisive che entrano comunque all’interno dei palinsesti. Penso al dibattito social o all’influenza che possono avere contenitori podcast di una certa rilevanza. Con TvTalk mi sento ormai a casa, e questo fa sì che ci metta molto più del mio (contenuti, carattere, riflessioni). Se ho una maggiore consapevolezza lo devo molto al gruppo con cui lavoro.

Mia Ceran con Massimo Bernardini
Mia Ceran, il passaggio di testimone con Massimo Bernardini a TvTalk (Instagram profilo ufficiale) – TvBlog

“A TvTalk un gruppo di lavoro straordinario che mi ha fatto sentire subito parte della squadra”

TvTalk è entrato sempre più direttamente nelle dinamiche di costruzione dei programmi e influenza anche il dibattito altrove (si veda quel che è successo tra Selvaggia Lucarelli e Barbara D’urso). Questo essere così presenti, come programma, proprio all’interno dello sviluppo dei singoli format è un valore aggiunto o mina la vostra capacità analitica come contenitore di approfondimento?

Io credo che ancora adesso cerchiamo di analizzare tutto al massimo, senza risparmiarci, con grande rispetto del lavoro di tutti. Siamo finiti, nostro malgrado, all’interno di un discorso mediatico molto molto ampio. È difficile non essere interessati e coinvolti all’interno di certe dinamiche. Sono, in fondo, il grande racconto dell’epopea televisiva. Questo passa anche attraverso personaggi come Barbara D’Urso e Selvaggia Lucarelli, oppure le ascese e le ricadute dei grandi personaggi televisivi di questi tempi. Il grande romanzo popolare del piccolo schermo va avanti e, per noi, esserci dentro è un’opportunità in più. In primis perchè vuol dire che facciamo bene il nostro lavoro di analisi e, in secundis, perchè ci divertiamo a vedere l’effetto che fa. Siamo dei cantori dell’attualità anche, una parte di approfondimento che abbiamo molto a cuore.

TvTalk a Ballando Con Le Stelle

A tal proposito: avete avuto modo di sentire Barbara D’Urso dopo essere stati menzionati a Ballando Con Le Stelle nella diatriba con Selvaggia Lucarelli?

No, non l’abbiamo sentita. Abbiamo sentito Selvaggia Lucarelli che si è fatta due risate, ma non abbiamo ancora avuto modo di sentire Barbara. Noi raccontiamo tutti i protagonisti della televisione, le nostre porte sono aperte anche per lei qualora avesse voglia di fare un racconto della propria esperienza televisiva.

TvTalk, la conduttrice Mia Ceran
Mia Ceran ai microfoni di TvBlog (Instagram profilo ufficiale) – TvBlog

Cosa guarda e come guarda la televisione Mia Ceran: ha lo sguardo analitico anche a casa, oppure riesce a staccare la spina?

L’unica cosa con cui riesco a staccare ancora un po’ la testa è il film. Quando becchi la storia che ti appassiona, ti lasci coinvolgere senza nessun tipo di pensiero ulteriore. Mentre sul resto del palinsesto l’occhio rimane sempre attento all’analisi e lucido. Non riesco a lasciarmi andare nella visione neanche più tanto con le serie tv. Credo che questo non valga soltanto per chi fa TvTalk, è un discorso valido per chiunque faccia televisione. In fondo, se sei un cuoco che lavora in cucina, non andrai più al ristorante con lo stesso spirito in vita tua. Sarai tutto il tempo lì a domandarti a capire cosa stanno facendo nelle retrovie. Alla stessa maniera funziona con chi lavora in televisione.

Un suo guilty pleasure televisivo: il contenitore che nessuno (teoricamente) guarderebbe, ma a cui lei non rinuncia?

Temptation Island.

Grazie per la sincerità…

Figurati, non ho niente da nascondere. Posso sempre dire che lo faccio per lavoro (ride ndr).

Come cambia la televisione

Tutto sta cambiando: la collocazione dei programmi stessi è diversa proprio in termini di orario. Nella gestione dei numeri e delle analisi, cosa cambia per voi analisti?

Questo, televisivamente parlando, è un periodo di assestamento. L’access prime time che ha preso il largo, anche grazie alla rinascita di Canale 5 con La Ruota della Fortuna e Affari Tuoi che lo tallona, sta ridefinendo i canoni dell’ascolto. È una maratona, chiaramente. Si vedrà alla lunga cosa succederà, sicuramente i metodi di fruizione e accesso ai contenuti sono diversi. Questo sta spostando tutti gli equilibri, ma non c’è nulla di definitivo. Il panorama televisivo è mutevole.

Gli utenti, però, anche dai commenti vorrebbero che la prima serata cominciasse a un orario diverso. Non alle 22.00. Molti recuperano tutto il giorno dopo perchè hanno difficoltà a seguire un contenuto che inizia così tardi…

Le abitudini di fruizione stanno cambiando per tutti noi. Quando chiunque degli addetti ai lavori si distinguerà principalmente sui contenuti on demand, ci sarà anche un atteggiamento diverso proprio rispetto alla disponibilità del mezzo televisivo. È più difficile settorializzare qualcosa rispetto al racconto dell’informazione. La televisione resterà quel presidio uniforme di informazione e approfondimento quando accade qualcosa di importante. Penso a Raiuno, chiunque – ancora oggi – quando succede qualcosa di improvviso e fondamentale cerca il telegiornale del primo canale per avere un primo ordine delle cose. Sull’intrattenimento questa cosa non c’è quasi più. Ognuno guarda quello che vuole, quando vuole, grazie all’on demand. Non esiste più l’attesa di un evento, escludendo Sanremo. È sempre più raro rispetto all’intrattenimento più classico. Uno dei pochi programmi che riesce a creare appeal in tal senso, oggi, è Belve.

La ribalta dei podcast

L’evento di quest’anno, in termini di conduzione, è l’approdo di Gianluca Gazzoli a Sanremo Giovani: uno speaker che sboccia come podcaster. I podcast sono un trampolino di lancio per il piccolo schermo?

Io penso sinceramente che il podcast sia un prodotto che, se ci sono buone qualità, riesca a raggiungere comunque un grande pubblico. Ovviamente dipende da tanti fattori. Se sei un nome già affermato, hai più possibilità di raggiungere ampi margini di pubblico. I contenuti, però, fanno la differenza. Nello specifico, Gazzoli non arriva a giocarsi questa partita importante proprio a digiuno. È un conduttore radiofonico navigato da tanti anni, questo gli ha dato la possibilità di conoscere certi ambienti e mettere in campo quelli che sono i suoi punti di forza. Credo che i podcaster stiano, in generale, attraversando una fase che – nel recente passato – hanno vissuto anche gli YouTuber. Ad ogni modo, il podcast può essere un vantaggio se c’è effettivamente volontà di dire qualcosa e portare all’attenzione la giusta dose di originalità. È un bacino dal quale cogliere qualcosa, poi le partite e i campi di gioco sono diversi.

In chiusura: è possibile avere un’anticipazione su qualche presenza illustre nella prossima puntata di TvTalk?

Su questo noi lavoriamo molto a giornata, però posso già dire che dovrebbe essere dei nostri Giovanni Floris per parlare del suo programma e della stretta attualità.