HomeIntervisteMatteo Flora in esclusiva a TvBlog: “Intelligenze Artificiali dimostra che il progresso può essere un’opportunità”
Matteo Flora in esclusiva a TvBlog: “Intelligenze Artificiali dimostra che il progresso può essere un’opportunità”
Matteo Flora torna con Intelligenze Artificiali, la rubrica all’interno di TgCom24 che affronta l’evoluzione tecnologica attraversata dal nostro Paese con interviste e analisi dedicate. Il noto divulgatore ha parlato in esclusiva a TvBlog.
L’innovazione tecnologica è alla base della nostra epoca. Il progresso ha contraddistinto, nel corso della storia, lo scorrere del tempo. Anche nell’era della post verità è così, ma tutto procede più velocemente. Spesso non c’è mai abbastanza margine e volontà di metabolizzare appieno tutto ciò che accade. Anche a causa della velocità degli eventi. Tutto scorre, ma in questo passaggio di epoche, stati ed evoluzioni ci siamo anche noi. È necessario, dunque, trovare qualcuno che sappia traghettare gli utenti in questo nuovo viaggio all’insegna di social e nuove tecnologie.
Televisivamente parlando ci pensa Matteo Flora: panelist, divulgatore e docente universitario. Si occupa prevalentemente di migliorare i comportamenti delle persone usando i dati e le informazioni a disposizione. Quindi si conferma essere la persona più adatta per Mediaset, affinché il viaggio alla scoperta dell’Intelligenza Artificiale e non solo sia fatto con il massimo della tranquillità e altrettanta credibilità. La sfida più grande, sul piccolo schermo, è quella di rivolgersi a un pubblico eterogeneo facendo leva però su coloro che non sono cresciuti al centro dell’innovazione tecnologica. I non nativi digitali alla ricerca, oggi, di un orientamento diverso nel mare magnum dell’evoluzione tech.
Matteo Flora torna con Intelligenze Artificiali – In mezzo a noi
Il contesto è quello di Intelligenze Artificiali – In mezzo a noi che riparte da sabato 5 settembre alle 17.00 all’interno di TgCom24 sotto la direzione di Andrea Pucci. Flora ha raccontato a TvBlog le ambizioni della nuova stagione della rubrica televisiva, facendo presente che la strada verso la piena consapevolezza dell’evoluzione tecnologica è ancora molto lunga ma non impossibile da attraversare. Il primo passo sono 11 minuti di aneddoti, curiosità e piccole chiacchierate con esperti del settore tutte da scoprire. Ogni episodio di Intelligenze Artificiali è disponibile anche su Mediaset Infinity.
Lei prova a spiegare in televisione questa rivoluzione tecnologica che stiamo attraversando: discutere di Intelligenza Artificiale è più una sfida per mostrare le potenzialità e i rischi di questo nuovo mezzo e le tecnologie che ne derivano, oppure l’ambizione vera è trovare un linguaggio appetibile anche per chi è cresciuto diversamente e vuole imparare a gestire il cambiamento?
“Sicuramente la seconda per un motivo molto semplice: io non sono un giornalista e né tantomeno un presentatore televisivo. Io sono un tecnico che prova a fare divulgazione ormai da vent’anni. Per me la difficoltà maggiore è prendere dei concetti che sono oggettivamente molto complessi e cercare di farne capire, se non proprio i tecnicismi, almeno quali sono i vantaggi e i potenziali rischi a un pubblico che è quello secondo me più importante. Molti potrebbero dire perchè è più importante la Signora Maria di Casale Litta piuttosto che i decisori e i politici. La risposta è semplice: ci sono tanti modi in cui i tecnici e gli addetti ai lavori possono documentarsi, al contrario l’utente medio ha pochi modi (soprattutto in televisione) per capire effettivamente quanto l’Intelligenza Artificiale sia già in mezzo a noi. Come appunto recita il sottotitolo della trasmissione. Non si parla soltanto della mera progettazione dei chip, ma anche del controllo della spesa pubblica, l’analisi dei risultati di una tac o risonanza magnetica. I sistemi di prenotazione e l’analisi dei miei CV quando li spedisco. L’AI opera attivamente, con l’aiuto di chi elabora un prompt, in moltissime attività quotidiane. È bene farlo capire a tutti nel modo più chiaro e diretto possibile”.
Lavoro e AI
L’Intelligenza Artificiale sta cambiando radicalmente alcuni settori d’impiego: è davvero una risorsa o toglie risorse umane in altrettanti ambiti? Qual è il confine tra risorsa e beffa?
“In realtà l’Intelligenza Artificiale farà quello che hanno già fatto i computer su una scala molto più ampia. Pensiamo al medico che scrive con la penna o al fax o le lettere e comunicazioni mandate – in un passato remoto – con la macchina da scrivere. Anche in quel caso il computer ha fatto sparire, tra virgolette, tanti mestieri come il dattilografo ad esempio ma ha aperto nuove porte di comunicazione. Il punto qual è: la trasformazione racconta la storia sempre tra pro e contro, in genere troviamo il modo di adattarci e usarla a nostro vantaggio. Il vero pericolo dell’Intelligenza Artificiale non è legato alle professioni, ma all’autonomia di pensiero. In molti stanno erroneamente pensando che la macchina possa sostituirsi all’uomo. In tantissimi si stanno abituando a usare l’Intelligenza Artificiale come un oracolo e questo è sbagliatissimo. Si chiedono cose al dispositivo senza controllare quel che viene fuori e verificare le fonti dando per scontato che il risultato di un prompt sia Vangelo. Invece, bisogna far capire – e lo facciamo anche noi all’interno della rubrica – che l’AI è un alleato ma resta sempre una macchina che aiuta nella quotidianità. Il discernimento e anche l’arbitrio su determinate questioni, anche rispetto alla credibilità o meno di certi risultati, deve continuare a metterlo l’utente”.
Il divulgatore scientifico si racconta a TvBlog (Per gentile concessione di Matteo Flora) – TvBlog
Mamdani vieta l’AI nelle scuole
Il Sindaco di New York Mamdani vieta l’AI nelle scuole fino alla terza media: è giusto oppure un provvedimento del genere rischia di diventare una “molla” che spingerà i più giovani a usare maggiormente questi dispositivi?
“Sappiamo bene che il proibizionismo ottiene quasi sempre il risultato opposto. Quindi proibire l’utilizzo di qualcosa non è mai l’unica soluzione, specialmente rispetto a qualcosa di difficilmente controllabile. Io non è che posso arrivare a controllare come fanno i compiti a casa questi studenti. C’è il rischio, però, dall’altra parte, come stanno sottolineando già alcuni dati all’estero che i ragazzi perdano competenze acquisite perché fanno fare tutto all’AI. Come trovare il giusto punto di incontro? Facendo capire che l’Intelligenza Artificiale dev’essere un supporto, non la macchina che fa il lavoro al posto nostro. Questo dipende anche dagli insegnanti stessi, io – per esempio – già opero in modo diverso di fronte a studenti universitari. Non faccio più solamente test scritti agli allievi, perchè non so fino a che punto sia farina del loro sacco o merito dell’AI. Stanno tornando di moda le valutazioni orali proprio perchè così è impossibile sfuggire alle alterazioni e a qualsiasi alternativa che non sia la propria esposizione. Certo, questo prevede un maggiore lavoro da parte di chi insegna, ma è un modo per conservare quello che vogliamo continui a essere acquisito”.
Web e sicurezza
Lei ha scritto anche un pamphlet molto interessante dal titolo Tette e Gattini che spiega come sta cambiando il mondo del Web soprattutto rispetto agli utenti: il claim di questo scritto è una domanda. Stiamo sacrificando la nostra idea di libertà per un’illusione di sicurezza? È vero oppure no?
“È sempre più vero, facciamo l’esempio del genitore che dice devo bloccare i social a mio figlio e ridurne l’utilizzo. A oggi non può esserci per legge sui social un minore sotto i 13 anni, il problema qual è? I genitori danno il cellulare in mano ai figli e lasciano loro usare l’account social degli adulti. Quindi noi possiamo proibire quello che vogliamo, ma l’unica cosa che genera la proibizione è una sorta di finta sicurezza del siccome c’è una norma le cose andranno a posto lo stesso e io non dovrò impegnarmi nel ruolo genitoriale. Sfortunatamente questa cosa non funziona. In altri Stati con il blocco è accaduto che il numero dei minori online sui social è diminuito, ma i rischi per loro online sono aumentati. Dato che i minorenni non sono scemi hanno trovato il modo di aggirare le verifiche, oppure – peggio ancora – hanno messo in mezzo i genitori per farsi gestire gli account. Sai quante segnalazioni faccio al mese di minori presenti sui social alle piattaforme? Tantissime. Una volta fatti i controlli, viene fuori che l’adulto ha dato l’ok per la gestione da parte del minore. Quindi l’account non può essere rimosso. Possono esserci tutte le leggi possibili, ma se non c’è collaborazione dalla comunità non c’è legge che tenga”.
Content creator e Intelligenza Artificiale
AI e content creator: l’Intelligenza Artificiale avrebbe dovuto aprire nuove frontiere anche dal punto di vista della promozione e presentazione social, non le sembra invece che in Italia stiamo assistendo esclusivamente a una reiterazione di contenuti in base alla validità o meno di un singolo trend?
“Anche qui, si pensa che la “colpa” sia dell’Intelligenza Artificiale. Il fatto però è che se si cavalcano sempre gli stessi trend è perchè, in quest’epoca, sui social si ragiona per parola chiave e molto spesso i content creator si fanno aiutare dall’AI ma poi non cavalcano niente di nuovo perchè preferiscono seguire quello che rende maggiormente in un dato momento. Anche questo è marketing, bisogna capire che l’abuso di AI – come in qualsiasi campo – è controproducente. Di per sè, però, l’innovazione non è un limite. I limiti sono quelli che ci poniamo noi utenti e fruitori pensando che le macchine possano fare il grosso del lavoro. L’attenzione guida ogni cosa: finché le persone saranno attratte da un tipo di contenuti, i creator non faranno altro che dar loro ciò che vogliono. Quello che cambierà, sta già succedendo negli Stati Uniti, sarà la tolleranza rispetto alle manipolazioni con l’AI. Ci sono sempre più utenti che si ribellano a chi abusa di tecnologie specifiche. Tutto dipende dalle reazioni della fanbase”.
Il futuro di Intelligenze Artificiali – In mezzo a noi
Rispetto, invece, alla permanenza televisiva: in questo percorso divulgativo Intelligenze Artificiali ha toccato un po’ tutti i punti principali e altrettante sfere di collegamento tra AI e quotidianità, in che direzione proseguirà questo format?
“Le prime due stagioni, nella fattispecie, si basavano su luci e ombre. Era il periodo in cui l’AI faceva ancora molta paura perchè era qualcosa di ignoto e completamente nuovo. Quindi abbiamo cercato di capire quali erano i veri rischi legati all’Intelligenza Artificiale, anche per dare importanza alle paure più diffuse degli utenti. In quest’ultima edizione faremo vedere, invece, come l’Intelligenza Artificiale sia realmente in mezzo a noi e abbia preso possesso – tra virgolette – della quotidianità attraverso gesti di tutti i giorni e necessità che si presentano ogni momento. Abbiamo parlato di quel che non vedevamo ma in realtà era già con AI, in questa nuova stagione ci concentreremo su quegli aspetti in cui l’utilizzo di AI è assolutamente dichiarato”.
Cosa cambia nella scrittura
Lei lavora con i media, ma anche e soprattutto con le parole: ha capito davvero come individuare un testo scritto con AI, perché ogni giorno escono nuovi indizi e altrettanti schemi spacciati per cartina tornasole. Qual è la verità?
“Quello su cui dobbiamo concentrarci non è tanto su “Tizio ha usato l’IA oppure no”, ma cosa è venuto fuori grazie all’Intelligenza Artificiale. Se il prodotto è utile, credibile e ben confezionato non c’è problema. Anzi, è un vanto. Se invece l’IA viene usata con pressappochismo pensando di evitare alcuni passaggi fondamentali, allora diventa un problema. Le tecnologie non evitano il lavoro, semmai devono agevolarlo. Io trovo che l’AI sia, in alcuni casi, estremamente democratica e permetta a tutti di arricchire le proprie potenzialità. Io stesso sono autistico di tipo 2. Il libro che ho scritto è fatto anche con l’AI, l’ho proprio dichiarato. Se la tecnologia aiuta a rimettere a posto concetti che ho comunque espresso io, ben venga. E come me può aiutare tante altre persone. Nella rubrica dedicata noi spieghiamo proprio questo: demonizzare il progresso a prescindere non solo non serve, ma è una forma di chiusura che alimenta paure anziché opportunità”.