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Massimo Galli: “Non posso passare tutto questo tempo al telefono e in tv”. Ma l’infettivologo è sempre in video

Galli: “Capisco quanti problemi ci possano essere, ma o bado ai malati, o scrivo lavori, o faccio lezioni”. L’infettivologo però è sempre in video

Non posso passare tutto questo tempo a rispondere al telefono e a venire in tv”. A lamentarsi è Massimo Galli, nel corso dell’ospitata – l’ennesima – a L’Aria che tira. Il direttore di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano confessa di essere impegnatissimo e di non riuscire molte volte ad esaudire tutte le richieste in arrivo. Nel mirino però finiscono soprattutto i giornalisti, televisivi e di carta stampata: “Il numero di telefonate che ricevo da giornalisti ogni giorno è molto alto, a volte mi tocca dire a qualcuno ‘dirada’. Ricevo anche un centinaio di mail al giorno che richiedono pareri clinici. Ho fatto il conto, per rispondere a tutti non mi basterebbero otto ore. Capisco quanti problemi ci possano essere, ma o bado ai malati, o scrivo lavori, o faccio lezioni, o faccio tutte queste cose”.

E proprio mentre confessa di essere tempestato di chiamate, un telefono squilla in diretta. L’infettivologo si scusa, silenzia lo smartphone e rivela: “Sì, era un giornalista. Ho quattro telefoni, due fissi e due mobili. Che devo fare?”.

Lo sfogo di Galli, a voler essere pignoli, cozza decisamente con il conteggio delle apparizioni televisive degli ultimi tre giorni. Martedì mattina era a Mattino 5, mentre in serata si è spostato a Cartabianca. Nel mezzo potremmo pure inserirci l’intrusione a Un giorno da pecora. Il 28 aprile è stata invece la volta di Agorà e il 29, per l’appunto, de L’Aria che tira. Isolando un altro periodo ristretto, quello compreso tra il 20 e 22 aprile, la musica non cambia e si contano ben quattro partecipazioni: Cartabianca (20), Accordi e disaccordi e L’Aria che tira il 21 e ancora Agorà (22).

Per trovare l’agognato tempo, basterebbe pertanto rinunciare a qualche invito e, magari, evitare qualche scontro, come quello andato in scena dalla Berlinguer con Stefano Bonaccini. “Io innervosito? Ho mandato a quel paese un presidente di regione”, spiega Galli alla Merlino. “Sembra un artificio dialettico di bassa lega per mettere in difficoltà un interlocutore. Se si è un politico resta un artificio dialettico di bassa lega, se si è un tecnico, come lo sono io, assume un senso intimidatorio o sminuente”.