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Lucio Presta e Matteo Renzi indagati per il documentario Firenze secondo me

Lucio Presta e Matteo Renzi sono indagati per il documentario andato in onda su Nove e dedicato a Firenze: ecco cosa è successo

Lucio Presta è indagato, insieme all’ex premier Matteo Renzi, per finanziamento illecito e false fatturazioni. Lo rende noto un’anticipazione del quotidiano Domani. Stando a quanto scrive il giornale diretto da Stefano Feltri, “la procura di Roma ha iscritto il leader di Italia Viva nel registro degli indagati qualche settimana fa, in merito a un’inchiesta sui rapporti economici tra Renzi e l’agente televisivo“.

Al centro dell’indagine ci sarebbero i bonifici del documentario Firenze secondo me, trasmesso da Nove alla fine del 2018 e che finirono nel 2019 in una relazione dell’antiriciclaggio della Uif (Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia).

Quattro puntate, prodotte e distribuite da Arcobaleno Tre di Lucio Presta, in cui il leader di Italia Viva racconta la storia di una delle città più amate nel mondo.

Dopo la messa in onda di Firenze secondo me sul canale in chiaro di Discovery non mancarono polemiche. In particolare, legate al caso politico e giudiziario della della villa da 1,3 milioni di euro comprata dall’ex Presidente del Consiglio, grazie al prestito arrivato da una società del finanziatore della Fondazione Open Riccardo Maestrelli.

Come ricostruisce Domani, L’Espresso due anni fa segnalò come Presta, per il progetto televisivo andato in onda su Nove, “girò a Renzi quasi mezzo milione di euro, una cifra che appariva fuori mercato“. Su Domani si legge:

Non solo se rapportata alle somme pagate da conduttori di fama come Alberto Angela, ma anche messa a confronto con quanto incassato dai Presta da Discovery: se al tempo fonti interne all’emittente rivelarono che il documentario presentato dal politico era stato comprato per poche migliaia di euro, oggi si scopre che l’Arcobaleno Tre (la società di Presta e del figlio Niccolò – anche lui indagato) ha fatto a Discovery una fattura da appena mille euro, che tra l’altro non risulta ancora incassata.

Il quotidiano Domani sintetizza così:

Il documentario, costato quasi un milione di euro tra compenso per Renzi e spese di produzione, ad oggi non ha incassato nulla. I soldi ottenuti dall’amico Presta, già organizzatore della Leopolda, servirono invece a Renzi, nell’autunno del 2018, a restituire parte del prestito da 700mila euro che aveva ricevuto dalla famiglia Maestrelli per l’acquisto della villa di Firenze. Un prestito anomalo che fini’ nelle maglie dell’antiriciclaggio (i soldi furono bonificati dai Maestrelli attraverso il conto corrente dell’anziana madre, e da qui finirono su quelli dei Renzi), ma in quel caso la procura di Firenze non ravviso’ gli estremi del finanziamento illecito, nonostante nel bilancio 2018 dell’azienda dei Maestrelli da cui parti’ la provvista il destinatario finale del prestito (un politico) non era stato segnalato come vuole la legge sul finanziamento alla politica.

Domani rammenta che Presta, al tempo si giustificò dicendo che per lui l’operazione “Firenze secondo me era un investimento nel tempo, e che i diritti sul documentario avevano a suo giudizio un valore economico di rilievo, e insindacabile. Renzi dal canto suo ha sempre spiegato al suo entourage che non è affar suo se Presta vuole pagarlo come una star del cinema al pari di Benigni o Giancarlo Giannini“.

Domani chiosa così:

La procura di Roma vuole vederci chiaro sulla regolarità dell’operazione. I sospetti maggiori non riguardano tanto il documentario, visto che il prodotto – al di là dei compensi anomali e fuori mercato per il conduttore-autore – e’ certamente stato realizzato e messo in onda. I dubbi toccano soprattutto altri due contratti e relativi bonifici da centinaia di migliaia di euro a favore di Renzi, scoperti dopo una verifica fiscale nella sede dell’Arcobaleno Tre. Denaro versato dalla società del manager all’ex premier per la cessione dei diritti d’immagine e per alcuni progetti televisivi che i due avrebbero dovuto fare insieme. Nel decreto di perquisizione ai Presta e alla loro Arcobaleno Tre, i pm Alessandro Di Taranto e Gennaro Varone “parlano infatti di ‘rapporti contrattuali fittizi, con l’emissione e l’annotazione di fatture relative a operazioni inesistenti, finalizzate anche alla realizzazione di risparmio fiscale, consistente nell’utilizzazione quali costi deducibili inerenti all’attività d’impresa costi occulti del finanziamento della politica’. I programmi ipotizzati non sono infatti mai stati fatti, e soprattutto i pagamenti al politico non sono stati iscritti al bilancio.