Che tempo che fa, Luciana Littizzetto sul Ddl Zan: “La società è già più avanti di voi: fate con comodo, noi vi aspettiamo qua”

Luciana Littizzetto prende posizione sul Ddl Zan a CTCF: “Era una legge per dare diritti in più, per aggiungere, non per togliere”

Anche Luciana Littizzetto arriva sul Ddl Zan. La tv in quest’ultima settimana, come abbiamo già visto, ha affrontato a modo suo e con diverse sfumature a seconda della sensibilità dei conduttori e del tono delle trasmissioni l’affossamento in Senato del disegno di legge firmato dall’onorevole del Pd Alessandro Zan.

Alla coda di programmi e volti televisivi che si sono espressi sulla questione si aggiunge quindi anche Luciana Littizzetto che nell’ultimo appuntamento di Che tempo che fa, oltre a ricevere dei videomessaggi per il suo compleanno e a prendere parte in maniera inusuale al Tavolo, ha letto un’intensa riflessione sull’argomento.

L’applauso è partito per festeggiare l’affossamento del Ddl Zan, la legge contro l’omotransfobia. In quest’anno in cui l’Italia vince in tutto il mondo, anche nel mondiale di pasticceria, purtroppo perdiamo in casa e perdiamo nella gara più importante, quella di far sentire tutti uguali e tutti rispettati. Mi spiace perché questo disegno di legge era forse pieno di imperfezioni, ma bastava mettersi d’accordo e modificarlo. E poi era una legge per dare diritti in più, per aggiungere, non per togliere, per tutelare la diversità e l’inclusione. Pillon spillava gioia da tutti i pori, aveva il farfallino spanato come una corolla di crisantemo: mancava che gli si staccasse dal colletto e gli si posasse sull’inguine come la farfallina di Belen. Ma almeno lui è coerente: è sempre stato contrario alla legge e ci ha messo la faccia. Io non sopporto quelli che dicono: “Ero d’accordo sul principio, ma c’era un dettaglio che non mi quadrava: io ho votato contro”. E non sto parlando di Renzi che era in Arabia Saudita, che come si sa è il faro dei diritti civili di questo pianeta: se mi chiedi due posti dove cui mi sento libera, quelli sono Amsterdam e Riyad. Io dico gli altri, quelli che hanno votato no e un minuto prima dicevano sì, quelli che sono a favore delle leggi civili solo il giorno del Gay Pride o il giorno prima delle elezioni. Sentire queste discussioni di fino su quel qualcosa che non quadrava mi stupisce perché quando c’è da prendere i soldi della finanziaria i senatori piazzano dentro qualunque , sui diritti invece si trasformano invece in precisetti che vanno a vedere il pelo nell’uovo con il microscopio del Cern. Le leggi già ci sono e le tutele pure, perfetto, allora facciamo una cosa rivoluzionaria: inseriamo l’educazione sentimentale e sessuale nelle scuole, obbligatoria anche per i più piccoli perché è da lì che parte tutto. L’unica cosa che mi consola è che in tanto la società è già più avanti di voi: quei diritti sono nella teste della maggioranza delle persone, per cui potremmo dirvi: “Carissimi, fate con comodo: noi vi aspettiamo qua”.

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