Le Lunatiche di Rai Radio 2, intervista a Federica Elmi: gli inizi e i 30 anni di carriera. “La radio è agile e dinamica. Non morirà”
Tvblog incontra Federica Elmi, conduttrice radiofonica de Le Lunatiche e Il Doposole in onda su Rai Radio 2.
Federica Elmi è una speaker radiofonica, protagonista del programma notturno Le Lunatiche, in onda ogni weekend su Rai Radio 2 e de Il Doposole, format che va in onda sulla stessa emittente nel periodo estivo. Nel 2024 ha compiuto 30 anni di carriera, durante i quali non si è mai fermata. La prima volta in cui la sua voce è andata al di là di un microfono lei era solo una ragazzina e, con quel mondo, ha iniziato man mano a crescere, sempre consapevole della sua passione. In questa intervista a TvBlog, Federica Elmi racconta la storia della radio vista dal suo punto di vista, le tappe più importanti di un percorso grazie al quale è diventata la donna che è oggi, ma soprattutto l’empatia, l’ascolto, la bellezza del silenzio che solo il mondo radiofonico è in grado di trasmettere. E alla domanda su cosa significhi per lei registrare di notte, risponde: “Di giorno la radio è un sottofondo e molto spesso viene ascoltata per un tempo più breve. L’intimità che si crea di notte è invece portata dal silenzio che c’è intorno e dalla calma di un mondo che dorme“.
Il suo debutto in radio è avvenuto lo stesso giorno in cui Francesco Totti ha segnato il primo gol in serie A. Per una romana, è stato un doppio traguardo raggiunto. Sente di aver segnato anche lei un goal quel giorno? Quanto la sua vita è cambiata da quel momento?
Mi sono resa conto molto tempo dopo di quello sliding door. Ero una ragazzina e per me era un gioco; non mi ponevo obiettivi né mi interrogavo troppo sul perché. In qualche modo la radio mi ha formato a livello personale, perché ero giovanissima quando ho iniziato. Probabilmente avrei avuto una vita molto diversa, anche se sarei stata sempre appassionata di canzoni, perché mi sono avvicinata alla radio come conseguenza della mia passione per la musica. Gli anni ’90 erano tra l’altro tempi analogici, e per noi adolescenti di allora ascoltare un brano richiedeva un impegno economico, ma anche un’attesa non indifferente. Si trascorrevano ore davanti allo stereo, pronti a pigiare sui tasti Rec e Play per registrare.
Proprio quei momenti mi hanno portato ad avvicinarmi sempre di più alla radio, e quel mondo mi ha anche fatto molto compagnia quando ero ragazzina. Ancora oggi, penso che la sua funzione sociale primaria resti quella di fare compagnia; sapere di essere io ad avere questa missione, ad accompagnare chi si sente solo e vuole avere qualcuno vicino, mi inorgoglisce moltissimo e mi provoca un brivido.
Al momento è al timone del programma Le lunatiche, in onda di notte su Rai Radio 2 ogni weekend. Ha riscontrato difficoltà nel condurre un prodotto radiofonico in una fascia oraria così atipica? Qual è solitamente il riscontro del pubblico?
La notte è anche degli artisti, e nei fine settimana c’è tanta movida. Noi raccogliamo i commenti post-concerti, post-teatro o eventi; le persone ci chiamano anche per raccontare come hanno trascorso la serata. Il discorso della compagnia viene amplificato di notte e si crea una grande intimità. In radio i tempi vanno rispettati, ma di notte questi si dilatano e tutto si ammorbidisce. I racconti diventano più coinvolgenti, e lo stesso ascoltatore può arrivare a raccontare qualcosa che non si sognerebbe mai di dire in un altro momento.
L’attenzione dello spettatore è più grande; numericamente il pubblico è di meno rispetto a quello che c’è di giorno, ma dal punto di vista della qualità è molto più presente e per una durata di tempo maggiore. Di giorno la radio è un sottofondo e molto spesso viene ascoltata per un tempo molto più breve. L’intimità che si crea di notte è invece portata fisiologicamente dal silenzio che c’è intorno, dalla calma di un mondo che dorme e forse anche dalla percezione di essere “tu e la radio“. C’è da dire inoltre che Radio 2 ha tantissimi ascoltatori che si collegano da ogni parte del mondo, perché molti lasciano l’Italia e considerano ancora la Rai come casa. Mezzi come lo streaming o le app sono utili per permettere loro di ascoltarci. Noi ci colleghiamo spesso con italiani all’estero che raccontano la loro storia e che sono abituati alle nostre chiacchiere notturne, quando nel loro fuso orario c’è tutt’altra ora o stagione.
Il mondo ci porta spesso a correre e ad andare di fretta. La radio trasmette invece il valore della lentezza e insegna l’importanza del fermarsi un attimo e ascoltare…
La radio permette anche a noi addetti ai lavori di approfondire tematiche che, nella fascia giornaliera, non potrebbero essere trattate e di farlo in tempi più lenti. Ne Le Lunatiche intervengono spesso psicologi, psicoterapeuti, ginecologi, nutrizionisti e si fanno approfondimenti sulla salute mentale, che è un argomento di grandissima attualità. La radio non si è fermata nemmeno nel periodo del Covid, ed essere in onda in quel momento storico così delicato è stato qualcosa di molto impattante per come vedo io il lavoro.
In quel periodo, la radio è stata molto importante per le persone, che avevano bisogno di compagnia e che l’hanno trovata nei mezzi di comunicazione…
Tutti gli addetti ai lavori hanno infatti parlato di un ritorno alla radio da parte delle persone, e in quel momento è successo anche che molte emittenti radiofoniche siano passate ad una programmazione in visual radio, riportando e diffondendo quello che avveniva in radio.

Nel tempo l’elettrodomestico è andato scomparendo, per via dell’avvento della tecnologia, ma ora si ascolta tutto sullo smartphone e quella è stata una grande rivoluzione. In realtà, la radio è agile, dinamica, sempre giovane e si adatta ai tempi che corrono. Non morirà finché ci sarà qualcuno che parla e qualcuno che ascolta.
30 anni di radio festeggiati lo scorso anno. Nel 1994 questo mondo era appunto caratterizzato da una crescente diffusione della radio FM e dall’inizio della rivoluzione digitale. Lei come ha vissuto questo cambiamento?
Avendo iniziato nella prima metà degli anni ’90, sono riuscita a toccare il colpo di coda dell’era analogica. Per me era un gioco divertente, quello di creare delle sequenze da mandare in onda. Adesso c’è un programma di regia e all’interno vengono inserite la musica da suonare, le basi che si vogliono utilizzare come sottofondo, la pubblicità, i jingle, gli identificativi. Ai tempi analogici tutti questi elementi suonavano da identificazioni diverse. Nel tempo tutto è andato confluendo all’interno della stessa macchina. Io ho visto la radio tecnologicamente crescere insieme a me ed è stato un aggiornamento continuo. Chissà cosa succederà in futuro…
Pensa che l’intelligenza artificiale possa prendere prima o poi il sopravvento sulle radio?
Può essere un ottimo alleato, ma capiremo bene nel tempo in che modo. Credo e spero che non sostituisca mai le persone, perché ho sempre considerato la radio come il primo social network del mondo e della storia, come ha scritto anche Savino Zaba nel suo libro 100 anni di compagnia, pubblicato in occasione dei 100 anni della radio nel 2024. Renzo Arbore ha raccontato più volte di ricordare che era in braccio alla sua tata, quando in radio dicevano che era finita la Seconda Guerra Mondiale. È sempre stata uno strumento di aggregazione. L’intelligenza artificiale sostituirà l’empatia e il cuore? Io non credo e spero vivamente di no. Speriamo però che ci fornisca degli strumenti che ci possano agevolare.
Cosa c’è invece dietro la costruzione di una puntata de Le Lunatiche?
La preparazione del programma è un ciclo continuo perché, oltre al pensare ai contenuti e alle domande da fare agli ascoltatori, c’è un discorso legato agli ospiti da invitare. Si tratta di un lavoro parallelo e collaterale che si fa durante la settimana; si cercano gli ospiti da invitare. Alcuni di loro intervengono perché sono personaggi nazional popolari con cui ci va di chiacchierare. Molto spesso sono invece degli esperti – come medici o giornalisti – che intervengono su un determinato argomento per commentarlo insieme a noi. Non manca inoltre l’effetto sorpresa che avviene proprio durante la puntata. Da una telefonata può infatti cambiare tutto.
La grande opportunità è arrivata quando è approdata su Rai Radio 2, per cui ha condotto diversi contenuti. Ha mai pensato di passare alla tv? La radio resterà sempre il suo unico amore?
Io sono una conduttrice radiofonica, ma ormai la radio è in tv e non c’è nemmeno più bisogno di andare a cercare la televisione. Lavorando per Rai Radio 2, può capitare di interfacciarsi con programmi televisivi Rai, com’è successo lo scorso inverno, quando Le lunatiche sono intervenute in diretta durante Ora o mai più di Marco Liorni.

Abbiamo infatti commentato le performance dei concorrenti. A me è successo lo scorso anno di commentare su Radio 2 anche l’evento organizzato in occasione del compleanno di Fiorella Mannoia. Tra le esperienze più recenti, posso menzionare la mia partecipazione a una rubrica musicale che si intitola Amavo i Beatles e i Rolling Stones, che va in onda nel contenitore mattutino di Unomattina Estate.
Com’è stata prendere parte a un progetto dedicato a una grande cantante come la Mannoia?
Una bellissima esperienza dal punto di vista professionale. Per me è stato curioso e divertente sperimentare un contesto radiofonico, che seguiva però i tempi derivanti dalla tv. Per quanto possa esserci una scaletta, non c’è quella tempistica precisa che può fornire una programmazione radiofonica. Tra l’altro è stato anche molto bello a livello personale, perché Fiorella Mannoia è una grande interprete della musica italiana; ha un colore vocale avvolgente e coinvolgente. Quel concerto era un susseguirsi di grandi ospiti, e commentare tutto quello è stato un grande piacere personale.
Cosa le riserva il futuro? Ci sono progetti da raccontarci?
Il futuro mi riserva la fine della sesta stagione Le Lunatiche, che saranno on air fino alla fine di giugno. Subito dopo partiremo con il progetto estivo, Il Doposole di Radio 2, in onda nei weekend dalle 19.45 alle 22. Ci sarà una prima serata radiofonica in visual radio; è un programma che è totalmente mio dal punto di vista autorale e di conduzione. Mi diverto molto nel seguire in tempo reale quello che fanno gli ascoltatori. Dopo il Sole, c’è il tramonto e io gioco molto nel commentare in maniera creativa il momento dal crepuscolo al sorgere della Luna, che io amo da sempre. Il Doposole avrà anche uno spazio dedicato ai racconti della grande musica Live. Rai Radio 2 è infatti radio partner della manifestazione Rock in Roma.