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La Fabbrica del Mondo, una sontuosa ricostruzione dell’era pandemica mandata allo sbaraglio in prime time su Rai 3

Marco Paolini con il tema virus e pipistrelli si conferma un ottimo storyteller. Colpisce l’omaggio al dimenticato Carlo Urbani.

Rischia di rivelarsi un’occasione sprecata La Fabbrica del Mondo, nuovo lavoro dell’attore teatrale Marco Paolini, questa volta in collaborazione con lo scienziato evoluzionista Telmo Pievani. Al debutto al sabato sera su Rai 3, i due hanno confezionato un’ottima serata in cui hanno ricostruito quella che gli scienziati chiamano “era pandemica” (“Gli scienziati ce lo dicevano, ma noi non li abbiamo voluti ascoltare“), dato che il Covi non è che l’ultimo arrivato.

Un illustre predecessore è stato il virus della Sars, che ha scosso il mondo nel 2002 e 2003. Doveroso e molto emozionante l’omaggio di Marco Paolini al medico Carlo Urbani, medico e microbiologo italiano che riuscì a identificare il virus dell’epidemia che ha ucciso 773 persone, tra cui egli stesso. L’attore ci fa rivivere gli istanti in cui l’uomo, nel corso di un volo tra Hanoi e Bangkok, capisce di essersi contagiato dopo essere andato a visitare il businessman americano che aveva i sintomi della nuova malattia. Urbani se ne è andato il 29 marzo 2003 a 47 anni, lasciando una moglie e tre figli (la figlia Maddalena è morta lo scorso anno di overdose a 20 anni). Urbani ha poi avuto parecchie onorificenze post mortem, ma la sensazione è che nonostante gli omaggi non sia mai stato ricordato abbastanza.

Marco Paolini e Telmo Pievani (molto bravo il secondo nel farci capire quali sono i fattori naturali e artificiali che favoriscono le pandemie) si esibiscono davanti ad alcune persone dotate di mascherina chirurgica, unendo teatro, televisione e cinema con alcune sequenze girate in esterna. Il racconto viene scandito anche da momenti di teatro con i corvi “meccatronici” di Marta Cuscunà che, come un coro nel teatro greco, osservano e commentano.

La Fabbrica del Mondo è nel complesso un prodotto di grande levatura e di profonde riflessioni, ma la collocazione al sabato in prime time su Rai 3 sa un po’ di sbaraglio.