Jupiter’s Legacy, su Netflix il Codice dei supereroi tra recessione e dilemmi morali: la recensione

Dagli Anni ’30 ad oggi, questo ambizioso progetto ci presenta supereroi che prima di essere tali sono umani, con pregi ed inevitabili difetti

C’erano una volta i film Marvel. Che, in realtà, ci sono ancora, eccome: le prime pellicole, però, dovevano accompagnare il pubblico dentro un mondo estremamente complesso in modo piuttosto semplice. Solo nel corso degli anni, conquistata la fiducia dei telespettatori, la Marvel ha potuto alzare l’asticella e proporre trame sempre più complesse. Un’eredità che ha permesso a tutti i superhero movies (e series) di oggi di poter avere un’ambizione ben differente. Cercate una dimostrazione? Allora guardate Jupiter’s Legacy, la nuova serie tv disponibile su Netflix a partire da oggi, venerdì 7 maggio 2021.

La trama di Jupiter’s Legacy

Anche qui, l’ispirazione è un comic book, firmato da Mark Millar e Frank Quitely ed uscito per la prima volta nel 2013; la serie tv è invece stata creata da Steven S. DeKnight (Spartacus), che però ha poi lasciato il suo ruolo di showrunner per divergenze creative, sostituito da Sang Kyu Kim. La prima stagione (o, meglio, il primo volume) della serie si concentra su due periodi storici ed altrettante storyline, per raccontare la nascita della prima generazione di supereroi di sempre.

Erano gli Anni ’30 quando un gruppo di sei persone, capitanate da Sheldon Sampson (Josh Duhamel) intraprende un viaggio verso un’isola misteriosa. Sheldon, tramite alcune visioni, ha voluto che si unissero a lui il fratello Walter (Ben Daniels), la giornalista Grace (Leslie Bibb), l’operaio Fitz Small (Mike Wade), il Dr. Richard Conrad (David Julian Hirsh) e George Hutchence (Matt Lanter), il migliore amico di Sheldon.

Quel viaggio li trasforma, rendendoli dei veri e propri supereroi, ognuno con un potere differente. Nasce così l’Unione, guidata da Sheldon -che assume il nome di Utopian-, che impone agli altri delle regole, riassumibili in un Codice: mai usare i propri poteri per scopi personali, ma per servire il Paese e, soprattutto, mai uccidere. Erano gli anni della Grande Depressione, e l’America aveva bisogno di essere salvata.

Ma l’America (e con esso il mondo) di oggi è ben diverso da quello di allora, anche se continua ad avere bisogno di essere salvata. Ai nostri giorni, entrano però in gioco i figli dei membri dell’Unione: tra tutti, spiccano Brandon (Andrew Horton), detto Paragon e Chloe (Elena Kampouris), nati dall’unione di Sheldon e Grace. Insieme a loro, altri giovani che hanno ereditato dai loro genitori poteri con cui potrebbero fare la differenza.

Ma quel Codice voluto da Utopian è ancora valido? La prima stagione di Jupiter’s Legacy racconta così come genitori e figli debbano non solo affrontare i nemici che derivano da un mondo in cui esistono i superpoteri, ma anche confrontarsi su questioni etiche e sull’immancabile scontro tra passato, presente ed il bisogno delle nuove generazioni di essere altro rispetto a quella che l’ha preceduta.

Prima umani, poi supereroi: la recensione di Jupiter’s Legacy

Jupiter's Legacy
© Netflix

Dicevamo: la Marvel ha sdoganato i supereroi negli anni Duemila, e con essi un nuovo percorso di intendere queste figure. Non più solo delle quasi divinità dai cui sforzi e sacrifici deriva il benessere della Terra, ma anche esseri umani tormentati dai dubbi, innamorati, spaventati. Ecco, Jupiter’s Legacy fa propria questa filosofia e ci propone un superhero drama che mette al centro prima l’umanità, poi il fantasy.

L’operazione è a dir poco ambiziosa, non solo a livello autorale ma anche produttivo: la scena di combattimento che si vede nel primo episodio e che coinvolge quasi tutta l’Unione contro un unico nemico (una delle scene cult del comic book) ha richiesto ben sei settimane di preparazione. Ma se oggi la computer grafica consente di realizzare ciò che solo fino a qualche anno fa era impossibile pensare, questa potenza visiva deve essere accompagnata da una storia altrettanto potente.

Jupiter's Legacy
© Netflix

E Jupiter’s Legacy è una di quelle serie che, a livello di sceneggiatura, richiede fiducia: chi conosce ed ha letto i fumetti parte indubbiamente avvantaggiato, mentre tutti gli altri dovranno faticare un poco prima di entrare in questo mondo. Non che ci siano lacune in termini di trama (ma è ovvio che molto resta in sospeso in viste di nuovi episodi futuri), ma la sospensione tra presente e passato a volte rallenta l’avanzamento del racconto vero e proprio, che inizia davvero ad ingranare solo intorno alla metà degli otto episodi a disposizione.

Un difetto che è in realtà figlio della scelta stessa di voler dirottare la forza narrativa del progetto non tanto sul tema dei superpoteri che possono salvare il mondo, quanto sull’ambiguità che può derivare dalle grandi responsabilità. E quell’eredità che viene citata fin dal titolo, in questi episodi viene messa da parte, solo sfiorata, lasciando spazio ad altri macrotemi altrettanto importanti.

Proprio alla luce di ciò si può intendere Jupiter’s Legacy come un’opera solo ai blocchi di partenza. Otto episodi che sono un lungo prologo a ciò che questa serie potrebbe diventare ed offrire al pubblico, vale a dire grande intrattenimento, ottimi effetti speciali ed una scrittura pensata per un pubblico che ha da tempo acquisito gli strumenti per superare i confini della pura straordinarietà ed inoltrarsi nell’ibrido con temi più riflessivi.