Intervista con Sergio Cammariere: “La musica di oggi? Robotizzata e disumanizzata. E a noi che siamo cresciuti coi Pink Floyd la cosa fa ridere”
Il cantautore e pianista calabrese, presidente di giuria di LAZIOSound, parla del nuovo album “La pioggia che non cade mai”, della scuola di Vincenzo Micocci e di un’industria musicale che non sembra più essere interessata a cercare talenti
Al cospetto di Sergio Cammariere ci si sente piccoli piccoli. Perché è un uomo di cultura, perché quello che è evidente della sua carriera è solo la punta dell’iceberg rispetto a tutto quello che ha fatto nella vita. E perché di fronte a persone che si ostinano a produrre musica in modo differente e quasi ostinatamente contrario è giusto portare persino un poco di reverenza.
Poi, bastano poche parole e la chiacchierata diventa scorrevole, personale, e le riflessioni sono talmente tante e approfondite che un articolo potrebbe non bastare.
Piacere, Sergio Cammariere
Il pretesto per ascoltare Sergio Cammariere è la sua convocazione a presidente della giuria del premio LAZIOSound per il secondo anno consecutivo. Qualcosa di completamente diverso rispetto a chi premia un potenziale talento con un contratto discografico, o una consulenza: “Il talento è una cosa estremamente seria e preziosa che va individuata e difesa. Ed è un lavoro che ormai si fa sempre di meno. È sempre più difficile trovare ragazzi che abbiano davvero la voglia, ma soprattutto la pazienza, di mettersi in discussione, imparando cose senza la fretta o l’urgenza di realizzare subito i grandi numeri. Per tutte le cose occorre tempo. L’arte e la creatività a volte maturano molto lentamente”.
Tant’è che Sergio Cammariere pur avendo fatto tantissime cose ha raggiunto successo in età, per così dire maturo. La sua “Tutto quello che un uomo” nel 2003 arrivò terza a Sanremo e finì nel cuore degli italiani. La nicchia di quelli che oggi affollano i suoi concerti comincia a essere notevole: “È la cosa che mi rende più orgoglioso, il fatto che se suono il pubblico ci sia, ovunque e vada e qualsiasi cosa abbia voglia di suonare. Non ho mai fatto questo mestiere per i soldi. Non credo a questo meccanismo: si fa musica perché coltivi il sogno di portare alla gente il tuo messaggio e la tua arte. Il resto arriva di conseguenza”.
La pioggia che non cade mai
Il 28 novembre 2025 è uscito “La pioggia che non cade mai”, il suo nuovo disco prodotto da Jando Music e Parco della Musica Records, tredici brani scritti con il poeta Roberto Kunstler che attraversano jazz, canzone d’autore, bossa nova e persino il prog.
Cammariere ha accettato di tornare presidente di giuria di LAZIOSound con convinzione, e non è difficile capire perché: il concorso incarna esattamente quello in cui crede: “È la cosa che mi è piaciuta molto di questo concorso: che punta sulla qualità in un momento in cui la musica mi sembra puntare frettolosamente su tutt’altro. C’è grande difficoltà a trovare una direzione di contenuto nelle canzoni che vengono pubblicate, un’enorme difficoltà. Noi ci proviamo. Io aderisco a questa iniziativa volentieri perché si dà un’opportunità a questi giovani talenti — l’anno scorso abbiamo premiato una ragazza con una di borsa di studio per continuare a coltivare il proprio sogno. Cose che alla mia epoca non esistevano.”
Alla sua epoca, però, esistevano i discografici veri. Quelli con cui si litigava, ma da cui si imparava. Cammariere viene dalla scuola di Vincenzo Micocci, il leggendario talent scout della It che lanciò tra gli altri Francesco De Gregori e Antonello Venditti. Quello cui Alberto Fortis, che abbiamo intervistato qualche giorno fa, dedicò il famoso refrain “Vincenzo io ti ammazzerò: “La prima cosa a cui teneva Vincenzo, quando gli facevamo ascoltare le musicassette coi provini, era lo scandire delle parole, far capire le sillabe una per una. Quando non capiva il senso di una frase, o il suono di una frase, o le parole non dette bene, ci diceva: tornate a casa, ricantatela, e poi rifatemela sentire. Era questa la scuola: condividere al massimo le parole, i versi. A parte la musica, che era fondamentale, era importante che le parole arrivassero a chi ti ascolta. Oggi questa cosa si è completamente persa.”
“I ragazzi si perderanno nei TikTok”
La diagnosi di Sergio Cammariere sulla musica italiana contemporanea è netta, e non risparmia nessuno. Il problema, dice, è strutturale: comincia dall’educazione e finisce nell’algoritmo.
“Dal punto di vista musicale c’è sempre meno scolarità: i ragazzi imparano sempre meno gli strumenti, e suonare uno strumento dovrebbe essere fondamentale per chi fa questo mestiere. Bisogna avere la conoscenza, l’educazione musicale che parte dai grandi maestri, dagli archetipi — da Bach, Beethoven, fino al Novecento, e ancora Mahler, Debussy, Ravel. Se non si ha questa conoscenza non si può capire la differenza. Oggi conta molto avere un certo look, a discapito della voce — magari non hai una bella voce, non sai cantare, sei stonato, ti aiuti coi plugin, ma hai una bella presenza che funziona nei media…”.
E ancora… “I social sono un tramite, non sono un fine. Se accontenti i social non necessariamente stai facendo arte e il rischio è che nel giro di un anno, a volte anche meno, tu abbia solo perso tempo illudendoti di una base che non hai. E sarai destinato a sparire. Il rischio è sempre più concreto: i ragazzi si perdono in questi social, nei vari TikTok, dove passano scioglilingua, slogan, filastrocche modali sempre su un accordo, robotizzate e disumanizzate. Perché questa musica è fatta con l’intelligenza artificiale. Si vede, si avverte. Noi che siamo cresciuti coi Genesis, coi Pink Floyd — altro che intelligenza artificiale. Ci fa ridere tutto ciò.”
Non si tratta di nostalgia fine a se stessa. È la preoccupazione di chi sa da dove viene la musica e vede dove sta andando: “C’è un’involuzione — aggiunge — e ne parliamo per i giovani, perché se creiamo falsi miti, altri ragazzi cresceranno su quei falsi miti. Questa è una delle piaghe. Un concorso come quello di LAZIOSound serve proprio a questo: hai voglia di studiare? Vuoi confrontarti con chi fa questo mestiere? Hai delle idee e un potenziale? Hai contenuti? Allora possiamo parlare di un progetto insieme”.

Il karaoke, il digitale e la corsa al ribasso
Nel libro “Libero nell’aria”, edito da Rizzoli, Cammariere racconta la sua storia e i suoi inizi. Uno dei momenti chiave che cita è l’arrivo del karaoke, che negli anni Novanta segnò — a suo avviso — l’inizio di una lunga deriva.
“Quando è arrivato il karaoke, tutti quelli che non sapevano suonare prendevano le basi e andavano a suonare in giro. I prezzi sono crollati: noi prendevamo all’epoca 150.000 lire per suonare con la band dal vivo. Ma all’improvviso si doveva lavorare con meno di 70.000 lire perché il karaoke aveva la media e i costi. Per fortuna il karaoke è un po’ passato, grazie a Dio. Ma lì è iniziata la devastazione.”
Una dinamica che si è ripetuta con il digitale, nel cinema come nella musica: “La tendenza è al ribasso in modo generalizzato. Siamo passati dall’analogico al digitale, e questo ha cambiato tutto. Nel cinema il montaggio era una cosa accuratissima, artigianale. Oggi si fa diversamente, e si vede.”
Un ricordo divertente. Una delle prime usciti ufficiali di Sergio Cammariere fu in Uomini Senza Donne, una commedia del 1996 con Alessandro Gassman che interpretava Alex, e Gianmarco Tognazzi nei panni di Max, incallito bevitore, accanito fumatore e discreto sax tenore nella band di Cammariere. Colonna sonora suonata tutta live… “Credo sia stata una delle ultime pellicole girate in quel modo, il nostro tecnico aveva appena finito di lavorare alla colonna sonora di Sakamoto per L’ultimo imperatore di Bertolucci. Abbiamo suonato fino alla perfezione, perché tutto finisse nella pellicola senza alcun passaggio dal computer e dai software…”1
Sanremo
Cammariere ha partecipato a Sanremo due volte — nel 2003 con “Tutto quello che un uomo” e nel 2008 con “L’amore non si spiega” — in entrambi i casi chiamato da Pippo Baudo. “Ero un satellite fuori dagli schemi, non ero sicuro che fosse il mio posto. Invece è stata una grande avventura che si è conclusa molto bene, perché quella canzone è entrata nel cuore degli italiani.”
Sul Sanremo di oggi il giudizio è misurato ma chiaro: “Oggi prevale l’intrattenimento sull’ascolto della musica. Forse c’è meno attenzione all’ascolto e più spettacolo. Però in fondo è vero che Sanremo è sempre Sanremo. Una vetrina straordinaria dove se hai la libertà di portare la tua proposta puoi farti conoscere. Tutto dipende sempre da quello che vuoi fare, da ciò che vuoi proporre.”
“La pioggia che non cade mai”: un disco che aspetta la purificazione
Il nuovo album è al tempo stesso personale e universale. Il brano che gli dà il titolo è una ballata visionaria sull’ambiente e sulla natura: “La pioggia è salvifica, una metafora di purificazione in un mondo arido. Noi stiamo aspettando qualcosa che ci purifichi: questo è il messaggio.”
Ma c’è anche una dimensione più intima, quella del palcoscenico come spazio mistico: “Porto il mio spettatore in un viaggio quasi mistico: attraverso il pianoforte, improvvisando, nascono nuove idee nel momento in cui sono condivise — e lì nasce la magia. Non c’è niente di detto prima. Sono un tramite con qualcosa di invisibile che arriva dall’alto. In questo ci vedo l’essenza della musica. Nel resto — pubblicità delle gambe, pochi fatti — ci vedo altro. Non c’è memoria, non c’è spessore. I miei numeri sono sinceri: me li sono costruiti da solo, con un pubblico che mi vuole bene. Questa è la mia vittoria.”
Questi i prossimi appuntamenti live di Sergio Cammariere
11 aprile 2026 – Lecce – Teatro Politeama Greco
21 aprile 2026 – Torino – Teatro Alfieri
29 aprile 2026 – Bolzano – Teatro Cristallo
30 aprile 2026 – Thiene (VI) – Teatro Comunale
5 maggio 2026 – Roma – Auditorium Parco della Musica
5 settembre 2026 – Viterbo – Teatro dell’Unione
12 settembre 2026 – Torre del Greco (NA)
30 ottobre 2026 – Martina Franca (BR) – Teatro Nuovo
5 novembre 2026 – Cagliari – Teatro Massimo