Home In mezz'ora In mezz’ora, il graffio e l’incisività di Lucia Annunziata cedono il passo all’ostentata ricercatezza formale di Monica Maggioni

In mezz’ora, il graffio e l’incisività di Lucia Annunziata cedono il passo all’ostentata ricercatezza formale di Monica Maggioni

Monica Maggioni ‘interpreta’ In mezz’ora con la sua cifra stilistica: tanta cura estetica, scarsa contrapposizione dialettica. La recensione

pubblicato 10 Settembre 2023 aggiornato 13 Settembre 2023 09:43

Guardando la prima puntata del nuovo corso di In mezz’ora non si ha l’impressione di assistere ad un programma che fra una settimana potrebbe venire stravolto nella sua forma e nei suoi contenuti. Monica Maggioni e la squadra che lavora con lei hanno ben in mente la trasmissione che vogliono andare a fare.

Non è un aspetto scontato per un programma che cambia per la prima volta, dopo che per anni ha conosciuto una sola padrona di casa. Con Lucia Annunziata si era abituati a un programma “sporco”, fatto di sbavature lessicali e formali, ma ricco di sostanza, ideologica e non. L’ex direttrice del Tg1 pare invece portare la trasmissione in una nuova direzione.

La cura formale ed estetica assumono una rilevanza e uno spessore fino ad oggi sconosciuti. Proprio per questo, probabilmente, si è abbandonato lo studio 2 di via Teulada per passare allo studio 5, quello che abitualmente ospita Porta a Porta. Qui Monica Maggioni può godere di un’ampia scenografia, che ricalca quella del programma di Vespa, trovando però una veste che le calza a pennello.

in mezz'ora 2023-2024 studio

Il pavimento chiaro e il tavolo centrale nero, accompagnato da altrettanti più piccoli, sfruttati solo a livello scenografico, costruiscono il contrasto essenziale e minimal che corrisponde a pieno al gusto della Maggioni. Le immagini di Tullio Pericoli utilizzate per decorare i grandi ledwall dello studio si inseriscono poi a pieno titolo in questa ostentata ricercatezza formale.

 

La prima puntata è dominata dagli esteri. Il terremoto in Marocco apre la puntata, con una copertina costruita sulla testimonianza filmata da un giovane a Marrakech. I collegamenti con il paese africano punteggiano tutta la puntata e il terremoto che ha colpito il Marocco è anche il primo tema affrontato con il ministro Crosetto.

in mezz'ora marocco prima puntata

Prima di lui Monica Maggioni ospita Maurizio Landini per parlare dell’emergenza dei morti sul lavoro, in relazione alla tragedia di Brandizzo. Non si tratta di un confronto one to one con il segretario della CGIL, quanto di una conversazione più ampia in cui, ad esempio, si inserisce anche la voce di una giornalista della Stampa. Neanche, però, con il ministro della Difesa si assiste ad un vero confronto faccia a faccia. Qui si aggiungono, infatti, Marcello Sorgi e Iman Sabbah, parte del “gruppo di redazione”, come spiega la Maggioni.

in mezz'ora 2023-2024

Gli spunti e gli interventi che i due offrono sono marginali, ma alleggeriscono comunque il tono dell’intervista. Si affrontano ovviamente le vicende di politica interna, ma il confronto è privo di qualsiasi tensione dialettica, alla quale l’Annunziata aveva ben abituato.

Nella piattezza del dibattito che ha caratterizzato la trasmissione per la prima ora si passa così alla seconda parte (Il mondo di In mezz’ora), dove gli esteri trovano ancora più massicciamente spazio. Dopo essere tornati in Marocco per un nuovo collegamento, si passa ad occuparsi di Russia. Lo si fa con il biografo di Putin, Philip Short, e con la giornalista che entrò in uno studio televisivo russo con un cartello contro la guerra in Ucraina, Marina Ovsyjannikova.

Il taglio di quest’ultimo segmento pecca talvolta di iper-specialismo. Se prima si era potuto apprezzare la preparazione e la competenza di Monica Maggioni sugli esteri, con questo spazio si rischia di accontentare in più momenti il solo interesse della giornalista. Ci si arriva, infatti, ad occupare dei luoghi di Putin, con tanto di approfondimento sul Cremlino curato da Andrea Gerli. Per contaminare i registri, si chiede inoltre a Maurizio De Giovanni di raccontare una delle morti sospette avvenute fra la cerchia di persone vicine al presidente russo.

Il linguaggio sembra tornare ad essere quello di Sette Storie, programma di seconda serata andato in onda su Rai 1 e condotto dalla stessa Maggioni. D’altra parte lei stessa aveva citato quest’esperienza come anticipatrice del nuovo impegno su Rai 3 in conferenza stampa nei giorni scorsi.

È una nuova In mezz’ora quella dell’ex direttrice del Tg1, dove al graffio e all’affondo si preferisce un’immagine attentata, curata, a tratti patinata. È la cifra che da sempre contraddistingue il racconto di Monica Maggioni, che, come promesso, non si snatura. Il contenuto politico nella prima puntata è stato ridotto all’osso, ma non è da escludere che nelle prossime puntate possa riconquistare spazio. Di certo non tornerà più la passione sanguigna di Lucia Annunziata. Quella stagione si è definitivamente conclusa.

In mezz'oraRai 3