Il Commissario Montalbano, Il metodo Catalanotti è l’ultimo film tv? “Finiremo il ciclo, ma dopo il Covid: bisogna ripensare molti aspetti”

Tutte le dichiarazioni rilasciate nella conferenza stampa dell’ultimo (?) film tv de Il Commissario Montalbano, Il metodo Catalanotti.

“Vorrei ci aiutaste a informare il pubblico che Il metodo Catalanotti non è una replica, che è l’ultimo degli episodi inediti proposti de Il Commissario Montalbano… Vorremmo che si riunisca per celebrare insieme a noi l’opera di Camilleri e anche il nostro lavoro”.

Questo il desiderio, quasi un appello, che Luca Zingaretti rivolge alla stampa nella conferenza stampa di presentazione de Il metodo Catalanotti, l’ultimo dei film tv tratti dai romanzi di Andrea Camilleri prodotto e realizzato da Palomar in collaborazione con Rai Fiction e in onda lunedì 8 marzo alle 21.25 su Rai 1. Un film tv, il 37esimo della collection dedicata al personaggio de Il Commissario Montalbano, che vede Luca Zingaretti non solo nei panni del protagonista, ma anche di regista, visto che ha preso lui in mano le redini della regia alla scomparsa di Alberto Sironi, per 20 anni ‘braccio armato’ della scrittura di Camilleri, scomparso anche lui nel 2019. Un annus horribilis, nelle parole di Cesare Bocci, per gli amanti della serie Mimì Augello, e anche nel ricordo di Zingaretti e del produttore Degli Esposti, che puntellano le loro dichiarazioni di omaggi e pensieri a chi non c’è più, a chi ha fondato il mito di Montalbano sulle pagine scritte e in televisione, incluso lo scenografo Luciano Ricceri, anche lui scomparso in questo anno e mezzo trascorso tra le riprese e la messa in onda di questo ultimo inedito.

Non sono repliche, insiste Zingaretti, a dimostrazione che in fondo un po’ di preoccupazione per l’indigestione ‘montalbaniana’ determinata dal ricorso massiccio alla library del Commissario da parte di Rai 1 che ha usato – forse ‘abusato’ – della ‘vittoria semplice’ con Montalbano anche in replica da farne un jolly in caso di controprogrammazione perniciosa e di tappabuchi da soluzione dell’ultimo minuto. E’ un episodio inedito e per molti versi unico, come racconta nel dettaglio Luca Zingaretti:

“Con questo romanzo Camilleri tradisce il pubblico dandoci un Montalbano pronto a rinunciare a tutto il suo mondo per una donna. Non che in questi venti anni non sia stato tentato da altre donne, ma c’è sempre stata la componente di chi cede a chi gli fa gli occhioni dolci. Qui, invece, è come se Camilleri avesse fatto fare a Cappuccetto Rosso una rapina in banca, qui succede qualcosa di assolutamente straordinario: il Commissario viene steso da una donna che mette in crisi tutto il suo sistema”

dice il protagonista/regista, che presenta così questo inatteso twist di un personaggio ormai familiare a tutti nel modo di pensare, di comportarsi:

“Sono saltato sulla sedia quando l’ho letto e non è stato facile trasporlo sullo schermo: sia nella recitazione che nella regia, ruolo duro da prendere per ovvi motivi, abbiamo fatto un atto di coraggio, serviva un salto nel vuoto. Credo che siamo riusciti a dare il senso di questo scollamento. E ringrazio tutti i miei colleghi: ho dovuto prendere il timone dalla mattina alla sera e senza il loro aiuto non ce l’avrei fatto. Penso che questo ultimo episodio che presentiamo al nostro pubbico rimarrà dentro: prima di tutto perché forse, presagendo la fine, Camilleri ha infarcito il testo di giovinezza, vecchiaia, di passione per il teatro come se fosse una forma di testamento”.

Un atto di coraggio quello di subentrare alla regia, un atto di coraggio quello di cercare anche una cifra recitativa diversa, che negli anni ha trovato una sua misura tra poliziesco e commedia dell’arte possibile solo in un racconto come quello tratto dall’opera camilleriana, che aveva vbisogno anche sullo schermo di quella tridimensionalità riuscita sulla pagina (e che talvolta, soprattutto negli ultimi anni, ha avuto anche qualche deriva over, diciamocelo, soprattutto negli scambi con Catarella diventati sempre più caricaturali), ma che doveva fare i conti con questo Montalbano scosso fin dalle sue fondamenta per l’arrivo di una donna, interpretata da Greta Scarano, che mette in crisi tutto il suo mondo. E nella modernitàdi questo romanzo c’è anche il ventaglio di figure femminili proposte da Camilleri, che nel suo modo di raccontare ha sempre saputo tratteggiare caratteri forti, donne dalle mille sfumature anche nei personaggi di contorno. Sensualità, libertà, ma anche sacrificio, rivalsa, riscatto, delitto sono solo alcune delle nuances che fanno parte di questa trasposizione, per la quale c’è attesa, anche nei risultati d’ascolto. Potrà sembrare assurdo, ma il richiamo alla ‘prima visione’ fa capire che qualche preoccupazione, fosse solo scaramantica alla vigilia, c’è.

Ma Il metodo Catalanotti sarà l’ultimo film tv di Montalbano? Ne saranno prodotti altri, soprattutto quello tratto dall’opera postuma, Riccardino, che chiude definitivamente il ciclo de Il Commissario Montalbano?

La risposta arriva dal produttore Carlo degli Esposti e sembra essere no e sì. No, non vuole essere l’ultimo episodio tv e sì, c’è l’intenzione di proseguire per chiudere il cerchio, per concludere l’opera, per compiere il percorso tracciato dallo stesso Camilleri – il primo, come ricorda il produttore, ad aver voluto una chiusura per il suo personaggio, tanto da scrivere un’opera conclusiva rimasta in cassaforte per anni – ma con calma e dopo il COVID. Senza più il supporto in scrittura di Camilleri, senza più il regista Sironi, senza una colonna come lo scenografo Ricceri “c’è bisogno di ripensare tutto con calma“. E non è una cosa che si può fare con la pressione di una pandemia in corso. Sarebbe uno stress ulteriore per la produzione, oltre ad aggravare un clima che non è affatto sereno, visto che si è ancora nel pieno dell’elaborazione del lutto, dice Degli Esposti.

“La serie va conclusa. Ma è passato solo un anno dalla tempesta perfetta che ci ha portato via autore, regista, sceneggiatore: è stato un terremoto, ora è presto per pensare a quello che faremo. Il COVID, poi, ci impedisce di tornare sul set con la tranquillità che ci ha contraddistinto in questi anni: ci sarà un momento, dopo il Covid, in cui prenderemo una decisione. Il Covid non è una scusa: la scomparsa di Camilleri, Sironi e Ricceri per noi è stata un vero terremoto. Ci vuole un ripensamento che a caldo è difficile per tutti: c’è la responsabilità di trasporre la letteratura di Camilleri senza Camilleri, senza la maestria di Sironi che ha trovato una chiave di racconto degna di Germi… Per questo vogliamo aspettare che passi la pandemia: produrre in queste condizioni mette addosso una tensione che non permette adesso un ripensamento. Certo, la serie va finita – aggiunge Degli Esposti –  non possiamo chiudere con questa immagine di Montalbano, con questo Commissario così distante, ma abbiamo bisogno di tempo. Tutte le grandi mancanze hanno bisogno di tempo, il peggior nemico è la fretta”.

Lo stesso Zingaretti torna sull’opportunità, ma soprattutto sulle modalità e sui tempi con cui affrontare questo ripensamento. Nonostante sia passato sulla carta un anno, quello che è trascorso è per lui un tempo sospeso:

“Ogni volta che ci siamo riuniti l’abbiamo fatto una grande voglia, con un grande entusiasmo. Da parte mia non c’è nessuna stanchezza per questo personaggio. Dall’anno scorso, però, sono mancati due complici, due compagni di trincea. Un anno fa ho detto che tornare su un set senza i miei punti di riferimento non mi avrebbe fatto piacere, ma dico anche c’è anche il rispetto per un progetto che deve compiersi. In questo anno, però, il tempo si è fermato: non c’è stato il tempo di elaborare il lutto, né la voglia di vedersi e parlare di questo. Quando la vita tornerà a scorrere vedremo. Vedremo anche come sarà accolto questo ritorno dal pubblico”.

Stando alle parole di Degli Esposti – e trovate tutte le dichiarazioni nel live in basso – in ballo non ci sarebbe, dunque, solo l’ultimo capitolo, Riccardino, ma anche Il cuoco dell’Alcyon, il penultimo romanzo scritto che avrebbe dovuto – nelle intenzioni – aprire ancora di più all’internazionalità del titolo, con personaggi – e quindi attori – stranieri, oltre ad alcuni racconti che non sono mai stati trasposti in tv e che potrebbero costituire nuovo materiale per eventuali altri film tv.

L’intenzione di continuare, per chiuderlo come merita, il ciclo de Il Commissario Montalbano quindi c’è: Il metodo Catalanotti non vuole essere, almeno al momento, l’ultimo dei film tv della saga di Salvo Montalbano. E’ però l’ultimo inedito in ordine di tempo: e allora abbiamo modo di vedere questo inedito Montalbano, sotto tanti punti di vista, lunedì 8 marzo alle 21.25 su Rai 1. Col pensiero a Camilleri, Sironi e Ricceri.

La conferenza stampa de Il metodo Catalanotti

11.35 Si comincia. Tanti temi nuovi annunciati in questo ultimo appuntamento, tante sfaccettature, oltre alle atmosfere tipiche di Camilleri.

11.36  Saluto di Stefano Coletta: “Da parte di Rai 1 solo la grande felicità di ritrovare, dopo Sanremo, questo appuntamento che accompagna i telespettatori da tanti anni. Mi sento di dire che in questa epoca di vaghezza emotiva, di ambivalenza sentimentale, la solidità di questo episodio troverà grande approdo nei telespettatori. La capacità ritrattistica di Camilleri apre a temi molto interessanti, come la perdita del controllo: assisteremo alla passione come allontanamento dalla ratio, ma è un ennesimo pregiato lavoro di quelli che orientano il popolo di Rai 1 in questa incertezza. Rai con questa opera fa sempre la differenza. Grandi in bocca al lupo a tutti”.

11.41 Maria Pia Ammirati, direttore Rai Fiction: “Per noi Montalbano è sempre una festa. E’ un protagonista dell’immaginario del nostro paese e nel mondo. Ringrazio il team che sostiene da 20 anni questa grande favola italiana, a cominciare da Zingaretti e tutto il cast. Montalbano è il testimonial della fiction Rai e di una italianità precisa, di un glocal che parte dalla Sicilia. Il patto di fiducia che il programma ha stretto col nostro pubblico non tradisce mai”.

11.46 Ammirati: “Cosa scopriamo di Montalbano in questo ultimo film tv? Che in lui c’è una crepa, una crepa che ci dà l’emozione di un sentimento, che ci mostra un Montalbano che non è tutto di un pezzo…”. Ma questo lo sapevamo da un po’: i romanzi di Camilleri e le stesse fiction ce lo hanno raccontato più volte in questi ultimi anni. “Mi appassiona questo ultimo episodio perché c’è questa frattura, c’è questa novità umana, sentimentale, in cui andrei a cercare una nuova personalità di Montalbano”. Il collegamento audio-video non è il massimo, il che aiuta a tagliare.

11.48 Carlo degli Esposti, produzione Palomar: “Siamo a quota 37 di film per questa collection. Questo film in onda quest’anno è tratto da un romanzo molto importante di Andrea: è un punto di snodo del racconto di Montalbano, che dà la circolarità della passione e del tradimento legato al mondo del teatro, tanto amato da Camilleri. Questo è uno degli ultimi tre film che abbiamo prodotto in una tempesta perfetta che ha visto sparire il nostro mentore e timoniere Camilleri e ci ha fatto sparire di botto, mentre stavamo girando, Sironi. Luca Zingaretti ha preso il timone di questi ultimi tre film e sono contento che la casualità ci porti ad andare in onda l’8 marzo, perché è una storia con tanti personaggi e sfumature femminili”.

11.51 Degli Esposti: “Cosa ne sarà di Montalbano? E’ passato un anno dalla tempesta perfetta ora è presto. Il covid ci imedisce di tornare sul set con la tranquillità che ci ha contraddistinto in questi anni: ci sarà un momento, dopo il Covid, in cui prenderemo una decisione. Perme e per altri Montalbano è eterno.

11.53 Luca Zingaretti: “Riassumo le difficoltà: Camilleri tradisce il pubblico con questo Romanzo. Montalbano ha sempre tenuto tanto anche alla sua donna, per lui uno specchio. Qui è come se avesse fatto fare a Cappuccetto Rosso una rapina in banca. Per tradurre i romanzi in tv abbiamo adottato uno stile da commedia dell’arte, con uno stilema di recitazione che altrove sarebbe impensabile: Catarella ci fa sorriere e non stona.

11.56 Zingaretti: “In questi anni il Commissario è stato indotto in tentazione, quasi come un orsacchiotto; qui no, qui succede qualcosa di assolutamente straordinario. Il commissario viene steso da una donna che mette in crisi tutto il suo sistema: a un certo punto dice che vuole stare solo accanto a lei, pronto a rinunciare a tutto, a Livia, al suo lavoro. Sono saltato sulla sedia quando l’ho letto e andava trasportato sullo schermo: sia nella recitazione che nella regia, ruolo duro da prendere per ovvi motivi, abbiamo fatto un atto di coraggio, serviva un salto nel vuoto. Credo che siamo riusciti a dare il senso di questo scollamento. E ringrazio tutti i miei colleghi: ho dovuto prendere il timone dalla mattina alla sera e senza il loro aiuto non ce l’avrei fatto. Penso che questo ultimo episodio che presentiamo al nostro pubbico rimarrà dentro: prima di tutto perché forse, presagendo la fine, Camilleri ha infarcito il testo di giovinezza, vecchiaia, di passione per il teatro come se fosse una forma di testamento”.

11.59 Si parte con un primo giro di domande. Scotti, Il Giornale: “Non credo alla questione del Covid: le serie tv continuano a essere prodotte. Mancano due romanzi, tra cui il postumo: non c’è un progetto per realizzare almeno uno di questi?”. Degli Esposti: “Il Covid non è una scusa: in pochi giorni nell’agosto 2019 abbiamo perso Camilleri, Sironi e lo scenografo Luciano Ricceri, che era un co-autore vero e proprio, un mentore della Palomar. Per noi è stato un vero terremoto. Ci vuole un ripensamento che a caldo è difficile per tutti, dalla Rai a Zingaretti. Il Covid non è una scusa, è un momento di grande ripensamento perché la responsabilità di trasporre la letteratura di Camilleri senza Camilleri, senza la maestria di Sironi che ha trovato una chiave di racconto degna di Germi che ha trasformato un genere, una chiave che Luca, negli ultimi tre film, ha saputo rendere… Sommate a questo il dolore, la difficoltà di preseguire una regia che non era sua… Tutto questo ci fa dire che aspettiamo che finisce il Covid, perché produrre col Covid mette addosso una tensione che non permette adesso un ripensamento. Certo, la serie va finita: non possiamo chiudere con questa immagine di Montalbano, con questo Commissario così distante, ma abbiamo bisogno di tempo. Tutte le grandi mancanze hanno bisogno di tempo, il peggior nemico è la fretta. Chi ha pensato alla conclusione dell’epopea di Montalbano è stato lo stesso Camilleri che ha scritto Riccardino nel 2007 e l’ha revisionato un anno e mezzo prima della sua morte; certo, ci sono altri romanzi, come La Crociera dell’Alcione, scritti quando pensavamo tutti insieme di allargare la mondialità di Montalbano e che infatti contiene protagonisti stranieri, e ci sono tanti racconti che non abbiamo utilizzato”. Insomma, si fa capire che l’intenzione di continuare c’è: bisogna capire come. E senza fretta.

12.07 Domanda a Peppino Mazzotta a cui viene chiesto come si è approcciato al siciliano, lui calabrese. Beh, basti dire che lui è un grandissimo interprete, uno splendido attore. Per cui andrei avanti veloce. Lui ricorda che gli inizi sono stati ‘difficili’ perché era molto giovane e per il tipo di cifra, quella calibrazione da commedia dell’arte molto delicata, che richiede la giusta misura. “Una volta trovata ci abbiamo sguazzato dentro e continueremo a farlo nei prossimi anni se ne avremo la possibilità”.

12.10 Zingaretti: “I suoi libri, se li sai interpretare, dicono tante cose, oltre la storia. Ed è uno dei motivi per cui i suoi romanzi, e i suoi film, sono stati amati in tutto il mondo. Sono pieni di significanti e significati….”.

12.14 Cosa pensa Zingaretti del futuro di Montalbano? “Parto da Catalanotti: è bella l’ironia con cui è stato costruito il personaggio e dietro c’è il gran divertimento di Camilleri nello scrivere e anche la sua passione per Pirandello. Ad Andrea era caro il tema tutto pirandelliano dell’identità, nelle opere e nella vita”.

12.16 Cosa pensa quindi del futuro di Montalbano? Zingaretti: “Per quanto riguarda la mia posizione sul futuro: noi in questi 20 anni, una cavalcata fantastica, siamo riusciti a mantenere uno standard molto alto perché non abbiamo avuto contratti ‘a tempo’. Ogni volta che ci siamo riuniti l’abbiamo fatto una grande voglia, con un grande entusiasmo. Da parte mia non c’è nessuna stanchezza per questo personaggio. Dall’anno scorso, però, sono mancati due complici, due compagni di trincea: non è il regista di un film, ma di una serie ventennale che ha significato molto come uomo e professionista. Un anno fa ho detto che tornare su un set senza i miei punti di riferimento non mi avrebbe fatto piacere; ma c’è anche il rispetto per un progetto che deve compiersi. Dico la stessa cosa di un anno fa? Beh, in questo anno il tempo si è fermato: non c’è stato il tempo di elaborare il lutto, né la voglia di vedersi e parlare di questo. Quando la vita tornerà a scorrere vedremo. Vedremo anche come sarà accolto dal pubblico. Vorrei ci aiutaste a informare il pubblico che questo è l’ultimo degli episodi inediti, che non è una replica, che si riunisca per celebrare insieme a noi l’opera di Camilleri e il nostro lavoro”.

12.21 Cesare Bocci: “Siamo stati fedeli a quello che ci ha fatto divertire molto. L’ultima volta è stato un divertimento amaro. Ci sono stati momenti anche di tensione, perché mancava Alberto Sironi, la sua figura. Ma siamo andat avanti e questo film penso rispetti appieno quello che è stato fatto in 20 anni. Il ruolo di Mimì è quanto di meglio potesse capitarmi nel momento in cui l’ho accettato e l’ho portato avanti sempre con divertimento: con i testi di Andrea era facile. E poi ormai con la squadra ci capiamo al volo: magari succedesse su tutti i set.

12.24 Emanuela Castellini, Quotidiani del Nord a Zingaretti (sulla giornata di protesta per il teatro e sul successo della moglie) e Scarano (cosa significa essere in Montalbano e come è la sua protagonista).

12.25 Zingaretti sulla prima domanda: “Io sono uno dei soci fondatori di Unìta: abbiamo fatto tante cose in questo periodo, come essere riconosciuti dalle istituzioni per avere dei ristori per gli attori. Ci siamo riusciti, ne siamo contenti. La nostra iniziativa, Facciamo luce sul teatro, è un  modo per creare attenzione su un settore: non vogliamo riaprire domani, ma vanno studiati dei protocolli per riaprire i teatri in maniera sicura. Far sentire la propria voce è un modo per attirare l’attenzione: se si perde l’abitudine di andare a teatro, si perde il tessuto della cultura di un paese”.

12.27 Zingaretti sulla seconda domanda: “Sono felicissimo per Luisa e per il successo di Lolita Lobosco. Oltre alla bravura e la bellezza di Luisa, sono contento da marito perché ha conquistato la fiducia del pubblico su quello che propone. La fiducia del pubblico è essenziale per la carriera”.

12.28 Greta Scarano: “Felicissima di questa opportunità, arrivata quasi fuori tempo massimo. Ho conosciuto Sironi e sento nostalgia per lui, immagino chi ci ha lavorato per 20 anni. Mi sono sentita all’inizio come un’aliena rispetto a una famiglia che si conosceva benissimo. E’ stata un’esperienza divertentissima. Ho avuto l’occasione di nincarnare un personaggio che comporta una crisi enorme in una struttura stabile: essere ‘un terremoto’ è bellissimo per un attore”.

12.32 Andrete a Sanremo a presentarlo? Interviene l’ufficio stampa: “Vedremo quando saranno presentate le scalette, ma direi di no, visto che abbiamo anticipato la presentazione”. Beh, potrebbe essere proprio l’inverso… e poi solitamente Montalbano a Sanremo ci va-

12.33 Domanda agli sceneggiatori sul ruolo della protagonista che rivendica la sua singletudine in una battuta che trova di particolare nmodernità. Francesco Bruni: “Ho guardato questa puntata come se non l’avessi scritta. E in questo faccio i miei complimenti a Luca, perché una sensazione del genere mi capita quando hai un regista che sa il fatto suo. Hai la sensazione di vedere una cosa completamente nuova, non scritta da sé. Non me lo ricordo se quella battuta c’era nel testo di Camilleri, ma ha colpito anche me per la sua modernità. Ed è bellissimo anche il personaggio di Antonia Truppo che di fronte alle vessazioni di un uomo, reagisce”. Risponde Zingaretti alla domanda: “C’è nel libro e l’avete riportato integralmente”. Leggerlo no?

12.37 Domanda per il cast femminile. Un domandone a dire il vero, sulla capacità di un regista di entrare nel pensiero più recondito delle attrici. Poco attinente, a mio avviso per la conferenza.

12.39 Che bello ritrovare Marina Rocco in una fiction Rai. “Ho avuto questo piccolo personaggio, ma ho lavorato con persone eccezionali e ho trovato gran spessore e qualità sia pur nel divertimento. E spero di non trovare  mai un Catalanotti sul mio cammino”.

12.41 Un momento anche per citare Sonia Bergamasco, che ha mandato un saluto registrato.

12.41 Giulia Bertollini per Zingaretti: “Cosa pensa di aver lasciato a Montalbano e cosa Montalbano a lei”. Zingaretti: “Io a Montalbano ho lasciato i capelli… scherzo. Ho comprato il primo romanzo di Camilleri per simpatia, lo lessi dopo qualche mese e fu amore a prima vista: un amore professionale, perché capii che era un personaggio meraviglioso, pieno di chiaroscuri. Posso dire che ho amato profondamente Montalbano, anche quelle sue antipatie che lo rendono simpatico, quel senso della giustizia, di essere se stesso col potente e col debole, la sua integrità. Di questo ho fatto tesoro. E poi penso di avergli dato tanto: lo stesso Camilleri non mi vedeva nel ruolo, ma alla fine penso che di avergli dato alcuni miei difetti umani e le capacità professionali”.

12.45 Max Gusberti: “Questo che è uno degli ultimi romanzi va in onda mentre i teatri sono chiusi. E’ quasi un omaggio postumo al teatro da parte di Camilleri. La novità è nello stile, nella scelta di quest’uomo che è un po’ mago e un po’ imbroglione”.

12.51 Luca Zingaretti: “Dateci una mano a farci capire che è un episodio nuovo, al momento l’ultimo: non sarà l’ultimo, lo sarà non lo so. Ma vorremmo che il pubblico si ritrovasse per vedere questo film, per celebrare chi non c’è più…”

Il Commissario Montalbano, Il metodo Catalanotti: presentazione

Il Commissario Montalbano si prepara a salutare il pubblico di Rai 1 con l’ultimo film tv della serie inaugurata nel 1999 tratta dai romanzi di Andrea Camilleri. Ora che il maestro Camilleri non c’è più, così come il regista Alberto Sironi, la saga televisiva del maggior successo fictional della Rai si avvia alla sua conclusione. Ne sono convinti Luca Zingaretti, storico protagonista nel ruolo del Commissario Salvo Montalbano, e il cast, come confermano le parole di Peppino Mazzotta, da sempre volto del’intraprendente e sveglio Ispettore Giuseppe Fazio.

A circa due settimane dall’ultima puntata di un titolo che ha fatto davvero la storia della fiction italiana – e non solo per i suoi incredibili ascolti in prima visione e ancor più alla trentesima replica – la Rai presenta alla stampa quella che si annuncia essere l’ultima indagine di Montalbano per la tv. Sembra infatti che non ci sia, per ora, l’intenzione di trasporre anche l’ultimo romanzo di Camilleri, Riccardino, uscito postumo nel primo anniversario della scomparsa del maestro.

Sarà di certo uno dei punti chiave della conferenza stampa de Il metodo Catalanotti, in onda il prossimo 8 marzo alle 21.25 su Rai 1. A parlarne in conferenza stampa ovviamente Luca Zingaretti, che per questo film tv ha rivestito anche il ruolo di regista vista la malattia che ha tenuto il regista Alberto Sironi lontano dal set prima della sua scomparsa. Con lui il cast storico, con in prima linea Cesare Bocci (Mimì Augello), Peppino Mazzotta (Fazio), Angelo Russo (Catarella) e Sonia Bergamasco (la terza ‘Livia’ della saga); con loro anche Antonia Truppo, Marina Rocco e Greta Scarano.

Confidiamo che Palomar, da sempre produttrice della serie, e Rai Fiction trovino un accordo anche col cast per portare sullo schermo anche l’ultima indagine letteraria di Montalbano, realizzata da Camilleri per chiudere la storia del suo Commissario e rimasta per qualche tempo in cassaforte; sarebbe la chiusura di un ciclo, non solo letterario e televisivo, ma non la fine di una leggenda.

 

 

Ultime notizie su Il Commissario Montalbano

Il commissario Montalbano è una fiction prodotta da Palomar per Rai Fiction, tratta dai romanzi di Andrea Camilleri, incentrata sulle vicende professionali e private di Salvo Montalbano (Luca Zingaretti), il commissario di polizia della fittizia cittadina siciliana di VIgata.

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