Il Cielo in un teatro

Quel che resta di cinque giorni passati fra una parte e l’altra di un vetro

di Hit

Se dovessimo ricordare fra tanti anni questo settantaduesimo Festival di Sanremo, molto probabilmente lo ricorderemo tutti come qualcosa di magico, unico, quasi irripetibile. Tutto nato dalla mente e dal cuore di una persona: Amadeus. Una persona autentica, gentile, onesta, che ha saputo ripartire anni fa da una imitazione di Sandy Marton, riuscendo ad acchiappare quel treno su cui era sceso tempo prima. Già perchè, diciamocelo chiaramente, questo Festival di Sanremo è nato da lui e dai rapporti di sincera amicizia che ha saputo coltivare negli anni, la maggior parte dei quali nati in un incrocio di vite fatte da ragazzi pieni di passione che partiti dalla provincia arrivavano a Milano, alla corte di Claudio Cecchetto nella mitica Radio Deejay.

Il Festival di Sanremo era però nella strada di Amadeus da sempre e noi stessi durante una intervista di alcuni anni fa, ci permettemmo di dire che lui era pronto per l’evento musicale dell’anno.

 

Ed a proposito di Sanremo, il Festival è uno dei sogni di molti conduttori televisivi: che ne pensi? Noi riteniamo tu sia pronto per farlo.

 Ti ringrazio. Sanremo è ovviamente il massimo per uno che fa il mio mestiere. Sanremo appartiene alla tradizione del nostro paese, è una specie di Carnevale di Rio nostrano. Il Festival l’ho sempre seguito fin da ragazzino, per passione prima e per lavoro poi. Chiunque faccia il mio mestiere sogna di condurlo prima o poi. Detto questo, mi piace dire che ora ho la fortuna di lavorare tanto e bene, quindi non ne faccio una malattia: se dovesse però capitare ben venga. Va fatto bene, dove uno si assume anche la responsabilità di tutte le scelte. Sanremo ti capita una volta nella vita ed almeno quella volta è giusto farlo come lo vuoi fare.

 Se domani dovesse chiamarti qualcuno offrendoti Sanremo, su due piedi, cosa risponderesti?

 Su due piedi direi che a Sanremo non si dice di no, ma proseguirei spiegando come lo vorrei fare, aggiungendo che si devono fidare di me.

Devono darti carta bianca in sostanza…

 Quello è importante. Per esempio in un programma più piccolo, rispetto a Sanremo, come Ora o mai più, ho avuto carta bianca, insieme al gruppo di autori. A maggior ragione per un evento televisivo quale è il Festival occorre avere la piena fiducia dell’azienda che te lo propone. Se sbagli un programma del sabato sera la vita tutto sommato prosegue, se sbagli Sanremo la cosa si fa più difficile, quindi è giusto farlo a propria immagine e somiglianza.

 L’idea su come vorresti fare il Festival ce l’hai già in mente?

 Si l’idea nella mia testa ce l’ho. Sognare non costa niente.

 Hai chiesto magari qualche consiglio al tuo amico Fiorello rispetto all’idea sul Festival che hai in testa?

E chi lo sa? (ride,ndr).

 

Lui era pronto perchè aveva dentro di se tutti gli ingredienti giusti per capire come sarebbe potuto essere il Festival degli anni moderni. Un Festival che partiva dal suo passato professionale, che gli permetteva di decodificare il futuro, già nella scelta stessa dei brani e dei loro interpreti. Amadeus era pronto allora, come lo sarà domani, perchè è in grado di capire le esigenze del pubblico e non solo di quello squisitamente televisivo, come i dati di ascolto ci hanno chiaramente detto. Amadeus è il conduttore che oggi si avvicina di più al grande Pippo Baudo.

L’impronta dunque di questo Sanremo 2022 nasce dalla mano ferma e sicura di Amadeus che ha saputo radunare dentro il teatro Ariston di Sanremo uno spaccato, anzi lo spaccato musicale dell’Italia della musica leggera di oggi. Dentro quel teatro quindi hanno trovato giustamente dimora gente apparentemente lontana come Iva Zanicchi, Achille Lauro, Gianni Morandi, La rappresentante di lista, Elisa, Massimo Ranieri, Dargen D’Amico e Tananai.

Il teatro Ariston dunque, mentre a terra ospitava tutta quella gente che applaudiva e si divertiva, fra artisti e pubblico in platea e in galleria, pareva scoprirsi con un dolce colpo di vento, aiutato da quelle note leggere, che solo la musica leggera fa essere cosi lievi e al tempo stesso cosi tangibili. Ma mentre quel tetto fisicamente restava, si colorava di tutti i colori dell’arcobaleno, mostrando un cielo sereno,  come appena vestito di quei colori dopo una giornata di nebbia, svelando ad una una tutte le stelle del firmamento, proprio come in una celebre poesia di Giuseppe Ungaretti, “Sereno“:

Dopo tanta
nebbia
a una
a una
si svelano
le stelle.
Respiro
il fresco
che mi lascia
il colore
del cielo.
Mi riconosco
immagine
passeggera
presa in un giro
immortale.

E partendo proprio da quel giro immortale che solo la musica sa donare alla mente e al cuore dell’essere umano, in quel teatro, in quelle cinque sere, il soffitto si è colorato di tutto ciò che il cielo rappresenta, la vita e con quella il suo senso.

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