Henry Winkler, da Fonzie a I Simpson: 80 anni tra soddisfazioni, traguardi e nuove sfide televisive
Henry Winkler compie 80 anni. Icona del piccolo schermo fra tendenze e tormentoni senza tempo: il suo Arthur Fonzarelli, per tutti Fonzie, ha fatto storia. La sua carriera, però, è andata oltre un giubbotto di pelle e un juke-box.
Henry Winkler è stato quello che oggi, con il senno di poi, è diventato Benjamin McKenzie. Un ragazzo che, per vivere, lavorava in un negozio di video noleggio a San Diego (destino comune a grandi attori e registi, si veda l’epopea di Quentin Tarantino) fin quando un incontro gli cambia la vita. I produttori più influenti d’America lo notano e lui diventa la star di quello che sarebbe presto divenuto un cult seriale degli anni Duemila. Soprattutto nella prima parte.
Si tratta di The OC: la serie, fra Europa e Stati Uniti, ha collezionato milioni di ascolti. Ancora oggi le repliche sono attese con la stessa voglia e curiosità di un tempo. Al centro di tutto le vicende di Ryan Atwood, un giovane bello e dannato (interpretato proprio da Benjamin McKenzie) in grado di conquistare ragazze e ragazzi con il suo appeal e un carisma senza paragoni. Questo, in principio, è stato (e continua ad essere nei ricordi di molti) Henry Winkler.
Henry Winkler e il concetto di icona seriale
Un attore promettente a cui la vita dà l’occasione giusta al momento giusto: siamo nel 1973, Winkler faceva i conti con la sua giovinezza e ambizione, frenata soltanto da una dislessia frutto di alcuni traumi adolescenziali che successivamente risolse. Al netto di questo si difendeva egregiamente in teatro e nei locali dove recitava alcuni monologhi, in larga parte scritti da lui. Fin quando viene chiamato per fare il provino per una serie in uscita l’anno successivo.
Il 1974, infatti, Happy Days sarebbe sbarcata su tutti i televisori d’America e non solo. Una serie familiare dove gli incontri-scontri generazionali erano alla base di tutto. Serviva, in primis, un co-protagonista: Arthur Fonzarelli, che avrebbe dovuto stare accanto all’amico Richie Cunningham.
Il provino per Happy Days
Questo, almeno, era l’intento di regia e produzione prima di vedere Henry Winkler all’opera. L’interprete arrivò e si presentò con il copione della parte, per fare buona impressione alla commissione di valutazione sembrava essere un ottimo espediente. Soltanto che Winkler, nel mettere in atto la performance, si ritrovò a improvvisare completamente alcune battute. Questo perché la dislessia non gli permetteva di ricordare tutto alla perfezione. Un difetto nella lettura e nell’assimilazione che divenne – suo malgrado – un valore aggiunto.

Le mosse di fronte al juke-box, le frasi a effetto, persino l’iconico tormentone: “Heyyy”, sono frutto dell’estro di Winkler che in quel frangente, preso alla sprovvista da una sua mancanza, ha cercato di dare tutto per nasconderla. Risultato: il ruolo di Fonzie divenne suo, ma Arthur Fonzarelli non dovette più essere un comprimario. Regia e produzione di Happy Days si resero conto che un interprete del genere meritasse la ribalta. Gliela garantirono. Un ruolo cucito su misura che, in poco tempo, divenne l’idolo e l’esempio televisivo per decine e centinaia di persone. Il chiodo di pelle, quel sorriso smagliante accompagnato dalla brillantina.
“Jump the shark”: Fonzie entra nel dizionario
Tutto merito di Happy Days (e Grease, ma quest’opera è più attinente alla categoria dei musical). Henry Winkler fu il primo a rendere internazionale e intramontabile il concetto di icona seriale. In bene e in male. Infatti, sempre a Winkler si deve l’espressione americana “Jump the shark”. L’equivalente in Italiano è: “Fare il passo più lungo della gamba”, ovvero osare troppo. Spingersi oltre. In America si traduce, letteralmente, saltare sopra uno squalo. Il significato, però, è lo stesso. Tale metafora la si deve proprio al Fonzie di Winkler: la produzione di Happy Days, infatti, appena si rese conto che la serie stava macinando consensi e incassi negli anni ’80, iniziò a far fare a Fonzie qualsiasi cosa. Persino le acrobazie più impensabili.
In un episodio del 1977, infatti, Henry Winkler – ormai conosciuto da tutti come Arthur Fonzarelli – stava facendo sci acquatico. A un certo punto vede uno squalo in lontananza. Chiunque si sarebbe dileguato cercando una sistemazione migliore in preda al panico. Tutti, ma non Fonzie. Il quale, per esigenze di copione, saltò lo squalo armato soltanto di sci d’acqua. Quel frangente fece sobbalzare dalla sedia gli spettatori che gridarono allo scandalo: una scena eccessivamente surreale che scatenò polemiche e dubbi.
Da Scream a I Simpson
Fonzie, dunque, rientrò in carreggiata. Finito il successo di Happy Days Winkler si mise a cercare altri ruoli adatti a lui, ormai però era bollato. Tutti lo ricordavano soltanto per il giubbotto di pelle e le imprese al cospetto di un juke-box in riproduzione. L’interprete ha faticato molto per uscire da quell’identificazione, ma il tempo gli ha dato modo di mettersi in evidenza anche per altro. Impossibile non ricordare il suo cameo in Scream, nei panni del Preside Arthur (nome che torna) Himbry vittima di un destino beffardo tipico dei film horror. Poi c’è stata, fra le altre cose, la vittoria di un Emmy per l’interpretazione nella serie Barry che gli ha dato una seconda giovinezza agli occhi di critica e pubblico.
Winkler ha anche fatto alcuni camei nelle serie animate per adulti più in voga nella contemporaneità: I Simpson e Bojack Horseman, in entrambi i casi ha interpretato il ruolo di sè stesso. Alle prese con una “maschera” di cui non riesce a liberarsi. Nella vita reale, invece, Henry Winkler è molto grato a Fonzie ed Happy Days.
L’Italia e l’invito di Carlo Conti
Gli anni e la maturità lo hanno portato a far pace con il passato. Oggi, al compimento di 80 primavere, l’attore definisce cool quello che è stato il suo personaggio più iconico. Essendo consapevole che, in larga parte, verrà ricordato esclusivamente per le imprese in giubbotto di pelle. Non è ancora tempo, tuttavia, di pensare ai ricordi. Henry Winkler è pronto a dire la propria, nel panorama attuale di film e serie tv, anche come produttore. Senza dimenticare, fra le altre cose, il rapporto con l’Italia. L’ultima apparizione nello Stivale è stata con Carlo Conti, nel corso della trasmissione televisiva “I migliori anni”. Quelli che Winkler deve ancora vivere.