GF Vip 7, Giovanni Ciacci concorrente: “Essere sieropositivo è ancora un grande stigma sociale”

Giovanni Ciacci, concorrente del Grande Fratello Vip 7, annuncia di essere sieropositivo: il racconto della malattia e di una vita normale

Attraverso un’intervista rilasciata questa settimana a ‘Chi’, Giovanni Ciacci ha confermato la propria presenza come concorrente del ‘Grande Fratello Vip 7′, in partenza a settembre su Canale 5 con la conduzione di Alfonso Signorini.

Il noto costumista della tv, con un passato a ‘Detto Fatto’ e un presente recente come opinionista di Barbara d’Urso, ha rivelato, per la prima volta, un aspetto inedito del proprio privato. Il futuro gieffino, infatti, è sieropositivo. E’ pronto a raccontare la propria storia e sensibilizzare il pubblico su un tema assai delicato che pone ancora oggi molti interrogativi e pregiudizi da parte della gente:

Ho capito sulla mia pelle che essere sieropositivo è ancora oggi un grande stigma sociale. Eppure oggi si può vivere con l’Hiv, non ci si limita più a sopravvivere e questo è importante dirlo con grande chiarezza. Come occorre dire che l’hiv riguarda tutti, al di là degli orientamenti sessuali di ciascuno.

Il curatore di immagine ha confidato, al magazine diretto da Signorini, che, in un passato non troppo lontano, una conduttrice è andato dal direttore di rete per impedirgli di lavorare a causa della sua sieropositività. Ciacci è pronto a varcare la porta rossa del loft di Cinecittà per spiegare la normalità della propria esistenza dopo la scoperta di aver contratto il virus:

Oggi, con le cure, il tasso virale nel sangue viene annullato e non ci si ammala più di Aids. Certo, si muore ancora: chi non vuole o non può curarsi o chi si accorge troppo tardi della sua sieropositività, magari in Aids conclamato. Ecco, in questi casi è difficile intervenire sulla malattia con successo. Essere prevenuti verso i sieropositivi non ha più senso. Non abbiamo più il virus dell’Hiv nel sangue. Non è più rintracciabile. Sa cosa significa questo? Significa che possiamo fare una vita come quella di qualsiasi altra persona. Possiamo avere figli senza trasmettere loro la sieropositività. Possiamo fare l’amore con il nostro compagno o la nostra compagna senza preservativo, perché non trasmettiamo più nulla. Se mi tagliassi le vere e tu entrassi in contatto con il mio sangue non ti accadrebbe nulla, semplicemente perché nel mio sangue il virus non c’è. C’è nella mia mappatura genetica, c’è se sospendo le cure, ma se mi curo non corro alcun rischio. […] Meglio non ammalarsi, è chiaro. Ma se ci si ammala non è la fine del mondo. Si può vivere bene lo stesso.

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