Giuliano Peparini a TvBlog: “La tv di oggi va dappertutto ma da nessuna parte. Sempre più necessaria una formazione accademica. Veronica? Ha il carattere più bello”. E sull’incontro con Whoopi Goldberg…
TvBlog incontra Giuliano Peparini che, tra passato, presente e futuro, racconta le tappe più importanti del suo percorso artistico.
Giuliano Peparini: un punto di riferimento per la danza e per il mondo della direzione artistica e regia mondiale. Per anni direttore artistico del talent show Amici di Maria De Filippi, ha saputo creare una dimensione tutta sua distinguendosi con una cifra stilistica senza precedenti, e non rinunciando mai alla sua personalità artistica. Il rinomato regista e coreografo ha collezionato produzioni teatrali, musical e spettacoli di grande scala. Un percorso tutto in salita che gli ha permesso di dare un contributo fondamentale al mondo della danza, trasformando la sua arte in visioni e ideando i classici “quadri“, da lui creati con l’idea di risvegliare i sensi degli spettatori.
Il suo merito è tra l’altro anche quello di aver fondato la Peparini Academy, che nel mese di settembre compirà il suo primo anno di vita e con cui regala opportunità ai giovani talenti. In questa intervista a TvBlog, Peparini racconta le tappe più importanti della sua carriera, il rapporto con sua sorella Veronica, l’incontro – magico – con l’attrice Whoopi Goldberg e gli insegnamenti che dà alle nuove generazioni. A tal proposito, dice: “Ora è importante concentrarci sui ragazzi giovani e sull’educarli. Per me è bellissimo insegnare l’educazione, il modo in cui comportarsi con le persone con cui lavori, rispettare le condizioni di lavoro. Questo non viene messo sempre in pratica”.
Il suo debutto televisivo in Rai è stato significativo per la sua carriera. Come è avvenuto il passaggio dal mondo del balletto classico ai primi impegni televisivi? C’è stata una persona o un’opportunità in particolare che l’ha spinta verso la televisione?
Il mio percorso è stato particolare perché, a livello professionale, ho iniziato quando avevo 13 anni. Il mio primo lavoro da professionista in tv è stato con Franco Miseria, che mi ha notato e mi ha portato in televisione. Il mio obiettivo era perseguire una carriera nella danza classica, e il mio insegnante di danza moderna Roberto Salaorni voleva che facessi invece un percorso più teatrale. All’inizio lui era un po’ titubante, perché avrebbe preferito che io andassi all’estero. Franco Miseria è in realtà sempre stato uno scopritore di talenti, e abbiamo collaborato insieme per tanti anni. Ho sempre avuto un debole per lui, perché per me è un vero visionario, oltre che un grande artista.
Dal teatro alla tv. Quali sono state le maggiori sfide che ha incontrato nel tradurre la sua arte dalla dimensione teatrale a quella televisiva durante i suoi primi lavori per la Rai? Si pensava a un pubblico diverso o a esigenze tecniche particolari?
Avendo iniziato una carriera in tv, ho sempre avuto negli anni una visione teatrale che potesse essere accessibile a qualsiasi pubblico. La televisione mi ha insegnato il ritmo, i tempi e le pause, e il teatro che ho creato intorno a me con gli anni è stato contaminato dalla tv. Tornando nel piccolo schermo, ho quindi portato con me un teatro che si fondasse sulle conoscenze televisive. Avevo un background culturale che proveniva da un tipo di tv e ho voluto riportarlo in Italia dopo diversi anni.
C’è stato un periodo in cui ha danzato con Heather Parisi, già allora una vera star della danza. Si sente nostalgia di una figura come Heather nella tv italiana? Tra le showgirl odierne, c’è qualcuna che assomiglia al suo modo di fare arte e televisione?
La tv italiana ha preso completamente un’altra impronta ora. All’epoca tutti aspettavano il sabato sera per vedere il varietà, mentre oggi lo si attende per vedere i talent. Quello è stato per me un po’ il tramonto. Heather è stata una figura importantissima, perché in quegli anni era una showgirl ma era soprattutto una ballerina. Tutte coloro che sono venute dopo di lei hanno avuto meno tecnica e sono state più televisive. Non ce n’è stata un’altra come lei, anche perché si parla di un’artista che è sempre stata molto spontanea, diretta, che ha detto i propri pensieri senza scrupoli. Le sono costati anche momenti di riposo, proprio perché è scesa a pochi compromessi ed è stata sempre una combattente. Heather non ha inoltre mai abbandonato lo studio e quello è importantissimo.

Showgirl del genere oggi non ne conosco; vedo però persone in tv che sono molto brave. Ad esempio, mi è capitato di guardare Bianca Guaccero e mi sono detto: “Che bello vedere delle donne che hanno una completezza in televisione, che sanno parlar bene, che cantano, che ballano!“. Loro sono personaggi che stanno quasi rinascendo.
Cosa pensa della realtà televisiva odierna e del ruolo che la danza ha al suo interno? Le piacerebbe proporre alla Rai o Mediaset un format interamente dedicato al ballo? Ha mai pensato di farlo?
Il posto che la danza ha oggi nella tv è molto ristretto, perché la si vede dappertutto come condimento di qualsiasi cosa. Io ho portato in televisione qualcosa che è poi stato ripreso ovunque, cioè i famosi “quadri“, che ora vengono “svenduti” dietro qualsiasi situazione. Mi sono sempre ispirato ai grandi della televisione, perché quel tipo di tv la facevamo durante gli anni dei miei esordi ed è stato per me un modo di tornare a quella scuola che io avevo fatto. La televisione va invece oggi dappertutto ma da nessuna parte. C’è un po’ di tutto ovunque. Proporre un format legato alla danza ma anche alla coreografia e a tutto quello che c’è dietro è qualcosa che mi piacerebbe. Vorrei riportare in tv quello che facevo io nell’ultimo periodo, perché ancora oggi quando giro per le città italiane la gente mi chiede quando potranno rivedere i “quadri“. Sento quindi che c’è la voglia di guardarli ancora una volta, e mi farebbe assolutamente piacere riproporli, anche se farei attenzione alle persone con cui andare a collaborare. C’è chi rispetta determinate regole, e chi meno.
Negli anni ha anche ottenuto il ruolo di direttore artistico del talent show Amici di Maria De Filippi. Come si è evoluto il programma nel corso degli anni? Ci sono aspetti che cambierebbe del format odierno?
Il format è cambiato in diversi momenti. Quando mi chiamarono per prendere la direzione artistica del programma, c’era una voglia di rinnovamento. Mi hanno messo a disposizione tutto, sono stati anni bellissimi e fatti di creatività, perché c’era la libertà di fare qualsiasi cosa. Dopo il Covid, il talent si è diretto verso un’altra prospettiva ed era più legato ai ragazzi, ai loro stati d’animo, ai loro rapporti con gli insegnanti, che hanno preso molto spazio ultimamente. L’aspetto che c’è sempre – e che è fondamentale nella scuola di Amici – è il percorso che fanno i ragazzi. Maria è molto sensibile e attenta a questo. Se dovessi cambiare qualcosa? Sicuramente ci starebbe bene qualche “quadro“. L’idea è nata proprio lì, dove per un periodo mi sono sentito a casa, ed è normale che quel luogo sia sempre presente per me.
Lei è sicuramente cresciuto nel mondo della danza, e lo stesso sogno è capitato anche a sua sorella Veronica. Avete lavorato insieme in più occasioni. Ci sono stati momenti di confronto acceso o di disaccordo, e come siete riusciti a superarli per il bene del progetto comune?
Ci sono stati e ci sono tutt’ora questi momenti. Io e mia sorella non siamo sempre d’accordo, e ci troviamo spesso a non condividere le idee. Lei ha una visione della danza diversa dalla mia ed è quindi normale che, quando andiamo a parlare di quello, tutte le volte siamo in contrasto. Si trova però sempre il modo di superare questi momenti; non ci facciamo mai scrupoli a dirci le cose e troviamo sempre la soluzione. Tra i due, in realtà il carattere più bello è il suo, perché dopo mezz’ora ha dimenticato tutto e non porta rancore. Questa è una bella qualità che ha, anche perché io faccio più fatica a dire le cose, sono meno istintivo e do un peso differente a quello che capita. Lo vedo anche quando lei sta in tv, ha una grande empatia e con i ragazzi diventa sempre un po’ mamma. Ogni giorno ha un “figlio” nuovo e si attacca molto alle persone. A me invece succede quando creo uno spettacolo, anche se dopo un po’ riesco a passare oltre e a focalizzarmi già su altro.
Oltre alle sue attività televisive e teatrali, c’è anche la Peparini Academy, una casa artistica che fa emergere tanti talenti nel mondo della danza e che è prossima festeggiare il primo anniversario. Come procedono le vostre attività?
La Scuola sta prendendo piede sempre di più. Quest’anno abbiamo avuto oltre trecento allievi e siamo molto felici di com’è andata. Stiamo lavorando su tanti percorsi diversi, non solo di danza, ma anche di teatro e altre discipline. A breve comunicheremo le due new entry dell’Accademia: Vinicio Marchioni e Milena Mancini, una coppia alla quale io tengo molto perché sono molto affezionati non solo al teatro ma anche al cinema. Per me è importante che i ragazzi possano avere anche quel tipo di percorso. In più, collaboriamo con Sonia Bruganelli con cui stiamo creando bei progetti che stanno nascendo per i ragazzi, anche perché lei è molto concentrata sui giovani. Essendo mamma, è forse una sua propensione naturale ma ritrovo in lei questo amore per i giovani e per la loro crescita, che per me è importantissima.

Il mio intento è quello di formare talenti che siano in grado di coniugare serietà e libertà creativa di artisti completi. Le nostre attività vanno oltre l’insegnamento di una o più discipline. L’obbiettivo più importante è quello di trasmettere il valore del lavoro che – insieme a passione e sensibilità – porta al raggiungimento di risultati concreti per la propria carriera.
Proprio con i ragazzi dell’Accademia è stato realizzato Point Zero, un docufilm co-prodotto da Sonia Bruganelli. Com’è nata la vostra collaborazione e com’è avvenuta l’idea?
L’idea è nata da uno dei gruppi di lavoro che ho nell’Accademia, da una coordinatrice della scuola, Federica Panzeri. Stavamo riflettendo sullo spettacolo di fine anno e non volevo fare qualcosa di improvvisato. Lei ha così lanciato l’idea, per permettere ai ragazzi di esprimersi totalmente con un docufilm. Dalle sensazioni degli allievi che puntano a diventare professionisti delle arti, alle performance di danza classica e moderna, fino esibizioni di canto e recitazione. Abbiamo quindi proposto a Sonia il progetto, e lei è arrivata con la sua macchina che ha permesso di realizzare tutto questo. Essendo un’Accademia nata da poco, non avevamo gli strumenti per poter fare qualcosa del genere in poco tempo. Sonia è venuta alla riscossa e abbiamo così iniziato a lavorarci insieme.
Point Zero rappresenta il sunto di un percorso tecnico, ma anche emotivo, che ogni giovane artista della Peparini Academy persegue. Il progetto è stato presentato a Roma in un primo evento esclusivo per l’Academy. L’idea ha già raggiunto un primo ed inaspettato riconoscimento: il prossimo 5 settembre, in versione adattata, verrà proiettato a Firenze su richiesta degli organizzatori del Premio Stenterello dedicato alla commedia d’autore.
Quali sono i progetti che seguirà il prossimo periodo?
Tra gli impegni prossimi, da metà ottobre ripartirà la tournée italiana dell’opera pop che ho diretto I Tre Moschettieri, una produzione di Stefano Francioni con Giò Di Tonno, Vittorio Matteucci e Graziano Galatone. Nello spettacolo musica, prosa e danza si intrecciano per ridare vita al romanzo di Dumas, in una forma contemporanea e popolare. Tengo a ricordare l’impegno di Veronica Peparini ed Andreas Muller, che hanno realizzato delle coreografie originali e dal grande impatto emotivo. In settembre ritornerò a Macao per continuare a seguire lo spettacolo House of Dancing Water. Tra i nuovi progetti anche un documentario dedicato allo show a Macao.
Il 2025 è per lei un anno molto importante. Dagli spettacoli in Sicilia al progetto UNESCO, fino allo spettacolo House of Dancing Water. Dove sono nate queste idee? Cosa hanno rappresentato per lei questi importanti show?
Questo è stato un anno molto bello, perché ci sono stati momenti in cui avevamo tre spettacoli nel mondo nello stesso momento. Abbiamo avuto House of Dancing Water, il musical dedicato ai 10 Comandamenti e nello stesso tempo anche lo spettacolo de I 3 Moschettieri. Alcuni ragazzi dell’Accademia hanno partecipato al pre-show della prima di House of Dancing Water a Macao ed una parte dei nostri allievi è nello spettacolo I 3 Moschettieri. Ci sono stati diversi progetti, anche se il più grande è stato House of Dacing Water, perché è uno show permanente che io avevo creato nel 2008 insieme a Franco Dragone, e che ho ricreato nello stesso teatro. Lo show costa tra l’altro 250 milioni di euro, uno dei budget più grandi che ci siano al mondo, e vede la presenza di circa 300 artisti e tecnici provenienti da più di 30 paesi di tutto il pianeta.
Inoltre, collaboro con il Teatro Greco di Siracusa e anche lì ho potuto creare mettendomi in gioco, portando determinati testi in scena come L’Illiade con più di 100 ragazzi, e chiudendo con l’UNESCO. Un progetto, questo, nato dal sindaco di Siracusa che mi ha chiesto di portare in scena qualcosa di più leggero, che ci ha permesso così di lavorare a uno spettacolo legato al tema della bellezza. Ho così portato tutti quei personaggi legati alla Sicilia a esibirsi in questo teatro bellissimo, e ancora una volta i ragazzi dell’Accademia Peparini erano presenti sul palco.
Mi rendo conto che già ora è importante concentrarci sui ragazzi giovani e sull’educarli. Per me è bellissimo insegnare l’educazione, il modo in cui comportarsi con le persone con cui lavori, rispettare le condizioni di lavoro. Questo non viene messo sempre in pratica. A Siracusa c’era tra il pubblico anche Whoopi Goldberg e vedere come lei abbia alla fine apprezzato quel tipo di lavoro, quel connubio tra danza e teatro, la musica, i ragazzi dell’Accademia, è stato bellissimo.

Persone di una certa notorietà all’estero apprezzano il lavoro che facciamo qui in Italia, e per questo rivendicherò per tutta la vita la mia italianità.
Cosa ha significato per lei il vostro incontro?
Questa esperienza è stata bellissima, anche perché dopo lo spettacolo gli ho proposto di fare con lei il prossimo progetto. Mi ha detto: “Perché no!? Mi piacerebbe tanto“. Ci siamo dati questo compito di riflettere sulla possibilità di fare qualcosa insieme.