Giovanni Allevi, l’intervista esclusiva a TvBlog: “Non mi interessa più il successo, ora cerco il silenzio. Quando penso all’Ariston, ho un brivido di emozione”
TvBlog incontra il Maestro Giovanni Allevi, tornato in scena con il docu-film Allevi Back to Life e con il nuovo tour.
La bellezza più pura che nasce dalla sofferenza più acuta. Uno scenario che Giovanni Allevi ha saputo costruire passo passo, diventando negli anni tra i musicisti più affermati del panorama musicale. I sogni, il silenzio, un nuovo mondo costruito dai tasti di un pianoforte. E la bellezza. Dopo anni di pausa forzata per via di una malattia, Il Maestro torna alla vita ma lo fa soprattutto con una nuova, luminosa consapevolezza: le note hanno assunto un peso, un significato e una profondità mai raggiunti prima.
In questa intervista a TvBlog, Allevi parla del suo “ritorno alla vita“, dell’importanza che ha ora per lui il silenzio e del docufilm Allevi – Back to Life, al cinema da oggi 17 novembre. Il film è diretto dal regista Simone Valentini. A firmare il soggetto e la sceneggiatura: Giovanni Allevi, Simone Valentini e Giovanni Amico. Consulenti autorali: Luigi Miliucci e Tommaso Martinelli. Tra le testimonianze, all’interno del docufilm, spiccano quelle del papà di Giovanni Allevi Nazzareno, di sua sorella Stella (alla cui memoria è stato dedicato l’intero progetto), l’insegnante di pianoforte Anna Maria Bucci e voci di esperti e volti noti come Raffaele Morelli, Massimo Bernardini, Dardust e Carolina Kostner. Distribuito da Filmclub Distribuzione, è prodotto da Twister Film in collaborazione con Rai Cinema e Bizart, con il sostegno della Regione Marche.
Un dialogo che esplora il ruolo universale dell’arte come mezzo di guarigione. La musica: un potente antidoto contro le ansie del futuro, contro le paure più grandi, i momenti più inaccettabili. Contro tutto ciò che è caos. La musica: una luce che Giovanni Allevi non ha mai spento.
Allevi – Back to life, il ritorno alla vita. Si chiama così il nuovo docu-film che rimanda a un brano indimenticabile che lei ha composto nel lontano 2006. A distanza di anni e dopo la sua esperienza di malattia, quelle note hanno assunto per lei un significato completamente nuovo?
La luce nuova che emana dal brano, non solo la percepisco io ma anche gli ascoltatori durante i miei concerti attuali. In fondo adesso sono come Persefone, momentaneamente tornato dagli inferi, e tutto ciò che è intorno mi appare una meraviglia, a confronto.
In questo momento, di nuovo sul palco e di fronte al pubblico, cosa pensa di aver ritrovato della sua vita precedente e cosa crede di aver creato di nuovo dentro di sé?
Della mia vita precedente resta l’affetto del pubblico e la stima dei professori d’orchestra. Per il resto è cambiato tutto: parlo molto meno, mi espongo solo se necessario, non inseguo più una validazione esterna a quello che faccio, cerco il silenzio. Non mi interessano più il successo ed il prestigio. Soprattutto è come se fossi diventato un cuore, animato solo da amore puro, che nulla chiede in cambio.
Il film è visto come un inno alla fragilità e alla speranza che ispira una “rinascita collettiva”. Come si bilancia la sua storia personale con l’esigenza di lanciare un messaggio universale e di ispirazione per altri pazienti oncologici?
Devo ammettere che mi spaventa l’idea di essere diventato un riferimento collettivo, ma ne prendo atto. Il film tratteggia la dinamica di una evoluzione interiore a partire dal buio, strada che ho dovuto percorrere per non cedere alla disperazione, fino alla scoperta di una luce. Questo potrebbe essere di ispirazione non solo per i pazienti oncologici come me, ma per tutte le persone che stanno affrontando un momento di difficoltà. Vorrei che si uscisse dalla sala cinematografica con il cuore gonfio di gioia di vivere.
Qual è stato il livello di collaborazione tra lei e il team di produzione? Si è fidato totalmente della visione esterna del regista per dare forma al racconto?
Fiducia totale. Col regista e lo staff avevamo già lavorato assieme, durante quella che considero la mia vita passata. Sono giovani, hanno confidenza con linguaggi innovativi, mi hanno lasciato totalmente libero. Ne è nato così un lavoro del tutto nuovo, fortemente ancorato alla realtà, che a partire da essa esprime un intenso respiro filosofico. Realtà e riflessione, crudezza e sogno, dolore e immaginazione.
Ci sono momenti di grande silenzio nel documentario. Dopo anni di musica e note, le è servito rifugiarsi nel silenzio? Che valore ha assunto per lei durante questo periodo?
Il silenzio, come condizione dello spirito, è stato un dono inaspettato. Per anni ho vissuto come se fossi lambito dalle onde inquietanti del passato e delle aspettative future. Ora è come se il mare si fosse un pò ritirato.

Percepisco uno spazio tra me e il mondo, dove regna una serenità che non immaginavo. Il mondo contemporaneo ci ha condizionati ad avere orrore del silenzio, che dobbiamo subito riempire con qualsiasi cosa. In realtà, il silenzio è la tela bianca della nostra anima, capace di accogliere l’immensità.
Lei ha spesso affidato ai social il suo stato d’animo e ha ricevuto negli anni commenti da parte di diversi haters. Le è stato utile il ritorno che ha avuto da tutto il pubblico?
Sono state fasi della vita. Dopo trent’anni di storia artistica (non amo la parola carriera), c’è stato il tempo per comprendere l’autenticità del mio tentativo di innovazione. Ora leggo solo parole di rispetto e di attenzione.
Che rapporto ha con la musica che si sente oggi per radio o attraverso i social? C’è qualcosa che l’ha sorpresa e incuriosita?
Si parla tanto male di internet e dei social, ma dal mio punto di vista significano poter vedere Strawinsky che dirige una sua opera, ascoltare una rara registrazione di Rachmaninov che esegue un suo preludio, seguire una conferenza su Jung o ripercorrere le gesta di Annibale molto da vicino. Sul web c’è la possibilità di un approfondimento che ormai manca nella comunicazione “mainstream”.
Ci piacerebbe rivederla a Sanremo. Sarebbe la tappa del tour più attesa e più bella. Cosa ne pensa a riguardo?
Quegli otto minuti di monologo sul palco di Sanremo 2024 sono stati uno spartiacque della mia vita. Ogni volta che penso all’Ariston ho un brivido di emozione. Sarebbe bellissimo tornare in quel teatro che da allora è per me un luogo sacro.
Sui suoi social è stato annunciato il tour 2025/2026. Cosa rappresenta per lei questo ritorno e quali sono i temi che porterà sul palco con il suo PIANO SOLO?
Il prossimo tour rappresenta per me un disperato e gioioso attaccamento alla vita. Il dolore alla schiena si fa sempre più intenso, così come il tremore alle mani. È faticoso viaggiare o semplicemente respirare con il busto. Ma lì, davanti al Pianoforte, sento che l’anima è più forte del corpo, sento che quando la musica nasce dalla sofferenza, riesce a parlare ancora più in profondità al cuore degli ascoltatori. Questo tour è una vera e propria missione: voglio regalare gioia di vivere.