“Un giorno in pretura” ricostruisce il caso Speranza Ponti: dalla scomparsa di Alghero alla condanna definitiva
“Un giorno in pretura” riporta in prima serata il caso Speranza Ponti, la 49enne scomparsa ad Alghero nel dicembre 2019.
Un giorno in pretura torna stasera, mercoledì 12 agosto 2026, su Rai 3 alle 21.20 con una puntata dedicata al caso Speranza Ponti, la 49enne scomparsa ad Alghero nel dicembre 2019. Una storia finita davanti ai giudici e arrivata fino alla condanna definitiva all’ergastolo per Massimiliano Farci, suo compagno e collega nella pizzeria che i due gestivano in città. Lo storico programma condotto da Roberta Petrelluzzi ripercorre una vicenda di cronaca nera fatta di versioni cambiate, indagini serrate e carte processuali arrivate fino in Cassazione.
“Un giorno in pretura” su Rai 3: stasera il caso Speranza Ponti
La nuova puntata di “Un giorno in pretura” va in onda mercoledì 12 agosto 2026 alle 21.20 su Rai 3 e riporta il pubblico dentro una storia giudiziaria che, fin dall’inizio, aveva lasciato molti punti oscuri. Al centro c’è la morte di Speranza Ponti, originaria di Uri, nel Sassarese, scomparsa ad Alghero nei primi giorni di dicembre 2019 e ritrovata senza vita quasi due mesi dopo.
Il programma, come da tradizione, ricostruisce il caso attraverso atti, udienze, testimonianze e passaggi dell’indagine, seguendo il processo che ha portato alla condanna di Massimiliano Farci. Per chi non potrà seguirla in diretta, la puntata sarà disponibile anche in live streaming e on demand su RaiPlay, la piattaforma digitale della Rai. Una serata estiva, sì. Ma con una storia tutt’altro che leggera: cronaca, aula di tribunale, memoria familiare.
Da Alghero al ritrovamento del corpo: la cronologia del caso Ponti
Speranza Ponti aveva 49 anni quando, il 5 dicembre 2019, di lei si persero le tracce ad Alghero, dove lavorava insieme a Massimiliano Farci in una pizzeria. All’inizio la sua assenza venne raccontata come un allontanamento. Poi, con il passare delle ore e l’avvio degli accertamenti, il quadro cambiò. I familiari cercavano risposte, gli investigatori anche. E in città le domande diventavano sempre più insistenti.

Il corpo della donna fu trovato il 31 gennaio 2020, nascosto in una zona collinare del territorio algherese, lontano dal centro e dal locale dove la coppia lavorava. Da quel momento la vicenda prese con chiarezza i contorni dell’omicidio di Alghero.
Secondo quanto emerso nel procedimento, gli investigatori concentrarono l’attenzione su Farci, già noto alla giustizia per una precedente condanna per omicidio. Dopo circa vent’anni di carcere, l’uomo stava scontando la pena in regime di semilibertà e durante il giorno poteva uscire per lavorare.
Le versioni di Farci e quei punti che non tornavano
Le dichiarazioni di Massimiliano Farci furono uno dei nodi dell’indagine. In un primo momento l’uomo negò ogni responsabilità nella scomparsa di Speranza Ponti. Poi cambiò versione: disse che la donna si era tolta la vita e che lui aveva solo nascosto il corpo, sostenendo di averlo fatto per rispettare una presunta richiesta della compagna. Una spiegazione che non convinse gli inquirenti. Troppi passaggi non tornavano. E proprio quelle contraddizioni finirono al centro del lavoro investigativo e poi del processo.
Per l’accusa, il racconto di Farci presentava elementi ritenuti incompatibili con i rilievi e con il comportamento tenuto dopo la scomparsa della donna. Nell’analisi del caso entrarono anche gli specialisti della psicologia investigativa del Reparto analisi criminologiche dei carabinieri, chiamati a leggere condotte, dichiarazioni e dinamiche della relazione. Non un dettaglio tecnico, ma un tassello importante. In aula, quelle valutazioni servirono a ricomporre una sequenza che gli investigatori consideravano più ampia della sola fase del ritrovamento.
Ergastolo, Cassazione e risarcimento: il percorso giudiziario
Il percorso giudiziario si è chiuso con una condanna definitiva. Nel novembre 2022, la Corte d’assise di Sassari ha condannato Massimiliano Farci all’ergastolo, disponendo anche 18 mesi di isolamento diurno. La decisione è stata poi confermata nei successivi gradi di giudizio, fino alla pronuncia della Corte di Cassazione, arrivata nell’ottobre 2024, che ha reso definitiva la condanna.
Alla famiglia di Speranza Ponti è stata riconosciuta una provvisionale complessiva di circa 400 mila euro; la definizione completa del risarcimento è stata invece rinviata alla sede civile. La puntata di “Un giorno in pretura” riparte da qui: dalle carte, dai giudici, dalle udienze. Ma anche da una storia privata spezzata in modo violento. Senza scorciatoie. Con il passo lento del processo, delle domande ripetute, delle risposte che cambiano. E con il nome di una donna, Speranza Ponti, riportato al centro della vicenda.