Geo: la Terra peggiora, il programma gode sempre di ottima salute

Il contenitore di Rai3 condotto da Sveva Sagramola ed Emanuele Biggi non cambia nulla rispetto al passato.

Su Rai3 è tornato Geo, il magazine di ambiente che da ormai vent’anni tiene compagnia ai telespettatori. Dalle 16 alle 19, preceduto da un’anteprima intitolata Aspettando Geo, Sveva Sagramola ed Emanuele Biggi si alternano tra emergenza ambientale, natura, usi e costumi.

I due conduttori ormai costituitscono una coppia molto collaudata ed affiatata. Entrambi si limitano a fare solo Geo da settembre a giugno, non li vediamo invitati da nessuna parte (se non ogni tanto a Tv Talk, ma per dire la loro in merito alla trasmissione), nè tantomeno si parla mai della loro vita privata. Gli appassionati di Geo probabilmente li amano anche per questo.

La prima puntata di Geo di questo pomeriggio è stata preceduta da una breve anteprima che aveva come focus il Giappone, terra nella quale i nostri atleti olimpici e paralimpici hanno conquistato svariate medaglie di oro, argento e bronzo. Una volta cominciato il Geo vero e proprio, i due conduttori hanno salutato insieme il pubblico da casa, per poi dividersi subito i compiti in due blocchi contraddistinti.

Non si registra una grande variazione negli argomenti, nella scrittura e nello stile, ma va dato atto a Geo di mantenere sempre alta l’attenzione sullo stato di salute del nostro pianeta, coinvolgendo ospiti in collegamento. La narrazione non è necessariamente sempre pessimista, anzi si ha sempre l’impressione che si possa fare qualcosa prima che la situazione possa degenerare.

Grande spazio anche alla valorizzazione delle bellezze del nostro paese, come ha dimostrato un bel servizio su Margherita di Savoia, paesino in provincia di Barletta-Andria-Trani molto famoso per la presenza delle cosiddette saline.

Nel complesso, Geo non cambia sostanzialmente nulla rispetto alle passate edizioni (basti guardare una nostra vecchia recensione per avere conferma di questo conservatorismo). Rimane tuttavia la perplessità che non si voglia fare nulla per svecchiare il linguaggio e allargare il bacino d’utenza, accontentandosi di farsi guardare da un pubblico abbastanza anziano.