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Gad Lerner contro Mario Giordano: “E’ portatore di una visione provinciale e meschina”

A La Confessione Gad Lerner va all’attacco di Mario Giordano, che contribuì a lanciare a Pinocchio: “Sua ossessione anti-immigrati segno di grettezza”

E’ portatore di una visione così provinciale, meschina e rinchiusa in se stessa che nemmeno il suo Monferrato riconoscerebbe più”. Non usa parole dolci Gad Lerner per definire Mario Giordano, che lui stesso alla fine degli anni novanta contribuì a rendere celebre, affidandogli una rubrica fissa all’interno del programma Pinocchio. Altri tempi, altra epoca, con il giornalista del Fatto che oggi quasi si pente per averlo lanciato. “Era diverso lui, lasciamelo dire”, afferma Lerner a La Confessione di Peter Gomez. Il duro affondo è figlio di recenti critiche di Giordano espresse a Fuori dal Coro, che Gomez riporta fedelmente al suo ospite:

“Quello che tu, caro Gad, con maglietta rossa e Rolex  non capisci è che la gente che vive in periferia e nei piccoli paesi non vuole vedere le periferie e i piccoli paesi invasi dagli immigrati. Tutto mentre voi state col culo al caldo nelle ville della collina o nei bei quartieri del centro città”.

Puntuale, quindi, la replica dell’ex conduttore de L’Infedele: “Caro Mario, tu hai lavorato con passione all’inizio con un tipo strano con un nome straniero, nato a Beirut ma che era già cittadino italiano. Capisco che ora vorresti revocarla questa cittadinanza, ma l’ossessione anti-immigrati è segno di una grettezza che riconosco nel suo stile televisivo di oggi”.

Lerner torna inoltre sulla brevissima esperienza alla direzione del Tg1, durata appena novanta giorni. Tra i primi provvedimenti adottati ci fu l’abolizione del cosiddetto ‘pastone’ politico: “Nei primi giorni, quando il pastone ancora andava in onda, per sottolinearne l’assurdità misi la sigla del Carosello. Era il momento in cui crollava la curva degli ascolti del tg”.

L’addio, burrascoso, arrivò in seguito alla trasmissione di un’inchiesta riguardante alcuni siti pedopornografici: “Raccomandai in riunione di redazione di seguirla con la dovuta cautela. Era un tema delicato, scabroso. Ma nel frattempo sciagura volle che dalla Procura arrivarono le immagini di un catalogo di bambini. Roba che ora in tv si vede di continuo. Andò in onda contro la mia volontà. Andai su tutte le furie. Durante il tg scesi giù, chiesi scusa, me ne assunsi le responsabilità. Scoppiò un putiferio politico, non mi ero fatto molti amici con la storia del pastone”.

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