Alberto Angela, commentami tutto…

Ai funerali di Gigi Proietti Alberto Angela dà lezioni di tv raccontando tutto senza mai sprecare una parola: commentatori prendete nota…

I funerali di Gigi Proietti sono stati un vero e proprio evento televisivo, per costruzione narrativa e mezzi messi in campo dalla Rai. Come abbiamo visto nel racconto, anche per immagini, dei momenti salienti della lunga cerimonia ripercorsi nel nostro ‘non-live’ dedicato, quelli di Proietti sono stati funerali tv decisamente sui generis e non solo causa COVID: la telecamera sulla moto che affianca il feretro come in un Giro d’Italia (con i precedenti che magari rimandano alle immagini ches seguono la bara di Lady Diana, ma immortalata da telecamere piazzate sul percorso e non al seguito), le tante camere posizionate nel bell’omaggio laico al Globe Theatre, le camere in Piazza del Popolo e in Chiesa, più lo studio che il Tg1 dedica agli speciali, con ospiti in studio e collegamenti. Un dispiegamento di mezzi e forze davvero notevole per una diretta che ha spazzato via il daytime feriale, andando in onda dalle 9.50 al Tg delle 13.30 (e potete ri-vederlo su RaiPlay).

Un funerale che abbiamo definito ‘regale’ per quello che invece Veltroni ricorderebbe come ‘er Sor Maestro’. Ma tornando alla costruzione televisiva, è stata decisamente ineterssante la scelta del commento da studio con Marco Frittella, Monica Giandotti, Paolo Sommaruga e con Alberto Angela, già raro a vedersi in tv al di là dei suoi programmi o per la loro promozione e qui nell’inedito ruolo di testimone e commentatore della parte laica della cerimonia (visto che per la messa ha lasciato il posto a un sacerdote). E Alberto Angela è stato l”unico nella compagnia ad aver cercato di cambiare tono, ad averne anzi usati diversi, ad aver spinto sul pedale della leggerezza e della sdrammatizzazione, consapevole della necessità di ricordare un uomo che ha fatto della brillantezza il suo tratto distintivo.

Mescolando aneddoti sulla sua abilità artistica (“Registrava con un panno verde, senza pubblico, senza riferimenti…“) e sulla sua grandezza umana, Angela è riuscito con pochi tratti a unire la storia individuale di Proietti alla storia dell’arte in quanto tale: citando Shakespeare e Petrolini ne ha ripercorso la carriera teatrale e seguendolo nel suo ultimo viaggio in città non ha mancato di rispolverare i grandi classici della sua divulgazione, da Piazza del Campidoglio ai Fori Imperiali, a favor di pubblico. Ogni suo intervento è stato dotato di significato, lontano da quel riempimento a suon di parole di circostanza e testimonianze dagli inviati.

“Si fermava sempre a mangiare con la troupe, chiedeva sempre al regista cosa doveva fare e come voleva venisse fatto… I grandi sono quelli che marciano insieme ai propri soldati”

dice Angela e non si può che annuire anche da casa.

Tempi perfetti, intonazione sempre affabulatoria, senza concitazione, senza sensazionalismo, senza retorica e, ancor più importante, con contenuti semplici ma in grado di dipingere un affresco affettuoso, concreto e puntuale di un amico. Una precisione che è una lezione, involontaria ma efficace, su come si racconta, su come si accompagna il pubblico in un momento triste, su come si può fare di ogni circostanza un’occasione per imparare qualcosa. Una lezione ai commentatori di professione, agli opinionisti di mestiere, agli improvvisati chiamati a occupare quell’horror vacui proprio della televisione.

E per questo, Alberto Angela, commentami tutto. Perché tu puoi.

 

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