Fiorello su Rai1 e le proteste del Cdr del Tg1 (che stavolta hanno un senso)

Il ritorno di Fiorello su Rai1 fa arrabbiare il Cdr del Tg1. Ma stavolta la protesta dei giornalisti sembra avere senso

Prevedibile è l’aggettivo più facile per definire la presa di posizione del Cdr del Tg1 contro Fiorello, o meglio contro la decisione della Rai di collocare il nuovo programma dello showman tra le 7 e le 8 del mattino su Rai1, al posto di Tg1 mattina. Vicende di questo genere negli anni hanno sempre procurato risatine nei lettori e qualche insofferenza negli addetti ai lavori, fotografando meglio di qualunque articolo/intervista la complessità del mondo che agita le stanze della Rai.

A questo giro, tuttavia, la protesta del comitato di redazione del Tg1 sembra avere basi più che sensate. Dopo anni di convivenza forzata tra Tg1 e Rai1, finalmente, grazie al lavoro del direttore Stefano Coletta, qualche mese fa è finalmente diventata realtà la netta divisione tra Tg1 del mattino e Unomattina, ossia tra lo spazio informativo a cura del telegiornale e il contenitore affidato alla rete. Il tutto nel contesto della nascita delle direzioni per genere, che ha rivoluzionato il modello organizzativo della tv pubblica italiana (anche se il meccanismo di nomine e la distribuzione delle stesse è rimasto sempre il consueto).

Bene. Appena compiuto questo sforzo editoriale non da poco, come decide di muoversi Rai? Collocando un programma di intrattenimento proprio nella fascia assegnata da questa stagione al Tg1. Una mossa quantomeno curiosa, per non dire schizofrenica, che mostra un cortocircuito tutto interno all’azienda, che il Cdr del Tg1 giustamente prova a cavalcare pro domo sua (non a caso la soluzione alternativa proposta dai giornalisti è di ospitare Fiorello nella fascia oraria successiva al Tg1 e al Tg1 mattina, ossia dopo le 9.00 dove Massimiliano Ossini sta facendo miracoli con Unomattinaieri share media superiore al 20%).

Intendiamoci: che lo show di Fiorello – una specie di Edicola Fiore – sia una manna dal cielo per qualsiasi rete televisiva generalista, a maggior ragione per Rai1 – è più che scontato. Che gli ascolti del suo show presumibilmente saranno più alti di quelli attualmente registrati nella fascia 7-8 idem. Che l’operazione possa risultare efficace anche dal punto di vista del marketing e di investimenti pubblicitari pure.

Ma qui si ragiona sulle incongruenze dell’azienda Rai, dove in questi casi sembra mancare uno sguardo d’insieme che sia appena appena più lungimirante rispetto alle singole scelte di palinsesto.