Filorosso, toni pacati o soporiferi? Un debutto segnato dalla totale assenza di appeal

Filorososso vuole lasciarsi alle spalle i luoghi comuni più tipici del talk show televisivo, ma il debutto è privo di mordente. La recensione

Filorosso, come fatto già in parte con Dilemmi, doveva inaugurare la nuova stagione del talk show in Rai, in questo caso ereditando solo per quest’estate lo spazio di approfondimento politico che fino a una settimana fa è stato di competenza di Cartabianca. Se la scommessa sulla carta poteva risultare interessante, anche se già si poteva intuire la mancanza di un vero cuore pulsante alternativo all’accesa e talvolta chiassosa dialettica da talk, il risultato lo è decisamente meno.

Al debutto Filorosso risulta un programma privo di mordente, con scelte di argomenti, rispettive trattazioni e ospiti piuttosto rivedibili, per una trasmissione, che, sebbene si voglia privare dei classici stereotipi del genere, deve comunque mantenere motivi di appeal per il pubblico di casa.

Il blocco di apertura, dedicato alla guerra e preceduto dall’intervista realizzata da Roberta Rei alla donna divenuta volto dei primi giorni del conflitto e da quella fatta in studio alla partigiana Teresa Vergalli, si dimostra piuttosto debole, sconnesso in larga parte dai principali eventi di giornata, con la tendenza ad affrontare la questione del conflitto in Ucraina più per massimi sistemi che nella concretezza del racconto di quanto sta avvenendo direttamente sul terreno.

Gli altri temi della prima puntata sono l’elezione a Verona di Damiano Tommasi come sindaco, l’emergenza siccità, che viene affrontata a partire da un valido reportage di Roberta Rei lungo tutto il corso del fiume Po, e le difficoltà dei pescatori legate all’aumento del prezzo del gasolio, tema approfondito anche questo tramite un servizio. La scaletta non ha tempi serrati, bensì morbidi, che si adattano all’assenza di litigiosità tra i vari ospiti in studio e che rischiano talvolta però di travalicare la possibile soglia di attenzione del pubblico da casa.

Giorgio Zanchini, ottimo giornalista radiofonico e divenuto ormai da alcune stagioni anche volto televisivo, non risulta di forte impatto per una prima serata, non riuscendo a trascinare per ritmo e carisma un programma dalla durata corposa di due ore e mezza. Roberta Rei, al suo debutto su Rai3, dopo l’esperienza pluriennale come inviata di Le Iene, ha un ruolo marginale, limitato alla sola partecipazione negli spazi in cui vengono presentati i contenuti da lei girati in esterna, non riuscendo né a incidere sul programma, né a portare freschezza.

Filorosso ha probabilmente bisogno di mettersi ancora a fuoco, cercando un punto forte su cui impostare l’intera trasmissione e forse un buon punto di partenza potrebbe essere valorizzare al meglio i contributi prodotti sul campo, cercando sempre di tenere a mente interessi e gusti del pubblico sintonizzato davanti al televisore in questa calda estate.