Fiction o serie tv italiane? La differenza, se esiste ancora, è molto sottile

Da Gomorra-La serie in poi la fiction italiana si è trasformata, diventando sempre più serie tv. Ma resta in alcuni casi il legame con il passato

Esiste ancora la fiction italiana? La risposta sembra ovvia, ma se guardiamo alla presentazione delle novità fatte in queste settimane dai vari broadcaster nazionali (leggasi Rai, Mediaset e Sky, ma aggiungiamoci anche Netflix, in attesa delle novità che a breve saranno annunciate da Prime Video) sembra che l’idea di fiction sia sempre più lontana dai pensieri di chi produce e distribuisce storie per il piccolo schermo.

Emblematica, in questo senso, la frase con cui Antonella D’Errico (Executive Vice President Programming Sky Italia) ha dato il via alla presentazione dei nuovi contenuti previsti per la stagione di Sky 2022-2023:

“Prima c’era lo sceneggiato, poi la fiction e con Sky sono nate le serie tv. Grazie alla pay sono nate quei titoli italiani che l’uomo medio riconosce come ‘serie’”.

Effettivamente, se c’è da trovare una linea di demarcazione tra un “prima” e un “dopo” della serialità italiana, questa la si trova sulla pay tv, in quel Gomorra-La Serie che ha davvero portato la produzione italiana su nuovi livelli e, soprattutto, a nuove consapevolezze.

Fare una serialità Made in Italy che mantenga intatti i valori nostrani ed al tempo stesso butti fuori il naso dai nostri confini per catturare l’attenzione dei vicini di casa non solo è diventato possibile, ma anche realmente fattibile.

Con Gomorra-La Serie Sky ha dato il via ad una nuova era per la produzione italiana, che continua ancora oggi e che riguarda ovviamente anche tutti gli altri gruppi interessati nell’esportare le proprie serie. Il pensiero va subito alla Rai che, durante l’era Andreatta, ha dato il via ad un processo di trasformazione delle proprie serie, non più “camomilla per anziani” (ricordate il commento di Paolo Virzì diventato iconico?), ma attente rappresentazioni della realtà che ci circonda e dei temi più attuali.

Titoli come L’Amica Geniale, Il Cacciatore, Màkari, Non Mi Lasciare, Mare Fuori, Rocco Schiavone e Volevo Fare La Rockstar non si possono definire semplicemente fiction, ma prodotti la cui ambizione è quella di dimostrare anche all’estero che l’Italia sa essere competitiva con i titoli più blasonati. Anche grazie alle collaborazioni e co-produzioni internazionali, che rafforzano le idee e permettono di avere in tv prodotti che per loro natura intrinseca ragionano come serie tv, nell’accezione più moderna del termine.

Sì, ma la fiction? Bisognerebbe innanzitutto capire cosa si intende, oggi, con questo termine: fiction e serie tv possono essere la stessa cosa, ma in un panorama televisivo come quello italiano, in cui non tutte le reti corrono alla stessa velocità, con fiction si intendono quelle serie che non rispecchiano quei requisiti con cui oggi immaginiamo le serie tv più prestigiose.

Perché sì, ci sono titoli che ad oggi non hanno la pretesa di diventare la nuova serie-evento, ma che puntano ad essere la storia pronta a fare compagnia al pubblico senza guardare a particolari ambizioni. E proprio per la loro capacità di catturare grandi fasce di pubblico, mantengono alto il vessillo della fiction. Non è un caso, insomma, che i comparti seriali di Rai e Mediaset si chiamino Rai Fiction e Fiction Mediaset.

Sky, dal canto suo, preferisce un più neutro Sky Originals, per includere tutte le sue produzioni originali, siano esse serie tv, miniserie o film. Fiction o serie, questa differenza continuerà ad esserci anche nella prossima stagione, ma al pubblico poco importa: come le si chiami, l’importante è che siano fatte bene.