Eurovision 2022, come funziona la regia?

Come funziona la regia di Eurovision 2022? Al comando ci sono Cristian Biondani e Duccio Forzano, che si sono divisi compiti e ‘cue pilot’.

Come funziona la regia di Eurovision 2022? Qualche indicazione ci arriva proprio dai registi Cristian Biondani e Duccio Forzano, chiamati a portare le tre serate dell’evento sulle tv di mezzo mondo con una platea tv di circa 200 milioni di telespettatori. Intervistati da ANSA, i due registi hanno spiegato come sono stati suddivisi i carichi delle due semifinali e della Grand Final della 66esima edizione dell’ESC.

In sostanza, nella prima semifinale – in onda martedì 10 maggio – Biondani cura le esibizioni delle 17 delegazioni e delle due Big Five di serata – Italia e Francia -, mentre Forzano i momenti di show, con le esibizioni dell’Opening Act e dell’Interval Act, le votazioni.

I ruoli si invertono nella seconda semifinale, in onda giovedì 12 maggio, con Forzano che si occupa delle 17 delegazioni in gara e dei tre Big Five rimanenti – Spagna, Germania, UK -, e Biondani dell’Opening Act, dell’Interval Act e degli altri momenti ‘live’ e di spettacolo.

Per la Finale di sabato 14 maggio lavoreranno, come dichiara Forzano, “a braccetto“: ognuno continuerà a curare le delegazioni seguite nelle due semifinali – e che sono riuscite a qualificarsi per la Grand Final – e in più si divideranno i momenti di spettacolo, tra ospiti e medley.

Ad aiutarli nella regia c’è il Cue Pilot, un software che permette di sincronizzare stacchi, luci, camere e montaggio che l’Eurovision usa dal 2014 e che Forzano introdusse a Sanremo nel 2018. Per avere un assaggio di come lavora il Cue Pilot si può dare un’occhiata all’esibizione della Finlandia a ESC 2021.

Ma torniamo all’Italia e a questo Eurovision 2022. La parola torna ai registi.

“Abbiamo stili diversi, e questo è forse l’aspetto più curioso, ma la vera sfida è trovare un equilibrio tra le nostre esigenze e quelle delle delegazioni, che sentono moltissimo la gara”

ha dichiarato Forzano, evidenziando così anche un aspetto centrale dell’ESC in generale, ovvero che i registi non hanno un gran margine di libertà sulla resa visiva delle esibizioni. A dare un’occhiata alle prove generali, però, è vero che gli stili si riconoscono, anche solo da qualche dettaglio, e ci si può divertire a immaginare quali siano stati i suggerimenti dati dai registi e poi accolti dalle delegazioni. Questo rende lo show piuttosto vario (o anche disomogeneo) nella resa visiva: in qualche caso, peraltro, si ha la sensazione di vedere esibizioni completamente definite dalle delegazioni nell’uso delle luci, nella morbidezza dei movimenti, nella scelta delle inquadrature, da altre in cui il tocco dei registi è più marcato. Per gli appassionati è un ulteriore gioco da godersi nel ‘gran gioco’ dell’Eurovision.

Beh, gioco è una parola in fondo impropria per una coproduzione che coinvolge 40 nazioni e che quest’anno vede l’Italia host broadcaster.

“Il meccanismo è complicatissimo e ogni delegazione vuole vincere: dobbiamo interpretare decine di gusti differenti, soddisfare richieste che riguardano perfino frame di millimetri, ricordare migliaia di inquadrature. È enorme lo sforzo produttivo della Rai. Davanti alla finale ci saranno 200 milioni di spettatori, un dato impressionante: eppure cercheremo di restare leggeri e giocosi, e lo faremo insieme”

sottolinea Biondani, riprendendo dunque il concetto di gioco.

Un gioco complicato, dicevamo, che vede un notevole spiegamento di forze tecniche per questo Eurovision 2022: 80 tecnici, 28 operatori di ripresa, 24 telecamere, 40 specializzati, 50 tra costumisti, truccatori e parrucchieri, 12 tra registi e assistenti, 18 addetti alle scenografie, 5 macchinisti, 12 ispettori organizzatori con due twins OB-Van collegati al Centro Operativo Tecnico, 12 media server per la gestione di contenuti video. Il tutto anche con la diretta in 4k.

Un gioco, per restare su questa immagine, che l’Italia stessa ha contribuito a complicarsi: il sole cinetico, alto 10 metri e fulcro della scenografia disegnata da Francesca Montinaro per il palco di 600mq del PalaOlimpico, doveva rappresentare il nucleo stesso della parte spettacolare ma ha dato da subito problemi tecnici nella rotazione. Da qui la decisione di lasciarlo fermo, chiuso, piatto, in fondo alla scena nel corso delle esibizioni delle delegazioni per non creare problemi a nessuno. A quanto ci è dato capire, alle delegazioni era stata data la possibilità di scegliere se ‘usare’ il sole cinetico nel corso delle proprie esibizioni o meno. Qualcuna aveva accolto la proposta, altre avevano già deciso di non servirsene. Tre giorni prima delle prove sul palco, riscontrati i problemi di movimento, l’EBU ha ufficialmente comunicato che il sole sarebbe rimasto fermo durante le 40 esibizioni per evitare ritardi o problemi alla gara: diverse delegazioni hanno, dunque, dovuto rivedere rapidamente i propri piani e le proprie messe in scena. La Danimarca non era tra queste, ma è stata la più loquace in merito alle difficoltà tecniche, svelando diversi retroscena. La delegazione danese aveva deciso di non servirsi del sole dubitando dall’inizio di un suo pieno funzionamento, ma aveva però inizialmente pensato di servirsi della parte rotante del palcoscenico per far interagire gli strumenti della band; ha poi rinunciato all’idea perché la rotazione era troppo lenta per le loro necessità. Come rivelato sempre dal responsabile della delegazione danese, il sole è stato posizionato con il ‘lato luci’ a favore di pubblico ‘a scapito’ di quello LED, creando qualche problema ai progetti visivi di alcune esibizioni. Da qui le proteste di alcuni partecipanti (su tutti, la Spagna).

Sulla questione sole cinetico è tornato anche Claudio Fasulo in un’intervista a la Repubblica:

“I tempi delle esibizioni sono rigidissimi: abbiamo preferito non correre rischi di ritardi e di sforamenti nella diretta dei 50 paesi che ritrasmettono lo show in tempo reale. Il sole cinetico ha avuto un problema tecnico ma ha una potenzialità enorme: intendiamo utilizzarlo con meno rischi durante il resto dello spettacolo”.

Di fatto al momento resta un arco di sfondo sul palco di Eurovision 2022 che ha condizionato la progettazione delle delegazioni.

Ricordiamo inoltre che le esibizioni sono live su base, come richiesto da EBU: le voci sono live, ma gli strumenti sono lì solo ‘per bellezza’. E c’è chi, come gli LSP  dalla Slovenia, ci scherza su proprio durante la performance.

Beh, a tutti un bel ‘break a leg’, come minimo…

 

Foto tratta dalla pagina FB Cue Pilot 

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