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Emanuela Fanelli e il sogno proibito di assistere alle proprie esequie (artistiche)

Emanuela Fanelli comincia a girare Peccato, la mockumentary comedy sulla propria “caduta in disgrazia”. Questo progetto, prima ancora di essere terminato, può definirsi rivoluzionario.

14 Gennaio 2026 15:33

Emanuela Fanelli gioca un campionato a parte da anni. Non si tratta di bravura e impatto relativo alla riconoscibilità: è differente dalla massa, spesso anche a livello artistico, per le parole che sceglie di tacere. Lo ha fatto spesso per gioco, in Una pezza di Lundini, quando stava zitta e subiva (per esigenze di copione) le angherie di un cast amico e non sempre amichevole, con il fine di regalare battute intramontabili che – persino a distanza di anni – fanno ancora ridere quando capitano sui social tra uno scroll e l’altro del telefono.

Lo ha fatto con Paola Cortellesi, durante la sua opera prima da regista, regalandole un ruolo essenziale e profondo. Mai sopra le righe e proprio per questo intenso, che entra a ragion veduta e regala perle dialettiche senza risultare pedante. Lo ha fatto persino quando con Virzì, in Siccità prima e Un altro Ferragosto poi, rimane nella propria “bolla” artistica” per poi tirare fuori un monologo che vale il prezzo del biglietto.

Essenziale e dirompente

Emanuela Fanelli è così: una sentenza. Per questo la sua vis comica è dirompente e originale, sul piano interpretativo possiede innumerevoli registri. Quando si tratta di mettere in campo la forza dell’ironia, diventa impareggiabile. Proprio perché, in un mondo dove chiunque cerca di diventare protagonista e prendersi la scena, lei non si scompone e ricorda a tutti – fra un gioco di parole e l’altro – quanto sia fondamentale essere piuttosto che appartenere. Guadagnarsi un’etichetta a qualunque costo non è nel suo stile e non rappresenta neppure una priorità. Lei vuole fare le cose per dare tutta sè stessa, senza perdere la propria essenza.

Peccato la mockumentary comedy con Emanuela Fanelli
Emanuela Fanelli protagonista di una mockumentary comedy su HBO Max (Instagram profilo ufficiale) – TvBlog

Chiedere a Corrado Guzzanti che ha colto, forse prima di chiunque altro, questa esigenza ed è riuscito a farle tirare fuori un ruolo comico ricco di sfumature. Le stesse tonalità che cerca di conservare ogni volta che si tratta di assumere una posizione professionale diversa; fare anziché strafare.

Lontano dagli slogan

Essere il massimo senza farne un motivo di ansia e sfociare nella paranoia. Forse proprio questo suo aplomb ha dato fastidio, a parte dell’opinione pubblica, nel corso della Mostra del Cinema di Venezia dove da conduttrice ha scelto di portare sul palco un monologo che non parlasse esclusivamente dei fatti di Gaza, ma si riferisse a ogni tipo di conflitto e disparità. Lontano dagli slogan, anche se divisiva, tenendo sempre presente la volontà di non tradire i propri valori. Non perdersi, evitare di disunirsi, per citare Sorrentino.

Emanuela Fanelli ci è sempre riuscita e continua a centellinare occasioni per far capire (a chi non ci avesse ancora fatto caso) che lei c’è e non ha bisogno di conferme, semmai vuole alzare l’asticella dei propri obiettivi professionali. Senza dimenticare di essere appagata e pronta ogni volta che lo fa.

Peccato, il riscatto della normalità

L’ultimo esempio di questo percorso artistico (sempre più ricco) si chiama “Peccato”, la mockumentary comedy che affronta le sue disgrazie artistiche. Fanelli si immagina tagliata fuori da tutto in un futuro dove non è più alla ribalta e la celebrità è un lontano ricordo. Le riprese di questo progetto, che arriverà prossimamente su HBO Max, sono iniziate il 14 gennaio 2026 ma è già è possibile scomodare il termine inedito.

In primis perché c’è la mano (e l’occhio) irriverente di Valerio Vestoso. Uno dei registi più promettenti del panorama contemporaneo, riscoperto ulteriormente anche grazie al contributo che ha dato in Vita da Carlo. Poi troviamo Giulio Somazzi, un altro che a idee ed espedienti narrativi – sia per il cinema che per la televisione – non è secondo a nessuno. Infine, ma non per importanza, c’è Emanuela Fanelli. Impegnata anche nella scrittura di questo progetto. Tutta qui (e non è poco) sta la rivoluzione: recitare e scrivere per il cinema e le serie tv lo fanno già in molti, ma mettere in piedi – anche in ambito editoriale – un progetto che vede come perno principale le proprie esequie artistiche è quasi meta-televisione.

L’inizio della fine

Fanelli, nella prima mockumentary comedy da protagonista della propria carriera, scrive di sè stessa al capolinea. Una sorta di Sippuku preventivo, un po’ come quando ha scritto “Potevo intitolarlo voce di donna ma non sto ancora a questi livelli”. Chiacchierata godibilissima con Marco Tiberi in cui l’interprete, fondamentalmente, si scompone. Non si distrugge, ma spezza quell’immagine di attrice e persona impeccabile che l’opinione pubblica vorrebbe che fosse.

Un’artista capace di fare questo, ovvero evitare di prendersi troppo sul serio, è assai rara. Molti lo fanno, ma è un’operazione forzata e il più delle volte ipocrita. Solo per cercare di accattivare il pubblico. Fanelli la sua platea ce l’ha già e aumenta proprio perchè, forse, non ha mai cercato davvero il consenso di nessuno. Voleva e vuole soltanto veicolare quello che ha dentro, partendo dalla fine. In maniera tale che qualunque cosa possa accadere nel frattempo sia già stata, in qualche maniera, predetta ed esorcizzata.

Un’altra categoria

Ecco perché Fanelli gioca in un’altra categoria: insegue qualcosa che è anelato da tutti scegliendo un’altra strada, in cui i lustrini e le paillettes sono solo un fortunato incidente di percorso. Nel mezzo c’è tanta autenticità e una sana dose di autoironia, tale da resistere a qualsiasi critica o imprevisto. Una lezione che, per impararla, a tanti colleghi e colleghe dell’interprete romana non è bastata una carriera. Peccato, più che un titolo è una presa di coscienza.