Elezioni, il paradosso del confronto tra leader: in tv non si può, sul sito del Corriere sì

Le elezioni politiche e il paradosso del confronto tra leader che non può andare in scena in tv, ma solo su web

A poco più di una settimana dalla fine della campagna elettorale (venerdì 23) ci si può sbilanciare: anche a questo giro niente confronti tv tra i leader candidati. Teoricamente una sconfitta per la democrazia e per il pluralismo dell’informazione, in pratica la conferma di una politica che fatica a confrontarsi pubblicamente anche e soprattutto a ridosso delle elezioni, preferendo monologhi o interviste one to one (selezionando accuratamente i programmi da frequentare e quelli da evitare – il caso più recente è quello che riguarda Piazzapulita). Ma c’è dell’altro.

Ieri il sito del Corriere della Sera ha trasmesso il duello tra Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia ed Enrico Letta del Pd. Un confronto dialettico molto civile, poco spettacolare e a tratti noiosetto, che sarebbe dovuto andare in scena anche su Rai1 a Porta a Porta il 22 settembre. E che non andrà in onda per il veto posto dall’Agcom. E qui arriviamo al paradosso.

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, infatti, a fine agosto ha bocciato il duello che era stato annunciato, con comprensibile soddisfazione, da Bruno Vespa. Motivo? Avrebbe violato la par condicio perché la programmazione di un unico confronto televisivo tra due soli soggetti politici “risulta non conforme ai principi di parità di trattamento e di imparzialità dell’informazione“. Un concetto che è fortemente distante da quello giornalistico per il quale mettere a confronto Letta e Meloni significa mettere a confronto i leader delle uniche coalizioni in corsa alle politiche. Insomma, dicono dalle parti del Corsera, Calenda può protestare quanto vuole (ieri si è inserito attraverso i social nel duello Letta-Meloni), ma come Conte, Paragone, De Magistris, ecc. è a capo di una lista e non di una coalizione con unico programma. Da qui l’esclusione. Con buona pace dell’Agcom secondo cui la legge elettorale prevede un sistema misto (maggioritario e proporzionale), che “consente ai partiti di presentarsi o meno in coalizione e non prevede, dunque, l’individuazione di un capo della coalizione, né postula necessariamente che l’esito delle elezioni venga determinato dal confronto tra due liste o tra due coalizioni“.

Ma torniamo al paradosso: che senso ha che in tv – pubblica o privata – non possa trovare posto un confronto che su internet va in scena senza alcun problema, peraltro in un formato mutuato dal piccolo schermo? Nessuno. Forse anche da qui è utile che la politica riparta, dal 26 settembre, per provare a rimediare rispetto a questo clamoroso e inspiegabile cortocircuito.