Duilio Giammaria: la mia Rai Documentari

Duilio Giammaria, ad un anno dal varo della struttura Rai Documentari, fa un primo bilancio di questa sua nuova avventura nella tv pubblica

di Hit

La struttura è nata lo scorso gennaio e ad un anno dalla sua nascita, pur con le mille difficoltà dovute all’emergenza Covid che ha colpito anche il mondo della televisione, ha già mietuto alcuni successi, sia in termini di premi, ricordiamo il Prix Italia per “Senza respiro” che in termini di ascolto con l’ottimo risultato del documentario su Pompei andato in onda recentemente sulla seconda rete del servizio pubblico radiotelevisivo. Alla guida di Rai Documentari Fabrizio Salini ha scelto un giornalista di lungo corso del servizio pubblico radiotelevisivo, uno che ha raccontato crisi internazionali legate alle guerre in Afghanistan, Iraq e Libia dal Tg1, ma è passato anche alla conduzione di Unomattina e di Petrolio, dove ne era anche autore. Stiamo parlando di Duilio Giammaria, a cui TvBlog ha chiesto un bilancio di questo suo primo anno alla guida di Rai DOC.

 

Che bilancio trae dal primo anno di vita di Rai Documentari?

Bilancio? Abbiamo appena iniziato! Breve cronistoria: nel novembre del 2019, l’azienda ha approvato, dopo il benestare delle Istituzioni, la vasta riforma interna voluta e concepita all’interno della RAI. Le nomine alle nuove Direzioni orizzontali sono del 13 gennaio del 2020, poche settimane prima che il Covid interrompesse la normale attività della nostra azienda; il budget per la Direzione Documentari è stato approvato a settembre del 2020, la Direzione è operativa solo da quel momento, con uno staff che è ancora in via di completamento. Tutto ciò per dire che più che di bilancio si può parlare di fase di avvio: il work in progress della nostra Direzione di Genere è solo all’inizio.

 

Quali sono le potenzialità di questa nuova struttura Rai?

 

Potenzialità enormi…! La neonata Direzione è al centro di una vasta connessione, tra politiche editoriali, valore aggiunto sull’economia di filiera, per i lavoratori e gli addetti del settore. I documentari sono una filiera industriale importante del Paese, perché contribuiscono a comunicare al mondo chi siamo e portano il mondo nelle case degli italiani.

In che modo lavorate? Qual è la missione che la RAI vi ha affidato?

La mission risponde ad almeno tre precise esigenze: ampliare l’offerta dell’Azienda in un settore strategico in forte crescita; razionalizzare e ottimizzare le risorse aziendali, coordinando gli investimenti in questo settore. Questo è un punto particolarmente importante, tanto più, in un momento di riconsiderazione del budget e della situazione finanziaria aziendale.

Come dialogate con la produzione indipendente?

La nostra prima iniziativa è stata quella di creare un portale per la ricezione di progetti. Un fattore di trasparenza e repsonsabilità che ci impone di leggere, analizzare e rispondere nell’arco di sessanta giorni. Abbiamo già ricevuto centiana i di progetti. Rispondere agli stimoli del mercato, è a fondamento della nostra azione, così come previsto dal Contratto di servizio, che all’articolo 7 prevede che dobbiamo assicurare un adeguato sostegno allo sviluppo dei nostri produttori nazionali, contribuendo alla crescita di una produzione di qualità e di caratura internazionale, anche nel campo dei documentari. Quello del documentario è infatti un settore industriale in grandissima crescita nel mondo e vorremmo che lo fosse anche in Italia. RAI Documentari si impegna anche a promuovere dunque progetti di coproduzione internazionali che valorizzino il nostro prodotto e ne agevolino la distribuzione all’estero. E’ un punto molto importante: si crea valore aggiunto quando si riesce ad andare all’estero, in termini sia di voci italiane, storie, esperti, aziende, tecnologie, prodotti, sapienza e sapere, economico e culturale. Abbiamo rapporti costanti con tutti gli stake-holder  istituzionali: APA, Doc It, Cna, ecc ma anche con le istituzioni che fanno parte integrante della filiera italiana: Mibact, Film Commision Regionali, ecc. RAI Documentari è un presidio della produzione italiana di documentari, ruolo che sul mercato internazionale può attrarre cospicui investimenti su progetti italiani.

 

Da questo punto di vista dove collocate il documentario “Pompei, Ultima Scoperta” che è andato in onda con grandissimo successo su RAI2?

E’ un ottimo esempio di quello che si può fare quando si approccia il tema dei nostri giacimenti di storie: il patrimonio culturale. E’ un bellissimo prodotto, che è circolato nel mondo intero dando voce alla migliore Italia dagli archeologi a chi nella politica ha dedicato la sua attività al recupero di Pompei. Rappresenta lo sforzo scientifico degli archeologi, la grande visione dei governi e della politica che hanno scommesso sul più grande investimento culturale mai realizzato nel nostro paese, oltre 100 milioni di euro!  Un’opera su Pompei in cui si parla italiano, dopo le decine di lavori in cui si dava voce solo a esperti inglesi, come se conoscessero meglio di noi il nostro patrimonio culturale, la nostra storia.  Un documentario che, come sempre nelle produzioni di questo tipo, ha un ciclo di realizzazione pluriennale. Quasi tre anni: decine di giorni di riprese nel corso degli scavi, una ricostruzione girata negli studi bulgari, in cui è stata messa in scena l’esatta ricostruzione degli eventi che hanno portato alla morte delle vittime ritrovate nel corso degli scavi. La dimostrazione che un grande documentario nasce sempre da un grande e prolungato lavoro di equipe. che impegna budget solo poco inferiori ormai a quelli della fiction seriale.

Come dialogherete con le Reti che sono, almeno per ora, sopravvissute alla riforma del Piano Industriale?

Il dialogo è aperto e siamo convinti portatori di un win-win. Quello che proponiamo è studiato attentamente e come nel caso di Pomepi su Rai 2, se ben collocato e presentato possiamo convintamente sperare in un successo. Anche se il Piano Industriale è stato sospeso, l’esigenza di razionalizzare le risorse indirizzandole su progetti che facciano vincere la RAI, nel compiere sua missione di servizio pubblico, è profondamente giusta. Noi ne siamo convinti e facciamo in modo di convincere tutti che il superamento degli steccati è inveitabile. Il piano di orizzontalizzazione è stato sospeso ma il razionale che sosteneva quel progetto è vivo e vegeto: portare nel cuore dei palinsesti prodotti originali, di produzione e coproduzione rimane il fulcro della nostra attività. Evitare la dispersione di risorse, la sovrapposizione di linee editoriali e il rischio di non utilizzare al meglio la leva economica che le nostre risorse possono dare all’intero settore. Se compriamo – per fare un esempio – troppo, o lo facciamo in maniera non coordinata, è chiaro che andiamo a disperdere le nostre risorse e a impoverire la capacità di produrre prodotti originali ad alto valore aggiunto.

Qualche esempio?

Con Rai1 abbiamo già posizionato in palinsesto una trilogia di BioPics: si inizia sabato 9 gennaio con i De Filippo raccontati attraverso le immagini inedite dell’album dei ricordi della famiglia, poi abbiamo un ritratto esaustivo e rivelatore del carattere del neo-presidente USA Biden, sino ad arrivare a un film su Anna Frank con una strepitosa interpretazione in occasione del giorno della Memoria. Su Rai2 sono in corso di produzione degli “stand-alone” numeri unici per raccontare due dei prossimi straordinari eventi sportivi: il Campionato del Mondo di Sci di Cortina e l’America’s Cup in Nuova Zelanda. In entrambi gli avvenimenti batte forte il cuore della passione sportiva e della tecnologia italiana. Su Rai3 sono in corso di studio prodotti di storia e di inchiesta nel solco della linea editoriale di questa rete che storicamente ha sempre dedicato molto spazio a questi prodotti. Ma il vero banco di prova di Rai Documentari è quello della serialità e dei grandi prodotti di coproduzione internazionale. Ci vorrà ancora molto tempo, ma è lì che si misurerà tutta la capacità dell’inventiva dei nostri registi, autori, scrittori, produttori, nel captare e trasformare in racconto le grandi storie del nostro tempo.

Grazie al direttore di Rai Documentari Duilio Giammaria ed in bocca al lupo per i nuovi progetti.

 

 

 

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