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Disney, entro la fine del 2022 metà personaggi LGBTQIA+ e di minoranze etniche. Una svolta necessaria

La dichiarazione della dirigente Karey Burke sui suoi figli (“Ho un bambino pansessuale e un altro transgender”) aveva suscitato clamore.

Hanno suscitato clamore le dichiarazioni di Karey Burke, presidente del dipartimento General entertainment content di Disney. La dirigente del gruppo aveva detto:

“Sono qui come madre di due figli, uno pansessuale e uno transgender. Il 50% dei personaggi regolari e ricorrenti nel nostro universo proverrà da gruppi sottorappresentati e dalle minoranze”.

Molte testate, soprattutto quelle di orientamento più conservatore, avevano bollato erroneamente i due figli della Burke come omosessuali, oltre a scrivere che metà dei personaggi a fine 2022 saranno gay. Non è così, in quanto apparterranno sia alla comunità LGBTQIA+ che alle minoranze etniche.

A sottolineare questo fraintendimento è il sito Pagella Politica, un portale che si occupa di fact checking, ovvero di controllare la veridicità di alcune affermazioni di politici e non.

Un altro equivoco è stato pensare che queste parole siano la risposta alla legge Don’t Say Gay. Firmata la settimana scorsa dal governatore repubblicano Ron De Santis, proibirà di parlare di orientamento sessuale di identità di genere nei primi anni di scuola in Florida, con limitazioni negli altri. La Disney in questo caso era stata accusata di tacito consenso, avendo nello Stato Usa il suo quartier generale, in un momento particolare nel quale il film La vera storia di Buzz Lightyear, spin off di Toy Story incentrato sulla storia del miglior amico di Woody, era stato inizialmente modificato in quanto conteneva il bacio tra due astronaute. Alla fine la società si è pentita di aver espunto il bacio, reinserendolo nella pellicola.

In realtà il progetto inclusivo dell’azienda parte da poco più lontano. L’anno scorso la società ha lanciato la campagna Reimagine Tomorrow: l’obiettivo è fare in modo che entro il 2022 il “50 per cento dei personaggi delle sue storie facciano parte di gruppi sottorappresentati”. Quindi spazio anche a persone afroamericane (come avvenuto con Soul, 2021) e ispaniche (Coco, 2018, con protagonista un bimbo messicano) , gli indigeni e le persone con disabilità.