Home Serie Tv Constellation, Noomi Rapace, James D’Arcy e Peter Harness ci raccontano (senza spoiler) la serie di Apple TV+

Constellation, Noomi Rapace, James D’Arcy e Peter Harness ci raccontano (senza spoiler) la serie di Apple TV+

L’incontro virtuale con i protagonisti e l’autore della serie tv di Apple TV+ in 8 episodi

21 Febbraio 2024 07:50

Non penso sia una serie in cui bisogna ragionare in termini di generi, è una sorta di scontro tra idee diverse che si combinano“. Non potrebbe esserci sintesi migliore di Constellation delle parole di Peter Harness showrunner e creatore della serie tv. Quella che debutta il 21 febbraio su Apple TV+ con i primi 3 episodi (su 8 totali) è una serie tv difficile da infilare in un’unica scatola e per questo è anche un prodotto difficile da raccontare. Nella lunga chiacchierata che abbiamo avuto modo di fare con i protagonisti Noomi Rapace, Jonathan Banks, James D’Arcy e William Catlett, oltre che con il creatore Harness e la regista dei primi due episodi Michelle MacLaren, era quasi impossibile non cadere in qualche spoiler.

Oltre la superficie della trama, con la storia dell’astronauta Jo che torna sulla Terra dopo un anno nella stazione spaziale internazionale, Constellation nasconde infatti tanti strati: “parla di maternità, di verità, di qual è la verità la tua verità, della difficoltà sul lavoro, dell’essere amata” dice Noomi Rapace, con Jonathan Banks che con brutale sintesi commenta scherzando con “guardatela e basta!“.

Constellation
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Constellation una storia che colpisce

Sicuramente gli attori hanno confermato come siano rimasti subito colpiti dalla sceneggiatura di Constellation:ero su un altro set e non pensavo di avere il tempo di leggerne la sceneggiatura. Poi ho iniziato qualche pagina e dopo due ore avevo letto tutto e ho chiamato subito il mio staff dicendo che l’avrei voluta fare sicuramente” ha raccontato Rapace. James D’Arcy si è fiondato subito sulle sceneggiature: “Non mi avevano dato in anticipo alcuna informazione generale sulla serie. Non capivo che genere fosse e una volta finita ho avuto la conferma che non la puoi incanalare in un solo genere. Pensavo di leggere la sceneggiatura di uno sci-fi e mi sono ritrovato con un family drama, e poi era un thriller, un dramma cospirativo e solo alla fine tutto ha acquisito senso. Una serie che ti trascina ma che ha al suo centro delle dinamiche familiari che tutti possono comprendere, amore, lutto, sconfitta, successi, delusioni, depressioni“.

D’Arcy ha anche aggiunto come “L’unico che aveva il quadro completo era Peter Harness anche i registi ragionavano tra loro per avere un quadro complessivo. Ma alla fine le risposte per ogni quesito erano nelle sceneggiature“. E vediamo come Peter Harness prova a riassumere la serie:

Mi interessava fare una serie in cui si esplorasse quello che volesse dire essere un astronauta da un punto di vista psicologico, trascorrere tutto quel tempo nello spazio lontano da casa, come influenza la mente e le persone. Ho parlato con diversi astronauti e con le persone che vivono intorno a loro. Abbiamo cercato di rendere tutto il più realistico possibile.

Non penso sia una serie in cui bisogna ragionare in termini di generi, è una sorta di scontro tra idee diverse che si combinano. Mentre pensavo a questa storia mi è venuto in mente un viaggio nella foresta svedese in cui avevo sentito una bambina chiamare la sua mamma, ero con mia moglie ma non abbiamo mai visto nessuno, non sappiamo chi fosse. E questo elemento in qualche modo c’è nella storia. Questo elemento di ricerca di una madre verso la figlia e viceversa, queste emozioni così terrestri sono quello che tiene insieme tutta la storia. Al cuore c’è una dinamica familiare.

La ricostruzione

Il grosso di Constellation è stato girato negli studi a Berlino con parti in esterna in Svezia e in Marocco. Per la componente ambientata nello spazio, gli sceneggiatori hanno ricreato una replica della stazione spaziale internazionale. “Naturalmente la ISS non è pensata per le riprese quindi abbiamo dovuto adattare tutto per girare. C’è stato un grande lavoro di scenografia e del reparto tecnico” ha sottolineato la regista Michelle MacLaren. Sia Harness, che la regista e gli attori Noomi Rapace e William Catlett che hanno effettivamente girato le scene spaziali hanno sottolineato l’importanza di avere come consulente l’ex astronauta Scott Kelly “ci ha spiegato come si lavora nello spazio” ha sottolineato Catlett. Per Noomi Rapace:

La replica della stazione spaziale è fantastica. Nelle prime prove ero un disastro a muovermi senza gravità, non riuscivo a galleggiare ero come una pietra nell’acqua, rotolavo senza controllo. Sono testarda così con il tempo ho imparato a controllarmi ho imparato i movimenti, come farli e grazie anche a tutti quelli che hanno lavorato nel set sono riuscita al meglio. Ho visto poi i video degli astronauti nella stazione spaziale internazionale, video su Youtube, è stato davvero affascinante.

Constellation e la componente familiare

Constellation
Foto di Apple TV

Fondamentalmente la serie parla della difficoltà di essere genitori e della difficoltà di esser figli, racconta quando siamo imperfetti in quanto esseri umani. Lo spazio si porta dietro elementi da thriller e horror che rendono tutto ancor più affascinante” di nuovo è Peter Harness a regalare la sintesi migliore per la serie. Nella componente familiare ha un’importanza strategica il ruolo di Alice interpretata da Rosie e Davina Coleman che Harness ha raccontato come fossero più grandi rispetto all’età di Alice ma come fossero perfette per il ruolo. Al punto che ha pensato che l’averci messo tanto tempo per scrivere questa serie sia servito per far crescere le due ragazze e fare in modo che avessero l’età giusta per recitare nella serie.

Il nome “Alice” non è casuale come lascia intendere Harness:

Mi piace scrivere dal punto di vista dei ragazzi perché per quanto possano essere complessi sanno essere anche molto onesti, sorprendono sempre, per questo con Alice ho voluto inserire un punto di vista realistico dei più giovani. Alice ci conduce nella tana del bianconiglio, ci porta attraverso lo specchio.

Anche per James D’Arcy nell’equilibrio della storia “la componente privata, domestica, familiare è molto importante. perché rappresenta una parte della vita di tutti e che quindi è facile da recitare, gran parte del lavoro di un attore è rappresentare e ricreare le emozioni della vita per fare in modo che le persone possano comprenderle ed entrare in sintonia. Spesso gli adulti sottovalutano le emozioni dei bambini, quello che percepiscono, le loro sensazioni, questa serie le mette al centro.“. Sia Noomi Rapace che Jonathan Banks condividono il fatto che quella sensazione di abbandono dei figli per lavoro per poi ritrovarli diversi una volta tornati, è un qualcosa che hanno vissuto anche loro in quanto attori durante i lunghi periodi sul set lontani da casa. “Penso che Alice sia in qualche modo il cuore dello show, deve essere dura per una figlia rivedere la madre dopo tanto tempo e accorgersi che quasi non la riconosce. Spesso capita anche a noi attori quando siamo a lungo lontano“.