Che succ3de?, Aldo Grasso gli dedica due recensioni in poche settimane

Il critico del Corriere della Sera torna ad analizzare il programma dell’access prime time di Geppi Cucciari su Rai3, del quale si parla troppo poco

Non capita tutti i giorni che Aldo Grasso, il maggior critico televisivo italiano, dedichi due recensioni allo stesso programma nel giro di poche settimane. Il fortunato è Che succ3de? (qui la nostra analisi), trasmissione che va in onda dal lunedì al venerdì alle 20.15 su Rai3 con la conduzione di Geppi Cucciari.

Nella sua rubrica A fil di rete, che chiude l’edizione nazionale del Corriere della Sera, il professore scrive oggi:

” (…) Si vede che Geppi è a suo agio e finalmente ha trovato il suo programma. Il suo agente, il potente Beppe Caschetto, ha saputo (e potuto) trovarle finalmente un programma che esalti la sua dote principale: la battuta pronta. Per quelle scritte (fantastiche le interviste sottotitolate e reinterpretate) c’è Luca Bottura: uno spirito dentro due corpi. La singolarità del programma di Rai3 è di aver fatto di necessità virtù, sfruttando in senso comico l’inevitabile povertà dell’estetica televisiva ai tempi del Covid. Se il panel degli opinionisti fosse presente in studio o se il collegamento fosse perfetto, il risultato finale sarebbe abbastanza scontato”.

L’analisi prosegue esaltando la capacità della comica sarda di sfruttare gli inconvenienti tecnici tra un collegamento e l’altro, definendola come una che “mostra l’eccentricità del quotidiano, come sa fare solo la radio“. Grasso conclude scrivendo che “se l’esperimento della visual radio non ha dato i risultati promessi, Che succ3de? è una buona lezione di come si possano trasformare la partecipazione e la complicità radiofonica in televisione“.

Una recensione indiscutibilmente positiva. Il critico televisivo tuttavia ne aveva già parlato nella sua stessa rubrica a novembre, a pochi giorni dall’esordio del programma, avvenuto il 26 ottobre 2020:

“Un ritorno al passato? Dopo tanti tentativi, non tutti riusciti, Geppi Cucciari, sembra aver imboccato la strada del ritorno, come ai tempi di Geppi Hour su Sky o di G’Day su La7 o di Rai Pipol (quando i suoi monologhi erano scritti da Mattia Torre). Come comprimaria non dà il massimo, stretta fra le esigenze dei format, sia che si esibisca come «ospite fisso» o come giurata o come commessa di libreria”.

Grasso rilevava infine come l’aspetto televisivo più interessante fosse l’appartenza della “gente normale” al divismo televisivo attuale ( “Non è che gli ospiti dei talk o i concorrenti del Grande Fratello Vip dicano cose più intelligenti o profonde degli opinionisti di Geppi“).

Di questi tempi due recensioni positive nel giro di poche settimane costituiscono una medaglia al valore, anzi un Telegatto. Che succ3de? effettivamente ha portato del buonumore in un palinsesto eccessivamente ansiogeno (e non che prima della pandemia la situazione fosse migliore).

Il programma per la verità ha molto in comune con G’Day: le rubriche Che succede? e Lo dicono i social sono praticamente l’evoluzione de I vostri titoli e Come lei saprà del predecessore di La7, ma bene hanno fatto gli autori a riesumarli visto che risultavano molto divertenti già qualche anno fa. Ottime invece le rubriche nuove come Dizionario italiano – italiano (dichiarazioni ufficiali di un politico accompagnate da sottotitoli molto liberi) e il mash up tra le dichiarazioni del premier del momento e alcune scene di Un posto al Sole, al quale Geppi fa da traino. Se prima a chiudere la puntata era Un Conte al Sole, adesso c’è Un Mario al Sole, con dei credits irresistibili.

Nonostante non si parli tantissimo del programma, Che succ3de? gode di una buona critica in generale e di ascolti abbastanza buoni per Rai3 – tra il 5 e il 6 per cento – contro i colossi Tg1 e Tg5. L’unico consiglio che ci sentiamo di dare è di privilegiare gli opinionisti del panel rispetto ai collegamenti con i personaggi “positivi” (in senso buono) della cronaca, altrimenti in venti minuti  rischia di venir meno la missione comica della trasmissione. Un discorso a parte meriterà la versione del venerdì, che è un programma totalmente diverso.

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