Capri, la serie tv torna in tendenza dopo 20 anni: un successo ritrovato tra nostalgia e aspettative
Capri sta tornando in auge grazie alle repliche trasmesse durante il Day Time di Raiuno. La serie televisiva, andata in onda nei primi anni Duemila, ha saputo mescolare avanguardia e tradizione della serialità italiana.
Il mese di luglio, in televisione, ha visto il ritorno della celebre serie tv Capri. Un prodotto seriale che ha ottenuto il suo successo nei primi anni Duemila, precisamente dal 2006 al 2010, per un totale di tre stagioni da circa 26 episodi l’una. La forza del progetto è proprio questo sviluppo piuttosto ampio che sta tornando nelle produzioni più conosciute. Fino a qualche anno fa, anche per strizzare l’occhio alle piattaforme, si producevano più serie – specialmente nel Servizio Pubblico – con meno episodi. Oggi, anche in base ai test che vengono effettuati durante l’estate, l’utente medio preferisce tornare all’antico: una serie, ben fatta, che duri più tempo.
Si veda l’esempio dei grandi classici della tv di Stato: Don Matteo, Doc e Che Dio Ci Aiuti. Si sta andando verso uno sviluppo più corposo affinché i beniamini della serialità tengano compagnia agli appassionati per diverse settimane. Talvolta anche qualche mese. Il rinnovato appeal di un prodotto come Capri si deve anche ad altri fattori che fanno breccia nel day time così come in prima serata. Infatti la serie viene trasmessa, in replica, a partire dai primi di luglio: la sua collocazione abituale è alle 14.05 con due episodi al giorno.
Capri tra passato e presente della serialità italiana
L’utente medio la cerca, sia di pomeriggio che di sera (se guardiamo al passato televisivo) perchè Capri ha un aspetto fondamentale che la rende appetibile e ancora coinvolgente. La dimensione paesaggistica e territoriale all’interno dell’impianto narrativo: il prodotto targato Rai Fiction fu uno dei primi esempi del nuovo millennio televisivo in cui la componente territoriale svolgeva e svolge un ruolo di protagonista aggiuntiva. All’epoca della messa in onda, Capri andava a sfidarsi con un altro titolo consolidato della concorrenza: I Cesaroni. Entrambi, in contesti diametralmente opposti, hanno fatto della territorialità un valore aggiunto.

Lo spettatore ama identificarsi in certi luoghi, anche se non li abita. Gli piacerebbe visitare determinati posti, oppure idealmente vivere le vicende dei protagonisti perchè rapito da uno scorcio o un panorama. Questa situazione ha fatto sì che la tradizione seriale italiana nel futuro portasse in auge tali caratteristiche, infatti l’aspetto paesaggistico – nei prodotti del Servizio Pubblico e non solo – è diventato sempre più centrale.
Roberta Valente e Makari
I personaggi principali si muovono entro sistemi collaudati che mostrano le bellezze cittadine in maniera sempre più peculiare. Annunciandole già dal titolo, a prescindere da quale sia la trama di ciascun progetto. Pensiamo a Roberta Valente – Notaio in Sorrento, oppure a Makari. Esempi in cui emerge direttamente la componente ambientale per determinare una cartolina televisiva sempre presente. Oltre a questo, poi c’è un altro fattore che sta spingendo Capri sul piano dello Share e del rewatch, come confermano i dati su RaiPlay.
Il tempo. Anche se si tratta di vicende del passato, il pubblico ama approfondire lo sviluppo dei personaggi e vuole guardare una fiction come se sfogliasse un romanzo di formazione. I protagonisti entrano in scena in un modo per poi affrontare un’evoluzione e una maturazione graduale sia sul piano fisico che in ambito emotivo. La caratterizzazione dei singoli è fondamentale: più particolari emergono e maggiormente lo spettatore resterà incollato al video. Le testimonianze di Gabriella Pession, Sergio Assisi e Kaspar Capparoni sono fondamentali: i fan, quando li incontrano per strada, restano allibiti nel notare come sono cambiati. Un personaggio, dalla prima alla terza stagione, non è più lo stesso. Così come chi è chiamato a interpretarlo.
La fiction come un romanzo di formazione
Questo cambiamento graduale, misto alla componente territoriale, garantisce una trasformazione che implica anche uno sforzo narrativo: un personaggio che cresce in un determinato ecosistema, che cambia insieme a lui, deve anche adeguare il registro con successiva maturazione emotiva. Upgrade che consente agli sceneggiatori, così come al team creativo, di sbizzarrirsi per completare la metamorfosi dei singoli personaggi. Capri, nello specifico, è uno degli esempi di narrazione condivisa plasmata a racconto nazionalpopolare. Così come confermano i dati Auditel, il pubblico vorrebbe tornare a determinati prodotti anche in inverno.

La rete, e altrettanto le aziende televisive, hanno recepito il messaggio e stanno cercando di adeguare i palinsesti autunnali. Capri 4, invece, non tornerà: il motivo è semplice. Gli interpreti considerano il successo del prodotto una manna dal cielo, ma non vogliono cadere nella “trappola Cesaroni”. La produzione della serie ambientata alla Garbatella si è lasciata ingolosire dagli ascolti totalizzati, anche sulle piattaforme, dalle repliche e ha messo a punto un reboot che si è rivelato un fallimento televisivo.
Capri 4 non ci sarà
Ascolti bassi per aspettative all’eccesso. Un destino che Capri vuole evitare, altrettanto i suoi interpreti simbolo. Quindi tutti – compreso il cast – si godono le repliche di un successo nella speranza che possano tornare prodotti che conservino la stessa lunghezza d’onda. Capri ha dimostrato che le storie, anche in tv, devono partire dal territorio e svilupparsi con calma e particolari intrecci in grado di alimentare curiosità e coinvolgimento. L’Italia, in tal senso, è ricca di spunti persino per la televisione generalista. È sufficiente fermarsi a guardare la cartina per valutare la prossima fermata della serialità. Nel frattempo, Rai Fiction ringrazia perché una “villeggiatura” a Capri – attraverso il piccolo schermo – ci voleva proprio.