Camper in Viaggio, intervista a Tinto: “Il mio futuro in Rai? Mi auguro di essere tra le nuove leve. L’Italia è lo studio televisivo più bello al mondo”
TvBlog incontra Tinto, protagonista del programma on the road Camper in Viaggio di Rai 1, in onda dal prossimo 2 giugno.
Il 2 giugno si accendono i motori di Camper in Viaggio, il programma itinerante di punta di Rai 1. Un viaggio – quello proposto dal palinsesto estivo – della durata di tre mesi e che porta gli italiani alla scoperta dei luoghi più popolari, ma anche più nascosti, del Bel Paese. Alla guida di questo “Camper” ci sono Tinto e Alessia Mancini, a cui sono affidate delle missioni giornaliere da parte del Professor Umberto Broccoli. TvBlog incontra Nicola Prudente, in arte Tinto e volto fisso del format, che racconta le tappe più importanti di un programma tra i più attesi della bella stagione. E alla domanda su cosa significhi per lui fare il conduttore in estate, risponde: “La nostra responsabilità è accompagnare e distrarre delle persone che sono davanti alla tv e che si sentono sole. Sono molto fiero di questo“.
Dalla radio alla tv: la sua carriera è sempre stata in movimento e lei ha sperimentato negli anni diversi stili di comunicazione. Cosa rappresenta per lei il cambiamento? E’ stato difficile cimentarsi in ruoli diversi sia nell’ambito radiofonico che televisivo?
È stato sicuramente stimolante, ma non difficile. Il nostro è un mestiere che si impara sul campo; nel 2000 mi sono laureato in Scienze della Comunicazione, avevo la formazione ma di fatto è con la pratica che si diventa un bravo conduttore radiofonico e televisivo. Sicuramente è bene che sia arrivata la tv dopo l’esperienza in radio, proprio com’è successo a molti personaggi come Carlo Conti o Gerry Scotti. Dal punto di vista tecnico, se si arriva alla tv con delle buone basi in radio è molto meglio. Lì non esistono le immagini ma ci sono solamente le canzoni da annunciare, ed è per questo che è più difficile lavorare nel piccolo schermo.
Occupandomi da sempre di programmi di territorio, posso dire che l’Italia è lo studio televisivo più bello al mondo. In passato ho fatto anche l’esperienza in studio, collaborando ad esempio con Antonella Clerici a La Prova del Cuoco, ma sul territorio ci sono le bellezze scenografiche naturalistiche e succedono sempre tanti imprevisti. Non ci si annoia mai.
Anche questa estate ci sarà la nuova edizione di Camper In Viaggio. Un programma che ha visto la partecipazione in primis di Roberta Morise, poi di Lorella Boccia e ora di Alessia Mancini. Tre donne molto diverse e che danno un grande contributo alla tv italiana. Come si è trovato al loro fianco?
Ognuna di loro ha delle caratteristiche uniche e una propria personalità. Per me è anche una sfida mettermi in gioco ogni volta ma, come dicono spesso gli addetti ai lavori, con me si lavora bene e andare d’accordo è molto facile. Camper in Viaggio ha nel DNA il viaggio di due amici, che devono essere affiatati e devono aver voglia di stare insieme e scherzare. Dal punto di vista della struttura del programma, al suo interno ci sono diversi format: c’è Linea Blu perché ci sono delle scene in barca; c’è Linea Verde perché si parla anche di agricoltura; c’è Unomattina perché ci sono delle interviste; c’è Geo&Geo per i temi del turismo. Si tratta inoltre dell’unico programma di territorio quotidiano, dato che ci sono sempre stati questi tipi di trasmissioni nel weekend. Ultimamente la vita è cambiata e, mentre prima i telespettatori cercavano questi tipi di format nel fine settimana, oggi con il cambiamento del mondo del lavoro e la società in continua evoluzione, è stato proposto il tema del territorio anche durante la settimana.

Con Roberta Morise abbiamo condiviso la novità della prima stagione; con Lorella mi sono trovato benissimo; io e Alessia Mancini ci stiamo invece conoscendo viaggiando. Noi due abbiamo trovato subito la connessione. Roberta ha lasciato il programma per motivi familiari, dato che è nato il primo figlio e si è sposata. Lorella ha invece cambiato per nuove esperienze lavorative, come Weekly. Con entrambe mi sento ancora e ci vogliamo molto bene.
Cosa deve aspettarsi il pubblico dalla nuova edizione di Camper? Novità da anticiparci?
C’è una novità che è legata a una mia vecchia idea di giocare con le nozioni, e dare un contenuto culturale ma in maniera pop. Ci sarà un quiz che viene fatto da Umberto Broccoli, un uomo di grande cultura e che ci trova sempre – in ogni posto in cui andiamo – delle missioni da portare a termine. Quest’anno ci saranno dei test che andranno a testare la nostra preparazione, ed è un modo diverso di far passare dei concetti culturali. A non essere cambiato è lo spirito: Camper in Viaggio è un programma on the road unico nel suo genere. Quello che si vede in tv non è molto distante da quello che c’è a telecamere spente: siamo un gruppo di lavoro molto affiatato.
La mia sfida – anche quest’anno – è quella di mantenere lo stesso spirito. Camper in Viaggio è un programma che i miei figli guardano, non perché sono il loro papà, ma perché il mood del format è molto giovanile e dinamico.
Cosa significa per lei raccontare l’Italia a bordo di un camper? C’è qualcosa di inaspettato che ha scoperto in questo modo di viaggiare?
Io devo dire grazie alla Rai perché ho avuto la possibilità di girare tutto il Paese, dall’Adriatico, al Tirreno allo Ionio passando per le zone interne. Ogni volta scopro posti nuovi, e questo è un grande privilegio. Io ho sempre amato l’Italia ma, con questo programma, l’ho amata ancora di più. Se tutti avessero la possibilità di girarla come ho fatto io, la rispetterebbero maggiormente. Alcune generazioni vanno a cercare il mare splendido altrove, senza sapere che ci sono bellezze incredibili nel Bel Paese. Il territorio italiano non lo si conosce abbastanza.
Tra i temi che vengono affrontati nel corso del programma c’è anche quello legato all’enogastronomia. Un argomento ormai molto diffuso nel piccolo schermo e che ha permesso a molti professionisti del settore di farsi conoscere e apprezzare dal pubblico. In passato ha condotto altri programmi culinari. È un’esperienza che rifarebbe? Ha idee a tal proposito?
Non si può non parlare di enogastronomia; la sfida – dal punto di vista comunicativo – è in realtà trovare una formula, che vada al di là dell’ennesimo cooking show o dell’ennesimo talent. Questo inverno – all’interno di Top – ho cercato di comunicare l’enogastronomia in maniera diversa, mettendo l’accento sulla storia della persona che ha ideato un piatto. Speriamo che si possa trasformare questa semplice rubrica in un programma televisivo. Non potrei vivere senza enogastronomia: è un mondo in cui mi sento sempre a mio agio e di cui gli italiani non possono farne a meno.
Lei ha spesso accompagnato gli italiani in viaggio nel periodo più caldo dell’anno. Pensa che sia più difficile essere al timone di un prodotto televisivo programmato per l’estate? Qual è la sfida più grande che ogni anno deve affrontare?
Anche in questo caso ho una grandissima fortuna. In estate, per una categoria di persone, è più difficile essere felici. Le città si svuotano e le persone più anziane si sentono più sole. Durante la prima edizione di Camper, mi fermò una signora mentre facevo la spesa, nel caldo afoso di una grande città come Roma. Mi chiese di prenderle dei biscotti, ma ad un certo punto mi riconobbe. “Lei non fa quel programma in cui ci portate in giro!?” – mi disse commossa – “Grazie per quello che fate. Lei è molto simpatico, mi mette allegria, mi fa ricordare i tanti luoghi della mia giovinezza“. C’è quindi una responsabilità maggiore in chi ha la fortuna di fare il conduttore in estate: quella di accompagnare e distrarre delle persone che sono davanti alla tv e che si sentono sole. La stessa signora mi disse anche che, con tanti problemi che ci sono nel mondo, non parlare di cronaca nera in tv aiuta moltissimo.

Con Camper in Viaggio facciamo viaggiare, seppur con la fantasia e con l’immaginazione. Percepisco questo da tutte le persone che mi fermano e lo apprezzo tanto, perché sento che sono dei complimenti e degli abbracci genuini. Sono molto felice perché si tratta di un doppio servizio pubblico. Siamo in un periodo non semplice e non abbiamo la possibilità di cambiare il mondo. Dare quella mezz’ora di tranquillità e spensieratezza, mostrando il nostro Paese, è qualcosa di straordinario.
In realtà ultimamente sta cambiando anche la figura del conduttore televisivo; io cerco di essere sempre disponibile, sono uno di loro. Noi non salviamo vite, anche se purtroppo qualcuno dei miei colleghi pensa il contrario. Ci vorrebbe un bagno nella piscina dell’umiltà.
Ha progetti per il futuro? Qualche anticipazione sulla sua attività in radio?
Quest’anno stiamo concludendo la 23esima edizione di Decanter con Federico Quaranta, con cui ho condiviso anche esperienze televisive. Per la prossima stagione televisiva mi auguro di essere tra le nuove leve. Si parla spesso di ricambio generazionale ma in pochi lo fanno. Ho la fortuna di godere della stima del direttore Rai che mi sta dando fiducia. In Italia, nessuno “molla la poltrona“: vedo qualche Big che dice di non voler lasciare il lavoro, ma in questo modo non ci sarà mai un ricambio generazionale. Dovrebbe esserci più affiancamento e bisogna dare la possibilità ai giovani di “giocare“. Stefano De Martino è l’unica novità dell’ultimo periodo.