Abbiamo davvero bisogno di Black Mirror 6?

Una sesta stagione è quasi certa, ma Charlie Brooker dovrà rivedere le storie da raccontare: il futuro di Black Mirror è ormai diventato il nostro presente

Quando martedì scorso Variety ha fatto trapelare la notizia di un quasi certo (manca la conferma ufficiale) Black Mirror 6, tutti sono balzati dalla sedia ed hanno festeggiato. Perché Black Mirror è una di quelle serie tv di cui quando la senti associata alle parole “nuovi episodi” non si può non esultare.

Il merito è soprattutto di Charlie Brooker, colui che dodici anni fa diede vita ad questa assurda ma geniale idea di raccontare un futuro ipertecnologico ma poco rassicurante dal punto di vista umano, analizzando a volte con un taglio cinico ed altre con uno sguardo più romantico le conseguenze della dipendenza della società moderna verso quello schermo su cui avete -abbiamo- fisso lo sguardo anche ora.

Black Mirror manca da Netflix (che ricordiamo ha rilevato la serie da Channel 4 dalla terza stagione in poi) dal 2019. Quei tre episodi rischiavano di essere gli ultimi della serie antologica, anche per colpa di una pandemia che ha tolto a Brooker la voglia di mettersi ad immaginare un futuro più cupo di presente che proprio brillante non era (e non è ancora). Così, a quanto pare, non sarà.

Sappiamo che l’accordo di Netflix con la Broke and Bones, la nuova casa di produzione di Brooker e della sua socia Annabel Jones, esiste da tempo; così come sappiamo che i nuovi episodi di Black Mirror prenderanno più una piega cinematografica -almeno nella durata-, rendendo questo progetto sempre più ambizioso e lontano da quello che era quando fu lanciato in tv.

Poche informazioni, che però non possono non farci domandare se Black Mirror, oggi, ha ancora senso di esistere. La serie aveva giustamente incontrato il favore della critica e del pubblico quando debuttò in Inghilterra; un entusiasmo che divenne maggiore quando Netflix annunciò il debutto sulla piattaforma dei nuovi episodi. Ma alla sorpresa suscitata dal format, ha fatto poi seguito un po’ di stanchezza.

Inevitabile, direte voi: in tutte le serie tv il calo qualitativo è fisiologico, soprattutto in progetti in cui si richiede un’originalità capace di rinnovarsi di episodio in episodio. Ma a mettere i bastoni tra le ruote a Black Mirror è stata la realtà stessa, quel presente da cui la serie è fuggita, preferendo immaginare il futuro.

Rispetto al debutto di Black Mirror nel 2011, il mondo è decisamente cambiato: crisi climatica ed ambientale, pandemia, guerre ed un’iperconnessione che ci permettere di essere -seppur virtualmente- ovunque hanno reso il nostro presente quello che per Brooker era un futuro non troppo lontano. Black Mirror 6, quindi, non potrà limitarsi a raccontare il futuro che le altre stagioni hanno provato ad immaginare.

La sfida è ardua: tornare ai fasti delle prime tre stagioni (le due televisive più la prima in streaming, per intenderci quella che conteneva episodi come “Caduta Libera” e “San Junipero”) e recuperare quella curiosità per le conseguenze di chi siamo oggi riuscendo al tempo stesso a metterci in guardia. In altre parole, immaginare un nuovo futuro ed un Black Mirror 6 che potrebbe facilmente essere soprannominato Black Mirror 2.0.