Björn Andrésen, addio al Tadzio di Visconti: l’ombra lunga di un mito della bellezza
Si è spento a 70 anni Björn Andrésen, il volto angelico di Tazio in Morte a Venezia, classico di Luchino Visconti che lo aveva definito “il ragazzo più bello del mondo”, un’etichetta che gli restò appiccicata segnandolo in modo significativo
Voleva essere un gesto cortese, un riconoscimento sincero e disinteressato per quel giovanissimo che lo aveva colpito così tanto da pretendere di averlo nel cast nonostante non avesse esperienze artistiche significative. Ma forse quella frase di Luchino Visconti – “Bjorn è indiscutibilmente il ragazzo più bello del mondo” – fu una sorta di condanna.
Muore Björn Andrésen
La notizia della morte a 70 anni di Björn Andrésen da Stoccolma ha il peso di quelle storie di cinema un po’ leggendarie ed eterne. L’attore svedese che Luchino Visconti scelse appena quindicenne per interpretare Tadzio in Morte a Venezia fu una immagine caratteristica di quel cinema di oltre cinquant’anni fa. lo definì “il ragazzo più bello del mondo”, un’etichetta destinata a diventare marchio ma anche gabbia. Da quel momento la sua immagine eterea abitò l’immaginario di mezzo secolo, mentre la persona reale combatteva con il peso di uno sguardo che non gli apparteneva più.
Chi era Björn Andrésen
Andrésen era nato a Stoccolma nel 1955, cresciuto di fatto dalla nonna dopo la morte della madre, con un padre che non lo riconobbe mai, fu educato all’arte fin da giovanissimo. Prima di Visconti aveva già avuto una prima esperienza di set con Roy Andersson (A swedish love story) con un ruolo secondario. Poi con il regista italiano la fama improvvisa, Cannes, il culto.
C’era invece la musica, la sua grande passione personale nella sua formazione c’era il Giappone che lo accolse come una star a suon di contratti pubblicitari ricchissimi. Ma di fronte all’adorazione della gente Björn Andrésen era un ragazzo timido e solitario che con pudore preferiva estraniarsi, forse nella speranza di difendere una parte di sé dal rumore del mito.
Tanti ruoli minori
In anni più recenti aveva ritrovato un ruolo di rilievo in Midsommar (2019) thriller di Ari Aster che lo vide impegnato in un ruolo minore. Il cinema tuttavia non sarà mai la principale declinazione della sua scelta artistica. Soprattutto per via dei ruoli che gli verranno continuamente proposti in ruoli di sessualità dubbia o compromettenti. Quando Germain Greere decide di usare la sua foto per la foto copertina del romanzo The Beautiful Boy, Andrésen – ormai 50enne – andrà su tutte le furie facendo causa.

The Most Beautiful Boy in the World
Björn Andrésen torna protagonista con The Most Beautiful Boy in the World (2021), dove la sua voce, più che la sua immagine, cerca finalmente il centro della scena raccontando una storia non semplice e comunque colma anche di momenti di disagio per via di quella etichetta non voluta né richiesta, ripetuta fino allo sfinimento, che lo ha accompagnato come un refrain.
Andrésen stesso ha descritto più volte l’esperienza con Visconti come un privilegio insieme a una ferita: l’esposizione precoce, gli sguardi adulti addosso, l’oggettivazione di un’adolescenza che non poteva difendersi. Ed è proprio nella frizione tra opera e biografia che la sua figura diventa emblematica. Tadzio incarna l’idea del desiderio impossibile, ma l’attore che gli ha dato un volto è rimasto intrappolato per anni nella rappresentazione di quel desiderio.
Il cinema in lui ha dimostrato quanto mai la forza di creare icone ma anche la crudeltà di non liberarle mai.