Better Call Saul incontra Breaking Bad: ecco cosa succede nell’episodio-crossover

Walter White e Jesse Pinkman compaiono nel prequel di Breaking Bad e chiudono alcune questioni lasciate in sospesp dalla serie originale. Ma Kim?

Poteva essere un semplice cameo, un omaggio ai due protagonisti di una delle serie tv più osannate di tutti i tempi. E invece, l’episodio 6×11 di Better Call Saul, intitolato “Breaking Bad” (disponibile su Netflix), è servito a più di uno scopo.

-ATTENZIONE: SPOILER SULL’EPISODIO 6X11 DI BETTER CALL SAUL-

Walter e Jesse compaiono in Better Call Saul

Cominciamo dal più ovvio: rivedere Bryan Cranston e Aaron Paul riprendere i loro ruoli di Walter White e Jesse Pinkman da Breaking Bad a Better Call Saul. Come ampiamente annunciato prima ancora della partenza della sesta ed ultima stagione, sapevamo che i due personaggi creati da Vince Gilligan sarebbero tornati in qualche modo. Ed è accaduto a tre episodi dal finale di serie.

La scena in cui rivediamo Walter e Jesse, però, non è assolutamente inedita al pubblico, ma fornisce un ulteriore dettaglio su quello che è stato l’ingresso dell’avvocato Saul Goodman nel mondo di Breaking Bad. Era l’ottavo episodio della seconda stagione (dal titolo “Better Call Saul”, e così si chiude il cerchio) quando Walter -dopo essersi recato sotto mentite spoglie nell’ufficio di Goodman- decide di rapire Saul insieme a Jesse.

Il momento in cui Goodman si trova terrorizzato nel deserto, convinto che gli sia rimasto poco da vivere, serve da apertura all’episodio. Successivamente, vediamo quello che succede dentro il camper in cui i due protagonisti di Breaking Bad inizialmente producevano la blue meth. Non è un dialogo particolarmente significativo, ma permette a Saul di capire con chi ha a che fare e, soprattutto, di capire che Walter White è il famigerato Heisenberg, colui a cui l’Antidroga sta dando la caccia.

Dopo che Saul, grazie al lavoro di Mike (Jonathan Banks), scopre dove lavora e la sua malattia, lo va a trovare nel liceo, rivelandogli di sapere della sua doppia vita e di essere disposto ad entrare in affari con lui. Una scena che non vediamo, ma che è andata in onda sempre nell’ottavo episodio della seconda stagione. Quello che vediamo in questo episodio di Better Call Saul altro non è che un nuovo dettaglio dell’origine del rapporto professionale tra Saul Goodman, Walter White e Jesse Pinkman. E chissà che nei prossimi episodi i due personaggi non compaiano ancora…

Inoltre, nelle scene in bianco e nero che rappresentano il post-Breaking Bad, tramite Francesca (Tina Parker) scopriamo che Skyler (Anna Gunn) ha patteggiato, ed abbiamo la conferma della morte di Walter White, lasciato a sanguinare nel finale di serie di Breaking Bad mentre la polizia lo stava raggiungendo nel suo covo (il destino di Jesse Pinkman è stato raccontato nel film “El camino”). Ma c’è dell’altro.

La battuta su Lalo in Breaking Bad ora ha senso

I più attenti lo avranno notato già tempo fa, ma due personaggi chiave di Better Call Saul erano già stati citati in Breaking Bad. Parliamo di Ignacio Varga (Michael Mando) e di Lalo Salamanca (Tony Dalton), la cui tragica sorte è stata svelata rispettivamente nel terzo episodio e nell’ottavo della sesta stagione.

Proprio nella scena che apre l’undicesima puntata di BCS, ovvero la stessa vista nell’ottavo episodio della seconda di Breaking Bad, sentiamo Saul -in ginocchio nel deserto, davanti ad una fossa e senza sapere chi lo ha rapito- implorare pietà e dire: “E’ stato Ignacio, è lui il colpevole! Vi ha mandato Lalo?”.

Chissà se ai tempi Gilligan già aveva immaginato tutto, ma evidentemente deve aver fatto in modo che quei due nomi, ai tempi senza importanza per gli eventi raccontati in Breaking Bad, diventassero fondamentali nel suo prequel. Ora, infatti, sappiamo che ruolo hanno avuto Ignacio e Lalo nel determinare il Saul Goodman che oggi conosciamo, e capiamo che il terrore di Saul sta nel fatto di temere di non avere ancora chiuso i conti con Salamanca, il villain delle ultime tre stagioni di Better Call Saul.

Non solo: già in Breaking Bad Saul rivelava che il suo vero cognome fosse McGill ma, a differenza di quanto abbiamo scoperto nella serie prequel, rivela a Walter di aver cambiato cognome per attirare più clienti, fingendosi ebreo, mentre in realtà sappiamo che la decisione di Jimmy di diventare Saul era dovuta al fatto di essersi presentato con quel nome a tutti i piccoli criminali a cui ha venduto telefoni usa e getta durante l’anno in cui, su imposizione dell’Ordine degli avvocati, non ha potuto esercitare la professione.

L’ultimo mistero di Better Call Saul: Kim

Con tutti i pezzi che si stanno lentamente incastrando l’uno all’altro, resta un unico grande mistero che i fan di Better Call Saul devono ancora scoprire: che fine ha fatto Kim (Rhea Seehorn)? L’ultima volta che l’abbiamo vista, nell’episodio 6×09, la donna lasciava Saul, dopo aver deciso di non voler più fare il mestiere di avvocato.

Il trauma di aver visto uccidere Howard (Patrick Fabian) sotto i suoi occhi, nel suo appartamento, da Lalo, ha fatto rendere conto alla donna di aver oltrepassato un limite da cui rischiava di non tornare più. E, soprattutto, di provare piacere nell’organizzare l’inganno con cui lei e Saul stavano cercando di screditare professionalmente Howard.

Se il pretesto ufficiale era quello di risolvere una volta per tutta la causa legata alle case di riposo della Sandpiper ed ottenere una buona parte del risarcimento come parcella, la verità, per Kim, era che organizzare truffe a fianco di Saul era uno spasso, qualcosa che le permetteva di uscire da quegli schemi che lei stessa si era imposta lungo a sua vita. D’altra parte, alcuni flashback ci hanno mostrato che anche la madre di Kim non era solita seguire sempre la retta via: forse il suo sentimento per Saul è figlio proprio di quell’infanzia.

Nella 6×11, dopo che Francesca dice a Saul che Kim si era informata se fosse ancora vivo dopo lo scandalo scoppiato nel finale di Breaking Bad, il protagonista non resiste alla tentazione e la cerca telefonicamente, chiamando uno struttura in Florida in cui la donna dovrebbe lavorare. Il resto del contenuto della telefonata, rigorosamente in una cabina telefonica, resta un mistero, con la regia che inquadra Saul da lontano, arrabbiato ma senza lasciarci capire il motivo. Una telefonata che ci porta verso il gran finale di una serie che non potremo dimenticare.