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Angelo Guglielmi: ecco come nacque Chi l’ha visto con Donatella Raffai nella mia Rai3

Una chiacchierata con l’inventore di Rai3 per parlare di Donatella Raffai, di Chi l’ha visto e dei programmi della sua indimenticabile rete

di Hit

L’ha scelta, l’ha fortemente voluta, poi l’ha rivoluta, diciamo l’ha praticamente creata televisivamente parlando, come tanti altri personaggi e tanti altri programmi. Angelo Guglielmi nella sua Rai3, grazie anche a Lio Beghin, creò Chi l’ha visto e con esso Donatella Raffai, scomparsa recentemente. Abbiamo chiesto al direttore, anzi al creatore di Rai3 un ricordo della giornalista e conduttrice marchigiana che ha legato, diremmo indissolubilmente, la sua immagine allo storico programma della terza rete che seppur cambiato,  è ancora in onda. Ma la chiacchierata con Angelo Guglielmi è anche un modo per parlare con lui della sua mitica Rai3,  che fra la fine degli anni ottanta ed i primi anni novanta ha cambiato la nostra televisione.

Angelo Gugliemi risponde alla nostra telefonata in tono molto cortese e disponibile e subito ci racconta come decise di assegnare a Donatella Raffai la conduzione di Chi l’ha visto:

All’epoca ero il direttore della sede Rai del Lazio, fra i collaboratori trovai Donatella Raffai e mi piacque da subito. Mi parve da subito una donna in gamba, brava, sveglia, intelligente, la adocchiai e quando divenni direttore di Rai3 decisi di portarla con me.  Le feci fare subito un’inchiesta televisiva sugli ospedali romani, fece un ottimo lavoro e allora quando si presentò l’occasione di scegliere una conduttrice per Chi l’ha visto, scelsi lei.

Ma come nasce Chi l’ha visto ?

Il Corriere della sera di un tempo aveva una rubrica con una fotografia che recava una didascalia con scritto “chi l’ha visto?”. Lio Beghin, mio capostruttura, venne da me e mi propose di far diventare un programma quella piccola rubrica e così facemmo.

Cos’era Chi l’ha visto per quella nascente Rai3?

E’ stato il programma che ha acceso la rete. Era un grande romanzo popolare che recava più registri al suo interno. E’ stato un programma straordinario perchè concentrava in se tutte le forme linguistiche della televisione. Intanto era un racconto, quindi una fiction, poi una ricerca dello scomparso, con interviste ai parenti, quindi un’inchiesta. Poi era anche un documentario, perchè c’erano gli interventi in diretta dei parenti che parlavano del loro caro scomparso, cosa questa che permetteva di formare uno spaccato della società di quei tempi.

L’immagine del programma restò per tanto tempo quella di Donatella Raffai, poi però ad un certo punto lei se ne andò, come mai ?

Donatella era bravissima, un’autentica fuoriclasse e aveva fatto di Chi l’ha visto una macchina di ascolti fragorosa, tanto ad un certo punto da infastidire le altre due reti, sopratutto la seconda rete. Poi però Donatella venne da me per dirmi che non voleva fare più quel programma, voleva fare qualcos’altro, di più alto e lei individuò nell’altro, un programma di politica. Nel frattempo noi avevamo lanciato Samarcanda con Michele Santoro e probabilmente Donatella sentiva l’esigenza di fare quel tipo di televisione. L’accontentammo, gli feci fare un programma che non andò molto bene (Parte civile, ndr)  poi lei  tornò a fare Chi l’ha visto, ma l’incantesimo si era rotto e dopo poco tempo abbandonò definitivamente il programma e anche la televisione. Seppi dopo molto tempo che si era trasferita in Francia.

 

Lei che era diventata celebre con un programma di ricerca di persone scomparse, volle, in una sorta di contrappasso,  andarsene via e far  perdere le proprie tracce. Sta di fatto che Chi l’ha visto era fra i programmi più celebri di quella mitica Rai3. Chiediamo a Guglielmi se ritiene quella trasmissione il simbolo di quella magica stagione della terza rete.

Si, Chi l’ha visto è stato il programma simbolo di quella Rai3, direi però alla pari di Linea rovente, programma condotto da un debuttante in televisione, un fuoriclasse del mondo del giornalismo, Giuliano Ferrara. Anche Telefono giallo con Corrado Augias e la stessa Raffai è stato un programma importante per la rete.

Ma cos’era Linea rovente ?

Praticamente c’era un  politico che aveva fatto tanto discutere durante la settimana che invitavamo in trasmissione per spiegare le sue ragioni. Fu un programma di rottura che faceva molto discutere e che creava tante polemiche, ma ritengo sia stata una delle trasmissioni più interessanti lanciate dalla mia Rai3.

Ma con tutte quelle polemiche, l’allora direttore generale della Rai Biagio Agnes non intervenne mai?

Mai, Biagio Agnes ci ha sempre dato totale libertà editoriale. Lui poi era molto contento della nostra rete perchè grazie agli ascolti che facevamo, gli permetteva di battere sempre Fininvest. Inoltre noi gli garantivamo un tipo di pubblico diverso, più alto,  rispetto a quello delle altre due reti.

Visto il successo, non tentarono le altre due reti di scipparle Chi l’ha visto ?

Si ci provarono, sopratutto nella Rai dei “professori”, ma mi battei per impedirglielo. Volevano portarlo su Rai1. Nelle loro intenzioni Rai3 doveva essere una rete-cantiere, dove si provavano programmi nuovi che poi se avrebbero avuto successo,  sarebbero stati portati sulle prime due reti. Cosa folle e impedii che questo progetto andasse in porto. Successivamente, dopo che me ne andai, riuscirono a portare Santoro su Rai1 (Circus, ndr), ma  fu una stagione breve.

Mi ha parlato prima di Samarcanda, ma come nacque ?

Samarcanda andava in onda il sabato sera con Michele Santoro e Giovanni Mantovani. Era un programma che aveva i colori di una rivista, anche con momenti divertenti. Poi venne da me Santoro e mi disse che voleva fare un programma totalmente di politica, ma da solo. Lo accontentai e lo collocai nella serata del giovedì, mentre a Mantovani affidai un programma estivo. Ecco come nacque Samarcanda, un programma di grande successo che diede la giusta popolarità a Michele Santoro.

Vogliamo fare un confronto fra il primo Chi l’ha visto e quello di oggi condotto da Federica Sciarelli ?

Due epoche, due mondi diversi. Nel primo Chi l’ha visto, che durava poco più di un’ora,  veniva trattato un singolo caso, ora il programma che va in onda ne tratta parecchi ed inoltre spesso si occupa anche di casi di cronaca nera, durando molto di più. Federica Sciarelli è un ottima conduttrice, ma il programma è certamente diverso.

Chi l’ha visto, alla fine della fiera, è l’unico programma rimasto di quella sua Rai3, secondo lei è ancora replicabile oggi quel modo di far televisione ?

Credo che difficilmente oggi si potrebbero fare i programmi che avevamo l’ardire di fare.

Grazie ad Angelo Guglielmi per la disponibilità e un saluto a Donatella Raffai.