And Just Like That, all’improvviso il sequel di Sex And The City diventa più di quello che ci aspettavamo

Come riportare in tv le protagoniste di Sex And The City? Michael Patrick King lo ha fatto semplicemente non rifacendo Sex And The City

Ci sono personaggi di alcune serie tv che, anche se non sono più in onda, continuano a vivere. Sappiamo che non esistono nella realtà, eppure li abbiamo conosciuti così bene che abbiamo quasi la certezza che continuino a vivere nel loro mondo, facciano nuove esperienza e crescano insieme a noi. And Just Like That, ovvero “E poi all’improvviso”, te li ritrovi nella tua vita. Sì, stiamo parlano delle protagoniste dell’attesissimo revival di Sex And The City, che ha finalmente debuttato su Sky Serie e su Now. Ed è un evento vero e proprio.

And Just Like That, la recensione

Anche se non siete stati dei fan di SATC, non potete non sapere chi siano Carrie Bradshaw (Sarah Jessica Parker) e le sue amiche, e perché in sei stagioni e due film sono riuscite ad infrangere tanti di quei tabù da diventare un punto di riferimento per numerose altre serie tv future. Perché Sex And The City ha riscritto le regole della commedia sentimentale in tv, dando totalmente la parola per la prima volta alle donne e, soprattutto, facendole parlare di sesso come mai avevano fatto in tv.

Ma questo è ormai il passato: in un’epoca in cui le figure femminili proposte dal piccolo schermo sono rappresentative di differenti categorie ed un argomento come il sesso è stato ampiamente sdoganato e sviscerato in ogni sua forma, come può un sequel di Sex and The City avere ancora un senso? Michael Patrick King, che della serie originale e dei film è stato autore, regista e produttore, se l’è chiesto. Ed ha trovato la risposta giusta.

Per riportare in tv Sex And The City serviva non rifare Sex And The City, ma andare avanti. Rendersi conto che, così come nelle nostre vite reali, anche in quelle di personaggi che per anni abbiamo considerato di famiglia il tempo passa, si cresce e si affrontano nuove fasi. Se le sei stagioni della serie originale stavano di fatto attraversando un territorio inesplorato per la narrazione televisiva, ripercorrere quella strada sarebbe sembrato poco originale e ridondante. Allora, che fare? Semplice: raccontare la vita e le sue svolte inattese.

Basta vedere il primo episodio, fino in fondo, per capire perché questo revival non ha tenuto semplicemente lo stesso nome della serie originale, ma è diventato And Just Like That. Perché quello che questi dieci episodi si ripromettono di fare è di prendere per mano quei e quelle fan che nei primi anni Duemila erano in una determinata fase della loro vita e che oggi, inevitabilmente, ne stanno affrontando altre. Ed, insieme, vedere cosa succede.

Avrete notato che non ci stiamo dilungando troppo nella trama, e lo stiamo facendo volutamente: perché se dovessimo farvi qualche spoiler vi rovineremmo la visione di una serie che trova anche nell’effetto sorpresa la sua ragione di esistere. Una ragione che trasforma l’intero senso del progetto, che ha ovviamente delle ragioni commerciali sulle sue spalle, ma che diventa così anche qualcosa di altro rispetto alla serie da cui deriva.

And Just Like ThatUn sequel, ma anche uno spin-off, ed al tempo stesso una nuova serie: non mancano i difetti, legati soprattutto a qualche personaggio (in primis CharlotteKristin Davis-, che sembra essere poco cresciuta rispetto al passato ed alle altre amiche), e sicuramente l’assenza di Kim Cattrall si fa sentire (ma Samantha, in qualche modo, c’è ancora). And Just Like That riesce però a riallacciare quel rapporto con il pubblico interrotto con il secondo film -e per qualcuno prima ancora, con l’ultima stagione- ed a proporgli una nuova esperienza.

In fin dei conti, And Just Like That non è Sex And The City, ma ha ancora il suo Dna: quello di una serie che, sotto il glamour, la moda ed i dialoghi brillanti cerca di raccontare il mondo nel modo più onesto possibile, usando il linguaggio dell’amicizia. Quella che, con tutti gli “e poi all’improvviso”, riesce a resistere.

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