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Amadeus, Lucio Presta, la separazione ed il silenzio

Come una poesia di Edgar Lee Masters può rivelare tante cose rispetto al concetto di silenzio nel rapporto fra due persone

di Hit
23 Dicembre 2023 17:41

Le cronache televisive delle ultime ore parlano del “divorzio” fra il conduttore televisivo Amadeus ed il suo manager Lucio Presta. Un distacco che nasce ormai molti mesi fa e chi si è fatto, settimane dopo settimane,  sempre più reale, fino alla concretezza di questi giorni. Qui non vogliamo entrare nei dettagli e neppure vogliamo spiare nel buco della serratura di un rapporto che, come tutti i rapporti, deve vivere all’interno dei propri ambiti. Tranquilli, tanto altri lo faranno.

Amadeus, Lucio Presta, la separazione

Ci piace però fare un ragionamento, prendendo proprio a prestito questa “separazione” cosi rumorosa nel mondo della tv. Un rapporto termina per tante situazioni e tanti accadimenti. Cosa che sarà accaduta anche per quello intercorso fra Amadeus e Lucio Presta. Entrambi hanno deciso, per ora, di non commentare la cosa.  Venendo a conoscenza di questo addio (o magari arrivederci, chissà) ci è passata per la mente, come una scheggia, come quelle delle notti di Enrico Ghezzi su Rai3, una vecchia e cara poesia di uno dei più grandi poeti nel novecento, Edgar Lee Masters. L’autore dell’Antologia di Spoon River.

Il significato del silenzio

La poesia in questione s’intitola “Ho conosciuto il silenzio“. Ecco, ci piace pensare che quello che è successo fra Lucio Presta ed Amadeus, si possa spiegare proprio con il “silenzio“. Il silenzio fra di loro e ci piacerebbe pure il silenzio fra chi li circonda. Nella poesia di Edgar Lee Masters si fa un elogio del silenzio. Non il silenzio assoluto, ma quello che fa emergere ciò che è davvero importante. Un silenzio che faccia affiorare, fra milioni di parole inutili, che senza dubbio verranno sprecate per spiegare questa separazione, il significato di una vicenda che ha senza dubbio un senso, per lo più personale. In ambedue i sensi di marcia. Una delle frasi rivelatrici della poesia di Masters dice cosi: Per le cose profonde a che serve il linguaggio?

La maturità di Amadeus

Lucio Presta vivrà senza Amadeus e Amadeus vivrà senza Lucio Presta e senza nessun agente. Il direttore artistico del Festival di Sanremo ha ormai imparato a camminare con le proprie gambe. Dimostrando la sua bravura e le sue capacità che ormai non si fermano più alla mera conduzione, di cui è fra i numeri uno. Anzi, secondo noi, Amadeus è ormai diventato uno dei più bravi talent scout in termini canori e lo ha dimostrato nei suoi quattro Festival. Oltre che un grande “animale” da tv. Ma crediamo, o se preferite ci piace credere, che entrambi, in questo silenzio rivelato, sappiano dire, anche sulla base del loro rapporto pluriennale, tutto ciò che serviva affermare. In un certo senso quindi, il linguaggio, in questo e in tanti altri casi, raggiunge (o raggiungerebbe)  il suo livello più alto, proprio nel silenzio.

Ecco dunque di seguito la splendida poesia di Edgar Lee Masters, che vi invito a leggere:

Ho conosciuto il silenzio

Ho conosciuto il silenzio delle stelle e del mare
e il silenzio della città quando si placa
e il silenzio di un uomo e di una vergine
e il silenzio con cui soltanto la musica trova linguaggio
il silenzio dei boschi
prima che sorga il vento di primavera
e il silenzio dei malati quando girano gli occhi per la stanza
e chiedo: Per le cose profonde a che serve il linguaggio?
Un animale dei campi geme uno o due volte
quando la morte coglie i suoi piccoli
noi siamo senza voce di fronte alla realtà
noi non sappiamo parlare.
Un ragazzo curioso domanda a un vecchio soldato
seduto davanti alla drogheria:
Dove hai perduto la gamba?
E il vecchio soldato è colpito di silenzio e poi gli dice:
Me l’ha mangiata un orso
e il ragazzo stupisce
mentre il vecchio soldato muto rivive come un sogno
le vampe dei fucili
il tuono del cannone
le grida dei colpiti a morte
e se stesso disteso al suolo
i chirurghi dell’ospedale
i ferri
i lunghi giorni di letto
ma se sapesse descrivere ogni cosa
sarebbe un artista
ma se fosse un artista
vi sarebbero più profonde ferite che non saprebbe descrivere.
C’è il silenzio di un grande odio
e il silenzio di un grande amore
e il silenzio di una profonda pace dell’anima
c’è il silenzio degli dei che si capiscono senza linguaggio
c’è il silenzio della sconfitta
e il silenzio di coloro che sono ingiustamente puniti
e il silenzio del morente la cui mano stringe subitamente la vostra
c’è il silenzio che interviene tra il marito e la moglie
c’è il silenzio dei falliti
il vasto silenzio che copre le nazioni disfatte e i condottieri vinti
c’è il silenzio di Lincoln che pensa alla povertà della sua giovinezza
e il silenzio di Napoleone dopo Waterloo
e il silenzio di Giovanna D’Arco
che dice fra le fiamme Gesù benedetto
e c’è il silenzio dei morti.
Se noi che siamo vivi non sappiamo parlare di profonde esperienze
perché vi stupite che i morti non vi parlino della morte?
Il loro silenzio avrà spiegazioni quando li avremo raggiunti.

Edgar Lee Masters 

Amadeus