Il cavallo e la torre, l’Agcom sanziona Marco Damilano: violati i principi di correttezza e imparzialità

L’Agcom ha sanzionato Il cavallo e la torre per la puntata dello scorso lunedì: violati i principi fondamentali della par condicio.

Non è stato certamente un fulmine a ciel sereno quello che si è deliberato ieri nel consiglio Agcom sul programma di Marco Damilano, andando a sanzionarlo per il mancato rispetto delle norme sulla par condicio. Già nelle ore successive alla messa in onda si era sollevato un polverone sulla puntata di lunedì 19 settembre di Il cavallo e la torre, dal momento che vi aveva preso parte il filosofo francese, editorialista per la Repubblica, Bernard-Henri Lévy, che ha esternato nel corso dell’intervista con l’ex direttore dell’Espresso posizioni molto dure nei confronti di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, allargando poi l’orizzonte alla legittimità di non rispettare il voto.

Dopo che quindi erano spiovuti su Damilano e sul suo programma gli attacchi dei vari esponenti del centrodestra, dagli stessi leader al presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Alberto Barachini, che è intervenuto però esclusivamente a titolo personale, passando per i commissari Federico Mollicone e Daniela Santanché, ieri, in serata, è arrivato un comunicato dell’Agcom in cui si spiega la valutazione che è stata approvata – con la sola contrarietà della commissaria Giomi – sulle segnalazioni circa la puntata di Il cavallo e la torre.

Il programma di Marco Damilano ha violato “i principi di correttezza e imparzialità sanciti dalle disposizioni in materia di par condicio”. Nella nota diffusa si spiega come “ritenendo insufficiente per riequilibrare e sanare le violazioni riscontrate la messa in onda della puntata del 20 settembre (con ospite Giovanni Orsina, ndr), (l’Agcom, ndr) ha ordinato alla Rai di trasmettere, in apertura della prima puntata utile del programma, un messaggio in cui il conduttore comunichi che nella trasmissione del 19 settembre non sono stati rispettati i principi di pluralismo, obiettività, completezza, correttezza, lealtà ed imparzialità dell’informazione”.

La presa di posizione dell’Usigrai, il sindacato dei giornalisti interni all’azienda, era stata immediata all’indomani e a questa si era aggiunto anche il tweet del consigliere Riccardo Laganà, che in cda rappresenta i dipendenti Rai:

Una puntata a senso unico, con un contraddittorio debolissimo, il tutto a una settimana dalle elezioni.
L’Usigrai ritiene che il pluralismo nel Servizio Pubblico debba applicarsi anche alle trasmissioni di rete come Il Cavallo e la Torre.
E pensare che il conduttore – scelto all’esterno dell’azienda nonostante si potesse contare fra quasi 2000 profili interni – era stato presentato dall’Ad Carlo Fuortes come “il giornalista più adeguato” per “informare, intrattenere, fornire strumenti conoscitivi, restando fedeli al sistema di valori aperto e pluralista che il nostro Paese e l’Europa hanno saputo sviluppare in questi decenni”.
Ci chiediamo dove fosse il valore del pluralismo nella puntata di ieri.