Home Notizie Addio a Giovanni Masotti, il giornalista aveva 74 anni: causa del decesso, carriera, moglie e figli

Addio a Giovanni Masotti, il giornalista aveva 74 anni: causa del decesso, carriera, moglie e figli

Lutto nel mondo del giornalismo, è morto a 74 anni in una clinica romana Giovanni Masotti. Il celebre volto dell’informazione Rai ha scandito anni importanti dal punto di vista professionale. Carriera, vita privata e cause del decesso.

23 Dicembre 2025 10:15

Giornalismo in lutto, è morto il cronista Giovanni Masotti in una clinica romana. L’uomo aveva 74 anni e si è distinto per capacità professionale, originalità e prontezza nel racconto. Prima come inviato poi come conduttore e vicedirettore del TG2. La categoria professionale a cui apparteneva si stringe in un cordoglio unanime, un rappresentante esemplare di un giornalismo in disuso. Si moltiplicano gli attestati di stima e le condoglianze alla famiglia.

Arriva anche il cordoglio del Ministro degli Esteri Antonio Tajani (“Se ne va un grandissimo professionista e una persona perbene. Un vero amico, ricordo gli anni passati insieme da studenti prima e giornalisti poi”, queste le parole del primo rappresentante di Forza Italia su X) e la nota dei sindacati di categoria. UsigRai e UniRai in prima linea.

Giovanni Masotti morto a 74 anni

Aveva iniziato a lavorare nel mondo dell’informazione negli anni Settanta, lavorando in alcune delle principali testate italiane. Poi la lunga esperienza al TG2, dove si distinse anche e soprattutto come corrispondente estero. Londra e Mosca i principali riferimenti. Note le sue postazioni nei servizi più importanti.

In un passato non tanto remoto, lo ricordiamo come una delle prime figure dell’informazione italiana a posizionarsi in prossimità dei luoghi maggiormente rappresentativi di ciascuna città da cui si collegava. I suoi servizi erano vere e proprie “cartoline” ricche di dettagli importanti che, anche in minima parte, facevano la differenza.

La vita professionale

Negli ultimi anni di carriera aveva guidato la testata viterbese Lamiacittànews, in cui sapeva mettere in evidenza le peculiarità del territorio anche grazie a un’aneddotica molto importante. Come ai tempi del TG2, univa immediatezza della notizia a caratteristiche peculiari del momento. Storie che univano curiosità e interesse con quella calma e precisione congeniale soltanto a chi sa concepire il giornalismo e il racconto per immagini come ragione di vita.

Momento Sera, Radio MonteCarlo e La Nazione lo ricordano con affetto e riconoscenza per quello che ha saputo dare e garantire sul piano professionale e umano. Inoltre, a livello televisivo, dopo tanta radio e carta stampata, si è distinto nella conduzione di Punto e a capo. Talk show nella tv di Stato, erano gli anni in cui si voleva tentare la strada – poi rivelatasi redditizia – del racconto parlato della politica. Dove i protagonisti provavano a dire la propria in una specie di salotto sul piccolo schermo. L’esperimento televisivo ha garantito risultati altalenanti, una vetrina molto importante per Daniela Vergara. Altro volto storico del Tg2.

La vita politica e privata

Masotti ha collaborato anche a Mediaset con Videonews al fianco di Toni Capuozzo, un riferimento anch’egli nel racconto di persone, momenti importanti a livello storico e speciali che narrano il cambiamento della società e del mondo. Viaggi intellettivi e professionali che ha intrapreso al fianco del collega.

Masotti, successivamente, ha sposato altre cause e differenti lidi per ampliare il proprio bagaglio professionale, ma quell’impronta è rimasta. Non solo informazione, nella vita di Giovanni Masotti spazio anche alla politica: lo scorso anno si era candidato con Democrazia Sovrana Popolare accanto a Marco Rizzo.

La scelta, in vista delle Elezioni Europee, fece molto discutere perché rappresentava un significativo cambio di rotta per i trascorsi politici del professionista del giornalismo. Nella vita privata era molto riservato, legatissimo alla figlia Giuliana alla quale aveva deciso di stare più vicino. Per questo ha deciso di lavorare a Viterbo nell’ultimo periodo della propria vita. Un’esistenza fatta di abnegazione professionale, soddisfazione, rispetto e riconoscimenti da più parti, con qualche attimo significativo di felicità.