Massimo Del Frate (Endemol) a TvBlog: “Stiamo lavorando al progetto di soap in prime time”

In occasione del recente Roma Fiction Fest, abbiamo intervistato il responsabile della produzione fiction di Endemol Italia, Massimo Del Frate. In una lunga chiacchierata ci ha raccontato i retroscena delle serie italiane dal punto di vista del budget, dei tempi di realizzazione, della gestione dei format. E’ forse una delle rare volte in cui un

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Massimo Del Frate, responsabile produzioni fiction Endemol ItaliaIn occasione del recente Roma Fiction Fest, abbiamo intervistato il responsabile della produzione fiction di Endemol Italia, Massimo Del Frate.

In una lunga chiacchierata ci ha raccontato i retroscena delle serie italiane dal punto di vista del budget, dei tempi di realizzazione, della gestione dei format. E’ forse una delle rare volte in cui un addetto ai lavori spiega cosa accada nel dietro le quinte. L’intervista è divisa in due parti, oggi pubblichiamo la prima.

Come hai iniziato?

Ho iniziato con la passione per il cinema perchè sono sempre stato un grande appassionato e consumatore di film. Ho cercato di unire la mia passione allo studio e mi sono laureato in Storia Critica del Cinema all’Università di Pavia con una tesi sulla scenografia dei film degli anni ’30. Ho frequentato poi la Scuola di Cinema della Regione Lombardia a Milano e poi ho avuto la fortuna di entrare a Mediaset occupandomi della programmazione cinematografica. Sono entrato con Roberto Giovalli, dopo di che è arrivato Giorgio Gori il cui gruppo di lavoro è stato quello di Carlo Vetrugno e Michele Franceschelli. Dedicandomi alla gestione e programmazione di tutto il prodotto di acquisto di tutte e e tre le reti sono poi arrivato ad occuparmi di fiction, dopo di che ho iniziato ad occuparmi di contenuti con l’interfaccia di Mediaset a Roma e successivamente ho deciso di fare il passaggio come produttore indipendente con la chiamata di Paolo Bassetti in Endemol sei anni fa.”

A tutti gli effetti quindi in Endemol sei un produttore…

Sì, il nostro lavoro consiste nel proporre fiction a Rai e a Mediaset e seguirne tutte le fasi di lavoro: dalla nascita del primo soggetto allo sviluppo insieme al broadcaster delle sceneggiature e alla scelta del cast fino alla realizzazione. Logicamente quando il prodotto è operativo viene delegato alla figura del produttore esecutivo ma resta sempre sotto la mia supervisione, sia nelle fasi iniziali del cast, della troupe tecnica ecc. La mia responsabilità in ogni caso non è quella di stare sul set quanto quella di individuare dei formati da proporre ai broadcaster, siano essi originali o non.”

Provaci ancora ProfQuali sono a questo proposito le differenze di richieste da parte di Rai e Mediaset?

Apparentemente la differenza è che Raiuno ha la preponderante del proprio target in un pubblico di oltre 60 anni, mentre Canale 5 all’interno comunque di un target familiare richiede un target più giovane. Nella mia politica editoriale ho cercato di essere sempre trasversale: un esempio è Provaci ancora Prof, pensata per il pubblico tradizionale di Raiuno ma con la possibilità di allargarsi anche ad un pubblico più giovane. Ed è questa la politica che Raiuno richiede per non rimanere ghettizzata solo col pubblico anziano che resta in ogni caso il suo zoccolo duro. Se si guardano i dati della Prof ci si accorge che ha una forte concentrazione del pubblico dei bambini e una altrettanto forte del pubblico di anziani. Per Canale 5 invece le fiction devono guardare al target commerciale che richiede ad esempio protagonisti più giovani tra i 25 e i 35 anni; anche per Canale 5 però si cerca di proporre contesti più fruibili per un pubblico più tradizionale, così come avvenuto con Questa è la mia Terra.”

Parlando di Provaci ancora Prof, è una serie ispirata ai romanzi della scrittrice torinese Margherita Oggero ed è fortemente caratterizzata negli stessi scritti a Torino. Come mai invece si è pensato di realizzare la serie a Roma tralasciando quindi gli scenari piemontesi?

Per un problema di carattere produttivo poichè i protagonisti principali a livello logistico avevamo più semplicità a gestirli su Roma rispetto a Torino. Devo dire che ci siamo posti da subito il problema e ne abbiamo parlato anche con la stessa Oggero che poi è stata molto disponibile a collaborare con noi nella scrittura degli episodi. Tra le altre cose Margherita è anch’essa una prof quindi a tutti gli effetti le avventure della Baudino sono in un certo senso autobiografiche; nell’approcciarla per trasformare i romanzi in fiction abbiamo trovato una partner e una collaboratrice eccezionale che ci ha aiutato a trasferire in ambito romano in senso televisivo le caratteristiche del personaggio senza snaturarlo. Traspare così l’ironia, la semplicità piemontese, la simpatia di Camilla. Per questo devo dire grazie anche all’interprete, Veronica Pivetti, che come noto è milanese di origine. Grazie a lei il personaggio televisivo della Prof è stato da me definito un doppio pesce fuor d’acqua: primo perchè una professoressa che si occupa di investigazioni uscendo dal proprio ruolo, secondo proprio per Veronica Pivetti, una milanese trasferita a Roma.

Come mai hai scelto Veronica Pivetti per il ruolo della Prof?

In realtà prima ho scelto la prof e poi Veronica Pivetti. Quando l’ho incontrata, ho pensato quale personaggio potesse interpretare; dopo averci ragionato un pò, è nata la Prof. che le calzava a pennello.”

Il cast di Cento VetrineParliamo di soap opera, sei responsabile delle produzioni di soap opera di Endemol Italia. Che differenza sussiste tra l’Italia e gli USA, budget a parte?

Va detto innnanzitutto che la vera soap, rappresentatativa di un successo che da noi persiste, non è più quella nordamericana come può essere Beautiful ma è quella sudamericana. La grande differenza è essenzialmente nel budget perchè le loro soap vanno in prime time. E’ diversa l’impostazione produttiva perchè quelli sono soap a basso costo. Se notiamo ad esempio Beautiful non ci sono quasi mai esterni, tranne un evento ogni due anni in Italia sul quale poi vanno avanti per un po’, mentre noi ne facciamo quasi più del 30% rispetto a tutta la serie, cosa che ci permette di creare storie più articolate, quasi ai livelli di fiction da prime time.”

Vivere, una soap storica e molto amata ha chiuso i battenti. Si era parlato in sostituzione di questa di un progetto di prime time. A che punto siamo?

E’ stato per noi doloroso chiudere Vivere perchè si è trattato di una soap storica che arrivò anche ai cinque milioni nella collocazione che oggi è di Cento Vetrine. D’altronde però le vicissitudini di programmazione di Vivere non sono state delle migliori: già dal cambio di orario dalle 14 alle 12:30 c’è stata una notevole perdita di pubblico e nel corso degli anni ci siamo accorti quanto fosse deleterio quell’orario; una soap richiede attenzione per seguire gli sviluppi e gli intrighi che via via si dipanano, mentre quello è il momento per una casalinga di preparare il pranzo o per fare altro mentre guarda la tv. A quell’ora infatti funzionano prodotti in certo senso più radiofonici, che possano cioè essere ascoltati oltre che visti direttamente, tipo ad esempio La prova del Cuoco o Forum. Una cosa poi che ha danneggiato Vivere è stato anche l’avvicendamento degli attori che ha provocato una sofferenza di scrittura, posto che poi secondo me la stessa si era risollevata nell’ultima sfortunata stagione. Peccato che non si sia potuti restare nella fascia in cui ci avevamo posizionato in estate perchè alle 14:45 eravamo costantemente sopra Incantesimo e si sarebbe potuti creare un forte trittico di soap prima con Beautiful, poi Cento Vetrine e Vivere. Riguardo alla soap di prime time (un riadattamento della telenovela argentina di successo Montecristo ndr) stiamo ancora lavorando al formato.”

Qual è il ritmo di lavorazione per un soap made in Italy?

Noi produciamo sei puntate in cinque giorni lavorativi. Lo possiamo fare a Torino perchè per CentoVetrine abbiamo due studi contemporanei che lavorano a pieno regime e questo ci consente di produrre più materiale abbassando i costi. C’è però un’altra faccia della medaglia, si produce più di quanto si mandi effettivamente in onda. Pensa che abbiamo girato gli ultimi blocchi che andranno in onda a gennaio e stiamo scrivendo già per l’estate del 2009; per contenere i costi si è dovuti rinunciare al working progress.”

Qual è il budget medio per un prodotto seriale di daytime e prime time?

Sul prime time dipende dal valore della produzione ma posso dire che siamo tra 500 e 600.000 Euro per un episodio di 50 minuti. Minore è il numero di puntate e più alto sarà il costo. Una serie da sei puntate ha un costo che si aggira sui 650.000 Euro, mentre una da 13 può contenersi sui 500.000. Per il daytime abbiamo costi molto competitivi, 75.000 Euro ad episodio.”

Il cast di Donna DetectiveNei giorni scorsi su Canale 5 è andato in onda un tv-movie tedesco della serie Mamma Detective. E’ da lì che avete preso spunto per la fiction di successo interpretata da Lucrezia Lante della Rovere?

Devo dire che hanno proprio copiato il titolo perchè Mamma Detective è stato per molto tempo il titolo di working progress cambiato in Donna Detective. L’abbiamo cambiato perchè Mamma echeggiava un prodotto più commedia stile prof. Il nostro è un format originale scritto da Marina Garroni e Peter Exacustus che ha avuto successo in Rai (tanto che stiamo girando la seconda stagione) e ha avuto un grande riconoscimento internazionale. Ha vinto il festival di Mosca delle serie poliziesche, ha partecipato come Miglior Serie al Festival di Montecarlo ed è stato acquistato dalla Spagna per la versione Iberica.”

Molti accusano e attribuiscono la carenza di idee nella tv italiana e al sottoutilizzo di autori nostrani all’arrivo massiccio di format dall’estero. Cosa pensi al riguardo?

I produttori non hanno i diritti per la vendita all’estero dei loro prodotti, quindi producono esclusivamente per volontà del broadcaster nel mercato nazionale. Se avessero i diritti anche per gli altri mercati, produrrebbero anche per poter esportare in altri Paesi il prodotto adottando caratteristiche più internazionali. La vendita all’estero di Donna Detective per esempio è a cura di Raitrade su cui Endemol non ne ricava niente. E questo avviene anche per Mediaset. La vocazione internazionale della fiction italiana è imposta dalla logica produttiva del nostro Paese. Rispetto ai formati non ho pregiudizi, anche perchè Endemol ha 26 filiali nel mondo e il mio compito è prendere il meglio del mercato internazionale e adattarlo all’Italia. Il lavoro di adattamento di un formato non ha niente di meno autoriale rispetto alla creazione di uno originale poichè tante volte bisogna introdurre variazioni che possono essere consistenti.
Inoltre esiste un pregiudizio al contrario: se vendo un formato che è già andato in onda con successo in altri Paesi, ho il committente più ben disposto all’acquisto; se andassi a vendere la stessa idea originale non testata non riuscirei a portare avanti il prodotto nello stesso modo. Tra le altre cose costa di più riadattare un formato che non realizzare un prodotto originale
.”

Continua nella seconda parte