Concerto Primo Maggio 2014, Francesca Barra a TvBlog: “Format logorato? Le critiche ci sono sempre, come per Sanremo, ma la piazza è sempre piena” (VIDEO)

La video intervista di TvBlog alla giornalista che affianca alla conduzione dell’evento musicale e sociale Edoardo Leo e Dario Vergassola

Dopo avervi proposto le nostre video interviste a Dario Vergassola ed Edoardo Leo, ora è la volta di Francesca Barra, la giornalista che completa il cast di conduttori del Concerto del Primo Maggio 2014, in programma domani in piazza San Giovanni a Roma con diretta di Rai3 dalle ore 15 (e in liveblogging su SoundsBlog) e che abbiamo incontrato nel backstage a prove in corso. Alla scrittrice, in questa stagione televisiva impegnata come inviata di Matrix su Canale 5 (ma l’avrete vista sicuramente anche da Barbara d’Urso in più occasioni), abbiamo chiesto quale ruolo ricoprirà sul palco della manifestazione promossa da Cgil, Cisl e Uil, se, considerato il suo passato da musicista, la ascolteremo cantare e un bilancio della collaborazione al programma di Luca Telese.

Sarai la figura più istituzionale?

Così si dice, ma con delle sorprese. Cercherò di fare quello che faccio da anni: raccontare storie. Che riguardano il mondo del lavoro ma anche la nostra memoria che bisogna continuare ad allenare. Storie di lotte civili contro il razzismo e il femminicidio. Ricordando sempre che il lavoro è sì un dovere, ma è soprattutto un diritto.

Hai un passato da musicista e cantante a quanto pare…

Sì. Vengo da un piccolo paese della Basilicata dove non avevamo molto da fare, ma facevamo tanta, tanta musica. Ho fatto canto lirico, cantavo country, ho suonato per 15 anni pianoforte. Per noi il Concerto del Primo Maggio, l’idea di suonare dal vivo, l’idea che tanti musicisti emergenti potessero esibirsi era l’obiettivo della vita.

Obiettivo che diventerà realtà domani? Insomma, canterai?

No, non canterò. State tranquilli.

Il format televisivo del Concertone è logorato? Vi siete posti questo problema, avete pensato ad eventuali rimedi?

Penso che la risposta più importante sia quella che dà la piazza, ed è sempre stata piena. Le critiche sul format ci saranno sempre, quello che cambia sono i protagonisti, le storie, le opportunità che si danno. È un po’ quando si critica il Festival di Sanremo… tutti lo criticano, ma alla fine è un evergreen.

Quante prove avete fatto finora (ore 13 del 30 aprile), quante volte siete saliti sul palco?

Stiamo provando delle posizioni sul palco, la sera si gela! Stanno provando i musicisti, noi li stiamo conoscendo. È ancora in definizione la scaletta, le storie ci sono, i protagonisti anche.


Ti abbiamo vista a Matrix. Raccontaci come è andata questa stagione televisiva per te e se ti dobbiamo considerare un volto Mediaset.

Io sono una libera professionista, dove mi chiamano vado, come dimostra questa partecipazione. Non sono una dipendente, non lo sono mai stata, sono una partita Iva. Faccio un appello: chi mi vuole mi sposi. No, scherzo. Credo di avere la libertà di poter raccontare storie ovunque, senza bandiere di appartenenza. Una grandissima indipendenza. Ho sempre accettato soltanto lavori nei quali mi sono sentita a mio agio, quelli in cui capivo di non essere adatta me ne sono andata perché sono un cavallo a briglie sciolte. Più che una giornalista canonica, io porto avanti le storie. Nei libri, in radio, in televisione. Le difendo, le sostengo, finché sono libera di poterlo fare.

Tornando a Matrix, sei soddisfatta di come è andata la stagione? Speravi di riuscire a permeare con maggiore forza l’opinione pubblica?

Ho accettato di lavorare per Matrix a tre settimane dal parto cesareo. Non avrei mai accettato se non avessi creduto nella possibilità, tramite il mio ruolo, di contribuire a raccontare storie. Ce ne sono state alcune molto importanti, di lavoratori licenziati. Collaboro ancora con Matrix, ieri sera sono stata ospite. Non accetto nulla se non ci credo prima. Quando mi vedete è perché sposo la causa, quando non mi vedete… datevi una risposta.