Tv Blog intervista Aldo Romersa, coordinamento acquisti Mediaset

Pubblico un'intervista realizzata con Aldo Romersa, del coordinamento acquisti di Mediaset. Le domande dell'intervista risalgono alla data del 28 maggio 2007. Ecco il motivo del quesito su Jericho, di cui non si conoscevano ancora i destini.

1. Da oltre 15 anni lavori a Mediaset. Quali sono le serie di cui ti sei occupato e delle quali vai fiero per i risultati ottenuti?
"Guarda, le grandi aziende sono organismi complessi: le cose non le fai da solo ma trovando consenso intorno alla tua proposta. Ricordo con piacere quando ho varato – milioni di anni fa, su Canale 5 - X Files, N.Y.P.D. Blue e Mr. Bean , ma senza la fiducia dei miei capi, allora Del Frate e Gori, non avrei potuto mandarli in onda. Non avrei potuto lavorare su Grey's Anatomy se Guido Barbieri, il nostro Direttore Diritti, non ne avesse convintamente perseguito l’acquisto; House non avrebbe lo smalto che la critica gli ha riconosciuto senza l’intelligentissimo lavoro di edizione italiana coordinato da Ludovica Bonanome; Smallville è arrivato al prime time sostenuto dalla maggiore convinzione di una mia collega, Francesca Tumiotto, e dalla promozione sempre eccezionale di Marco Bertini; e se l’A.D. di Eagle Pictures Stefano Dammicco non avesse creduto nell’investimento, non avrei potuto comprare il primo C.S.I. per l’Italia quando ho lavorato come buyer per quella società. Devo in generale alla determinazione di Luca Tiraboschi la possibilità di aver provato molte prime tv durante la mia vicedirezione a Italia 1, e certo sono stato aiutato dalla ‘forza di fuoco’ di un magazzino diritti che non ha pari in Italia. Con piacere o con difficoltà queste ed altre serie le ho varate insieme ad altri; e anche nel mio ultimo ruolo - il Coordinamento Acquisti, per Giovanni Modina – è bene che me la scordi, l’ attività da solista. "

2. Come funziona l’acquisto delle serie tv? I pacchetti sono venduti sulla base degli accordi/esclusive già definiti per quanto riguarda i film o sono differenti? Esempio Fox, Universal, Sony Pictures, Dreamworks dovrebbero essere esclusive Mediaset per quanto concerne il cinema in tv. E’ così anche per le serie?
"I casi sono spesso diversi. In alcuni casi si possono acquistare singole serie ‘ad hoc’: cito il caso di Wildfire, presa da Lionsgate e prossimamente in onda su Italia 1.
In altri casi è il fornitore stesso che prova a fare una politica di vendita: Disney-ABC, per esempio, guidata con visione strategica da Francesca Tauriello, sempre più ambisce a destinare i suoi seriali alle reti che più ritiene consone a lanciarli e a sostenerli.
Con altre majors si danno accordi quadro complessivi, che possono essere di volume - assorbiamo cioè, oltre al cinema, una quota fissa di nuovo prodotto tv ogni anno - o dei veri e propri output - che è come a dire: è nostro tutto ciò che voi producete.
Ma le politiche di acquisto, nei tempi medi, sono flessibili e possono variare, per ragioni sia economiche che strategiche. E meglio di me è giusto che risponda il Responsabile per gli Acquisti Diritti Francesco Mozzetti." (del quale pubblicheremo un'intervista ad hoc prossimamente ndr)

Wildfire3. Sappiamo che sei di ritorno dagli Screenings che si sono tenuti in USA la scorsa settimana. Che giudizio complessivo puoi dare della produzione a voi presentata dalle major internazionali?
"Ho trovato una discreta ripetitività nei prodotti che ci hanno presentato le majors. Ripetitività sottolineata dal fatto che a ogni presentazione partiva la canzoncina di Gwen Stefani ‘The great escape’ - quella col trillo ‘Uuuuuh uh’ , presente? - che pareva quasi ‘la sigla del villaggio’. Cosa abbiamo visto, mi chiedi. Molte serie brillanti a target femminile stile Desperate e Sex in the City: una specie di rivincita della soap che non mi aspettavo. Il modello C.S.I. – dopo anni di replicanti – ha ceduto un po’ il passo, così come la politica conservativa del canale più teen, CW, ha prodotto un solo tentato clone del compianto O.C., Gossip Girl. Per il resto è vero quello che mi ha fatto notare Alberto Rossini, Responsabile Contenuti Telecom Italia Media: gli Screenings sono stati pieni di scene cult al limite del ‘weirdo’ che credo faranno la gioia dei bloggers. C’è un’inarrivabile Melanie Griffith in Viva Laughlin girato da Muccino che canta in lingerie ‘One way or another’ dei Blondie; ho visto George Michael intonare ‘Faith’ ancheggiando nel salotto di casa dell’avvocato in carriera Eli Stone; in tanti ricorderemo le prestazioni di una religiosa nella sequenza onirica con cui si apre Californication, la nuova serie starring lo stropicciato David Duchovny; e stiamo ancora a decifrare i poteri del protagonista di Pushing Daises che con un tocco risveglia i morti ma col ritocco torna a stenderli, che detta così pare una gag di Totò…Comunque cito scene per cazzeggio ed evito commenti sul livello di interesse che le varie serie hanno suscitato, visto che è aperto il mercato delle acquisizioni."

4. A proposito di serie cult, su Italia 1 è tornato Walker Texas Ranger, la mattina vanno Chips e Hazzard. Pensi che le serie di qualche anno fa siano migliori di quelle odierne?
"No. Credo invece che negli ultimi anni i network americani abbiano dovuto contendere alle cable un pubblico pubblicitariamente pregiato, quello alto-consumante, più colto e urbano; e che per attirarlo abbiano molto migliorato la produzione del seriale: la qualità della scrittura, della regia, della fotografia, della costruzione narrativa. Le serie degli ultimi anni a me sembra siano profondamente diverse di quelle degli anni ’80. Magnum P.I. o Charlie's Angels erano telefilm più elementari, da un punto di vista espressivo; non so se peggiori – in fin dei conti ci siamo cresciuti, ci sono affezionato - ma più ‘formulaic’, più ligie ai canoni di genere. "

Gossip Girl5. Come hai scritto anche nell’articolo uscito su Link, ci sono serie che da noi possono solo andare a causa dei temi trattati in seconda serata. Qual è la tua opinione in merito per esempio a Prison Break o 24 trasmessi ad ora tarda?
"Parto da un assunto netto: nelle free la prima serata è un podio che a mio avviso non spetta a qualunque prodotto, e non è una penalizzazione destinare una serie ad altre fasce. Lo dimostrano per esempio proprio i casi di 24 o di West Wing. Se queste due serie pluripremiate non hanno avuto successo in prime time – quindi se il paese reale non ci ha seguito, diciamo... – significa che, pacificamente, è stato un errore mettere in prima serata delle serie da seconda. Perché abbiamo finito col parlare al pubblico sbagliato dal posto sbagliato - cioè dalla rete o dall’orario sbagliato. Se lavori in una generalista che deve raggiungere larghi obiettivi d’ascolto, io credo che Six Feet Under sia giusto metterlo in terza serata, perché ha appeal troppo limitato e argomenti troppo controversi per essere apprezzata da maggioranze silenziose; mentre se lavori per Jimmy è correttissimo che tu collochi Life on Mars nella fascia più visibile, più pregiata del tuo ascolto di nicchia. E questo SENZA dare giudizi di merito su chi segue Jimmy o le free, davvero. Ciò detto, si fanno anche errori di sottovalutazione, nel programmare. Prison Break, per esempio, so che in altri paesi europei è stata provata con successo in prima serata. Ho proposto io lo slot di seconda quando ero a Italia 1. Ho sbagliato? Me lo sono chiesto. Ma alla fine gli ascolti conseguiti qui in Italia non consentono di parlare di exploit e non mi sembra di averla usata così male. "

6. Tra i prodotti chiusi anzitempo senza un vero e proprio finale vi sono Invasion, grande successo di Canale 5 dello scorso anno e Jericho, in procinto di andare in onda su Raidue. Hai qualche news in merito a tv movie o a nuove puntate che mettano la parola fine sulle serie?
"No, non ho notizie su Invasion. Mi risulta che, in generale, quando le serie vanno male negli USA, la tendenza sia di toglierle quanto prima dalla messa in onda e di rendere disponibili gli episodi mancanti solo in home video o su siti specializzati, ma SENZA chiudere la storia. Quanto a Jericho, la serie non è stata un successo ma per non deludere gli appassionati so che CBS ne ha ordinata una seconda stagione di soli 7 episodi per la midseason 2008: buon per Raidue e per Giorgio Buscaglia. "

7. Capitolo sitcom. Hai trovato argomenti innovativi rispetto al consueto o sono tutte sulla stessa lunghezza d’onda degli anni passati?
"La sit-com! E dov’è finita? Missing, quest’anno proprio missing. Il prossimo anno vedremo, negli USA, la ricomparsa dei reality sui network, una grande fioritura delle ore, ma delle mezz’ore si è quasi persa traccia. Finita anche l’abbuffata delle cosiddette single-camera, il genere di Arrested Development o di My Name is Earl. No, un momento di stallo, sul mercato americano. Sarà per quello che agli Screenings, sepolti dal peso drammatico delle one-hour, le poche pause comiche rappresentate dalle sit-com - da Aliens in America di Warner a Back 2 You di Fox - sono sembrate divertentissime."

8. Per concludere, cosa pensi del fenomeno dei blog come il nostro che trattano di televisione e di spettacolo in genere? Li leggi di solito?
"I blog sono un buon termometro per capire il tasso di affezione riscosso da una serie e per vedere quanto ci vengono rinfacciati i compromessi che accettiamo nel programmare i telefilm, per esempio. Quando lavoravo a Italia 1 nei blog ci entravo timorosissimo. Ogni volta ci trovavo fucili spianati pronti a sparare per come programmavamo o NON programmavamo Buffy e quasi mai una pacca a dirti: però dai, nel complesso della rete belle scelte. I bloggers possono essere spettatori esigentissimi, competentissimi e incazzatissimi. Ma il palinsesto di una tv generalista vive di ragioni complessive che a volte non possono ruotare intorno al rispetto sacrale per la collocazione del singolo prodotto. Ma anche questa volta non riuscirò a convincere nessuno e sarò sepolto di improperi, temo…"

Ti ringrazio della tua disponibilità e simpatia con cui hai risposto alle nostre domande e ci auguriamo di poterti avere tra i nostri lettori.

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