Erba - I giorni dell'odio

Erba Questa sera andrà in onda - con tanto di bollino rosso per segnalare la visione destinata a soli adulti - il primo speciale di Matrix con la nuova sperimentazione: partono le docufiction, o almeno, questo è quanto si diceva a proposito di questo nuovo corso del programma di Mentana. A dire la verità, a quanto si legge fra gli scritti di chi ha potuto assistere a una proiezione in anteprima del prodotto, be', non è proprio docufiction quello di cui si parla. Ecco come esordisce Antonio Scurati per La Stampa:

Ci può mostrare come ha fatto, signora Bazzi, a uccidere il bambino?».
«Mi devo alzare?». «Si alzi».
La signora Bazzi si alza - si alza con la sua voluminosa permanente fuori moda, con il suo cardigan da grande magazzino e con la sua catenina d’oro da prima comunione - si alza, allunga le braccia davanti a sé e, sotto gli occhi dei magistrati inquirenti, mima il gesto di uno sgozzamento. Con la mano destra tiene ferma la testa del bambino, con la sinistra, menando fendenti dall’alto in basso, gli trancia la giugulare. È un gesto macchinoso, marchiano, inesperto. Un gesto da trinciapollo. Tanto più atroce quanto più approssimativo. Bassa macelleria.

Però il bambino non c’è. La signora Bazzi stringe il vuoto tra le sue mani grossolane di assassina della porta accanto. Il bambino non c’è, la vittima è due volte assente: sia perché la signora Bazzi sta mimando l’atto sia perché la signora Bazzi non è la signora Bazzi. La donna che ci mostra come ha scannato un bambino dopo avergli sterminato la famiglia, non è Rosa Bazzi, l’autrice confessa della tremenda strage di Erba, ma Paola Messina, l’attrice che ne interpreta il ruolo nella docufiction intitolata Erba. I giorni dell’odio, che andrà in onda questa sera su Canale 5, in uno speciale di Matrix, e che noi abbiamo visto in anteprima. [...]

Comprenderete anche voi come ci sia ben poco di docu e molto di fiction, in una ricostruzione con attori che interpretano i personaggi. Docufiction era - giusto per capirci - Residence Bastoggi (a voler citare solo la più famosa in Italia). Qui, a voler concedere comunque a Matrix il beneficio del dubbio, sembra di assistere a qualcos'altro. Pericolosamente orientato verso un vouyerismo post-reality.
Anche Travaglio dice la sua in merito, su Anna.

Quando un paio d'anni fa, presentò ''Matrix'' alla stampa, Enrico Mentana promise che non avrebbe inseguito Bruno Vespa tra le rupi e le conifere di
Cogne. Sappiamo com'è finita [...] ''Matrix'', in media, ha dedicato al delitto di Cogne più puntate di ''Porta a Porta''. E ha inseguito (o preceduto) Vespa
sul delitto di Erba, sulla presunta pedofilia a Rignano Flaminio, sull'uxoricidio di Marsciano.
Ovunque si segnali uno schizzo di sangue o di altro materiale organico, meglio ancora se c'è di mezzo qualche minore, Mentana è lì pronto con le sue telecamere
e il suo battaglione di psicologi, criminologi, tuttologi, avvocati, casi umani. Sempre con l'arietta pensosa, con la mezzalacrima in tasca, con la frase a effetto da ''bacioperugina'': ''Sono vicende terribili, ma non si può voltare lo sguardo dall'altra parte''.

E invece si può eccome: basta trattare queste storiacce di cronacaccia neraccia quando c'è qualcosa da dire, e poi lasciarle al loro triste destino, con un po' di umana pietà per le vittime che non ci sono più e per quelle che ci sono ancora, invece di rimestare per mesi nel sangue ripetendo sempre le stesse cose, di mostrare per la centoquarantesima volta il pigiama della signora Franzoni, di interpellare per l'ottantesima volta la Palombelli e l'avvocato Taormina che, non si sa come né perché, c'entrano sempre dappertutto.
Anziché interrogarsi per ore e ore, fino a notte fonda, sui traumi infantili che potrebbero rovinare per sempre la vita dei bambini di Rignano, si potrebbe semplicemente lasciarli in pace e smetterla di puntare ogni santa sera i riflettori e le telecamere sulle loro mamme, i loro papà, le loro maestre, i loro bidelli. Magari con la somma ipocrisia di criptarne le voci o di schermarne i volti.

E non raccontiamoci la favola della ''gente'' che ''vuole sapere''. La gente, quando le si infliggono 30, 40, 80 puntate a reti unificate sullo stesso delitto, aggiungendo particolari sempre più inutili e morbosi, non è più libera di scegliere. In questi casi è la tv a ''creare'' il suo pubblico, e non viceversa. Un pubblico infame, indecente, guardone, che vive la storia di un bambino col cranio fracassato, di una scolaresca violata da adulti senza scrupoli, di una donna incinta massacrata dal marito che poi simula una rapina extracomunitaria, non come tragedie da compatire con dolore e pudore, ma come reality show da discutere sguaiatamente, magari puntando scommesse sulle nomination.
C'è solo da sperare che una sera, a sorpresa, il criminologo o lo psicologo da telecamera, anziché analizzare i soliti sospetti, facciano una visita specialistica al conduttore che li ha convocati lì per il ''mortality show''.

Frattanto, Oggi gli avvocati Luisa Bordeaux e Fabio Schembri, difensori dei coniugi Romano, depositeranno un ricorso per richiedere la sospensione della messa in onda del programma. Per tutta risposta, Enrico Mentana li ha invitati a partecipare a Matrix.

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