Carlo Freccero su Link

Carlo Freccero

In generale i nuovi telefilm americani tendono a costruire uno spaccato della società. E lo fanno con una sensibilità, una capacità di sintesi, molto superiore agli strumenti tradizionali: informazione, reportage, inchiesta sul campo. Non catturano infatti la realtà, ma l’immaginario collettivo, sono la spia dell’inconscio che cova sotto il susseguirsi degli eventi quotidiani. In questo senso anticipano le fobie, gli umori, le speranze del pubblico a cui sono rivolti

Certo, non c'era bisogno che lo dicesse Carlo Freccero - su Link, la rivista di RTI. Ma è un bene che anche voci autorevoli si levino a ribadire quel che sta già decretando il pubblico: il grande successo delle serie tv.
Eppure Freccero va oltre questa banale osservazione e attribuisce alle serie tv un potere analitico che altri generi non hanno. Come non condividere quando scrive:

Il reality ha perso presto la sua illusione di verità per mostrare la corda di una sceneggiatura logora, superficiale, spesso volgare e di basso livello culturale

E ancora:

C’è più verità sul modo di intendere la relazione uomo/donna, all’interno della società liquida di oggi, in un serial come Sex and the City che in tutte le confessioni in diretta del reality di oggi. C’è un’analisi più approfondita e inquietante del rapporto con la fisicità del proprio corpo in Nip/Tuck che in tutti gli extreme makeover che la tv ci propina.

E' una provocazione, certo. Ma una provocazione che fa riflettere. Evidentemente il reality ha perso strada facendo il suo carattere real, ammesso e non concesso che lo abbia mai avuto veramente. E persino una fiction (più "onesta", perché non spaccia alcun tipo di finzione per verità, anzi, gioca con la finzione stessa per analizzarla, quella verità che altri cercano di mettere in scena illudendosi, illudendoci che la presenza stessa di una telecamera non renda tutto, automaticamente, fiction) può essere più onesta di un reality.

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