Non è mai troppo tardi, la Rai evita di celebrarsi, rende omaggio a Manzi e ricorda i problemi della scuola di oggi

Non è mai troppo tardi riesce a raccontare la storia del maestro Manzi senza celebrare l'importanza della tv, ma sottolineando lo sforzo del protagonista nel provare nuove strade per aiutare gli italiani

Non è mai troppo tardi

A vedere "Non è mai troppo tardi" prende la nostaglia: non quella della tv di un tempo, come si sarebbe potuto pensare alla notizia che la Rai avrebbe produtto un film-tv sulla celebre trasmissione, ma quella per le persone come Alberto Manzi. La fiction, infatti, sorprende per non aver commesso l'autogol dell'autocelebrazione del servizio pubblico, preferendo il racconto di un uomo che ha portato in tv un nuovo modo di pensare e di rispettare il pubblico.

Certo, negli anni in cui "Non è mai troppo tardi" è andato in onda la Rai era ancora agli albori, e la sperimentazione non era una cosa così strana. Forse proprio per questo vedere l'entusiasmo di un professore nel presentare una trasmissione con l'idea di poter insegnare a milioni di persone fa riflettere sullo stato della Rai e della scuola di oggi.

La fiction di Giacomo Campiotti, infatti, prima di arrivare alla messa in onda del programma che rese famoso il protagonista racconta la sua carriera da insegnante in un carcere minorile ed in una scuola. Un contesto che permette non solo di conoscere i suoi metodi didattici innovativi contrari ai rigidi divieti, ma che porta in prima serata la triste consapevolezza che la scuola italiana di allora, sebbene con le dovute proporzioni, ha gli stessi problemi della scuola di oggi.

Il film-tv diventa così un'opportunità per fare critica sul sistema scolastico italiano: "cambiare la scuola italiana è una grande sfida", dice Manzi. Quella frase, purtroppo, è ancora attuale. Nelle scuole di oggi, però, i professori come Manzi spesso vengono messi da parte o devono adeguarsi ad un modo di pensare l'istruzione che preferisce non rinnovare.

Non è mai troppo tardi nè per imparare l'alfabeto, ma neanche per insegnare ai ragazzi a credere in sè stessi al di là del registro e delle prove scritte. La lezione della fiction di Raiuno va quindi oltre i festeggiamenti per la tv di Stato: la Rai si fa da parte per ricordare chi ha contribuito a renderla la tv degli italiani.

Una lezione, quella portata in tv da un bravo Claudio Santamaria, che fa rappacificiare, almeno per una volta, la tv di un tempo con la tv di oggi. La nostalgia per un personaggio come Manzi diventa voglia di cercare persone che, come lui, oggi possano dire qualche "no" a chi sta ai piani alti e portare la loro idea di cambiamento. Se poi la lezione non sarà servita a molto agli addetti ai lavori, lasciamo che almeno il pubblico possa ricordarsi questi valori.



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