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L’oro di Scampia, il film-tv vuole essere più popolare possibile e ci riesce, restando (anche troppo) semplice

L’oro di Scampia è un film-tv che vuole raccontare una storia vera cercando di rendere la trama più facile, mentre Giuseppe Fiorello riesce ad essere garanzia di semplicità ed impegno

Lo sport come risposta alla delinquenza è un messaggio di quelli che vanno lanciati attraverso storie semplici ma non scontate. “L’oro di Scampia”, il film-tv di Raiuno, ci prova, con una produzione dal sapore decisamente popolare ed una sceneggiatura che non vuole rendere complesso un tema che, invece, dovrebbe arrivare a più persone possibili.

Non si può pensare ad un attore diverso da Giuseppe Fiorello per interpretare il ruolo di Enzo Capuano e la sua storia, liberamente ispirata a quella di Gianni Maddaloni e del figlio Pino. Fiorello, forte delle sue passate fiction, sempre capaci di raggiungere una vasta parte di pubblico generalista, è ormai una garanzia di storie d’impegno che puntano a raccontare con semplicità eroi che hanno sfidato poteri più grandi di loro.

“L’oro di Scampia” raggiunge lo scopo di riuscire a farsi seguire dai telespettatori meno esperti di sport e più in cerca di qualcosa di impegnativo ma non troppo. La storia del gruppo di ragazzi allenati da Capuano, tra cui il figlio Toni (Gianluca Di Gennaro), va oltre il didascalismo -che però a volte si nota- per lanciare qualche accusa a chi potrebbe e dovrebbe aiutare persone come il protagonista a migliorare le condizioni di quartieri degradanti ed a rischio.

Il riferimento non è solo a Scampia, dove è ambientata la fiction, ma a tutta l’Italia, dove le istituzioni riescono solo a parlare, promettendo e tirandosi indietro quando serve davvero un loro supporto. Il film-tv di Marco Pontecorvo è molto chiaro in questo, e non si fa problemi a dipingere una situazione politica ipocrita, verso la quale lo stesso Enzo non mostra la fiducia che, invece, dovrebbero nutrire i cittadini.

Se il film-tv fa bene ad evidenziare questo aspetto, pecca nella rappresentazione delle forze dell’ordine, con il poliziotto Nicola (Gaetano Bruno) alle prese con inseguimenti per tutta Scampia che a tratti ricorda un personaggio qualsiasi de “La Squadra”. L’azione di quest’unico poliziotto sembra rendere troppo facile l’immagine che la fiction dà della polizia, quasi a voler ridurre il loro ruolo all’interno di una situazione delicata come questa, salvo riprendendosi nel finale, quando grazie alle forze dell’ordine il protagonista può disporre di una struttura confiscata alla criminalità organizzata per allenare il figlio.

Un eccesso di semplificazione che, però, sembra pensato proprio per arrivare ad un pubblico più vasto possibile, rendendo “L’oro di Scampia” una produzione che possa portare nelle tv degli italiani una realtà di cui, se in parte era già nota con “Gomorra”, può essere migliorata.

Quello che “L’oro di Scampia” vuole far capire, quindi, è che anche laddove i media hanno raccontato il degrado e la scarsa sensibilizzazione dei politici c’è una possibilità di alzare la testa. Un messaggio di forza che Raiuno fa bene a diffondere con una storia da cui, però, ci si sarebbe potuto aspettare uno sforzo in più nell’evolversi della trama.


L’oro di Scampia