Elio Germano e il successo (nonostante Via Zanardi 33)

Quando degli ex-volti televisivi raggiungono il successo cinematografico mi piace ricordare da dove sono partiti (prima che lo facciano loro con snobismi rivoltanti) e stimarli proprio per questo. Elio Germano sta finalmente cavalcando l’onda della popolarità mediatica, dopo anni di gavetta defilata ma non per questo declassata, con Mio fratello è figlio unico, il film

elio germanoQuando degli ex-volti televisivi raggiungono il successo cinematografico mi piace ricordare da dove sono partiti (prima che lo facciano loro con snobismi rivoltanti) e stimarli proprio per questo.
Elio Germano sta finalmente cavalcando l’onda della popolarità mediatica, dopo anni di gavetta defilata ma non per questo declassata, con Mio fratello è figlio unico, il film che lo vede imparentato con l’idolatrato Riccardo Scamarcio (di cui dice di essere diventato con una qualche autoironia la privilegiata guardia del corpo).
Elio fa parte di quella generazione di attori che scelgono di recitare per professione, più che per sfizio, e proprio per questo si trovano spesso a far da spalla a fenomeni usa e getta, in attesa dell’occasione che sembra non arrivare mai. Salvo un ingaggio giusto al momento giusto (vedi PierFrancesco Favino alla voce Ozpetek dopo il debutto ad Amico Mio, la consacrazione con la fiction Bartali e tanti film di nicchia).
Anche il nostro Germano non si è mai arreso e, soprattutto, non ha disdegnato tra le sue prime esperienze professionali la tv (compresa una sterminata serie di spot pubblicitari).
Ricordo ancora con piacere i tempi in cui a Un Medico in Famiglia (quando era ancora una serie decente) interpretava il ruolo del Pasticca, il bello e dannato che metteva la testa a posto dopo aver conosciuto Maria (Margot Sikabonyi).
Ma soprattutto, se c’è un progetto relitto nel curriculum di questo talento emergente, non può che essere Via Zanardi 33, uno dei pochi e mai più ripetuti esperimenti di telefilm giovanili made in Italia1.
Riserve critiche a parte, il prodotto in questione si configurava come la prima serie nostrana girata interamente in digitale e secondo la formula americana, secondo un ritmo giovanilisticamente accelerato che ruotava attorno alle avventure di 3 regazzi e 3 ragazze in uno studentato all’università di Bologna.
Tra gli attori alle prime armi consacrati dalla serie di Italia1, Antonia Liskova, poi datasi alle fiction drammatiche che le hanno aggiudicato a pieno titolo l’eredità di Barbara De Rossi, Alessandra Bertin, oggi vee-jay di All Music, Enrico Silvestrin, che stava provando a quei tempi a liberarsi dall’etichetta di Mtv (oggi prosegue sul filone della serie poliziesca) e Dino Abbrescia, che è poi dilagato sia sul piccolo che sul grande schermo.
A rivestire i panni del simpatico e dolce Ivan, in quell’occasione, era proprio Elio Germano, che ha interpretato tra gli altri un giovane Padre Pio nell’omonima fiction e il ruolo di Paolo Soffiantini nel film tv sul Sequestro Soffiantini.
Dopo tanti anni, è proprio divertente ripercorrere i primi passi dei personaggi più in voga per capire con quanta determinazione sono arrivati a godere degli attuali traguardi (senza rinnegare i compromessi iniziali).
Germano, nella fattispecie, ha tutti i numeri giusti per surclassare Scamarcio.
Gli manca solo una bella rivincita con una fiction tutta sua che compensi quell’obbrobrio de La Freccia Nera.