L’oro di Scampia e Don Diana: l’anticamorra nella fiction si fa con sportivi e preti

La Rai sostiene la lotta alla criminalità organizzata con due fiction impegnate, tratte da storie vere, magari meno spettacolari di altre, ma dal forte contenuto: L’oro di Scampia e Don Diana.

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La fiction Rai 2013-14 si propone di fare piazza pulita di quelle figure mafiose che sono state rappresentate, da alcune fiction, più come eroiche che come modelli da evitare. L’anticamorra vuole riprendersi la sua rivincita con L’oro di Scampia e Don Diana (titolo provvisorio Per amore del mio popolo), due miniserie che andranno in onda prossimamente su Rai 1, e per farlo si appoggia a due storie forti, vere, girate sui luoghi degli avvenimenti narrati, a Scampia e a Casal dei Principi, tra la gente che la difficile realtà camorrista la vive giornalmente.

L’Oro di Scampia, tratto liberamente dal romanzo di Gianni Maddaloni La mia storia sportiva, diretto da Marco Pontecorvo, interpretato da Beppe Fiorello, Anna Foglietta e da un 90% di ragazzi presi dalle palestre di Scampia e dintorni, racconta la storia di Enzo Capuano (Fiorello) che, grazie alla sua palestra, riesce a strappare dalle grinfie della camorra tanti ragazzi, tra questi anche futuri campioni, come suo figlio Toni (Gianluca Di Gennaro), futura medaglia d’oro alle Olimpiadi di Sydney.

Marco Pontecorvo a Il corriere della sera spiega i due livelli di narrazione della fiction, quello immediatamente comprensibile e quello più profondo:

Al centro della storia c’è il rapporto tra padre e figlio. La palestra è un fortino, la roccaforte del bene, l’avamposto della legalità. Mi ha conquistato subito questa storia. Un uomo in kimono in questo contesto, una disciplina orientale applicata a un posto così poco orientale.

Da Casal Di Principe (Caserta) gli fa eco il suo collega Antonio Frazzi, giù autore delle fiction su Don Milani e Giovanni Falcone, impegnato a presentare Per amore del mio popolo, la fiction interpretata da Alessandro Preziosi, dedicata al parroco anti camorra Don Diana, morto per mano della malavita il 19 marzo 1994 (fonte Avvenire):

Sono qui per respirare l’aria di Don Diana, per vedere i volti che lui vedeva. Cercherò di accompagnare gli spettatori a scoprire questo mondo. Sarò con voi – si rivolge ai “casalesi” quelli veri, non i camorristi – perché sono uno di voi.

Raffaele Sardo del Comitato don Diana aggiunge:

L’idea è di raccontare la storia da parte delle vittime, così si avrà davvero l’idea della violenza camorrista. Basta raccontare i mafiosi come “eroi”, come finora si è fatto.

La chiosa più logica la fa il produttore della fiction su Don Diana, Gianandrea Pecorelli:

Anche la tv può comunicare valori. Per molto tempo è stato più interessante raccontare i cattivi oppure che l’Italia è solo un Paese meraviglioso. Ora per fortuna c’è più attenzione a storie di impegno civile.

Speriamo.

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